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Se volete la privacy, tenetevi le multe

Su "Quattroruote" di questo mese campeggia in copertina il titolo: "Inchiesta choc – Sanno tutto di noi". Un titolo pruriginoso, riferito a una questione in verità non nuova: il proliferare di mezzi in grado di ricostruire i nostri movimenti (cellulari, telecamere per strada, abbonamenti a dispositivi tecnologici satellitari eccetera). Leggendo l'articolo all'interno, l'ho visto impostato sul solito punto di vista del lettore furbetto, preoccupato di non far sapere dove va, quando e con chi. Non ho invece trovato traccia del rovescio della questione, non meno importante persino per un furbetto: la garanzia che il Grande Fratello ci dà nel non improbabile caso in cui riceviamo una multa in cui non c'entriamo nulla.

Ho scritto più volte che, soprattutto da Roma, arrivano verbali a chi non c'è mai stato. Capita per errori dei vigili, inerzie amministrative, furbate di gente che tarocca le targhe per non farsi multare o clonazioni fatte da criminali. Certo, capita pure per errori di lettura da parte di alcuni Grandi Fratelli come gli apparecchi automatici, ma c'è sempre una foto agli atti, che consente di rimediare.

In ognuno di questi casi, le norme sulla privacy sono solo un impiccio. Perché vi sarebbe molto utile poter esibire le immagini della telecamera del parcheggio dove la vostra auto era al momento della presunta infrazione e invece, contattando il gestore, scoprite che ha già dovuto distruggere quelle immagini 24 ore dopo, causa privacy. Insomma, per andar dietro alle ragioni dei furbi non abbiamo fatto una cosa molto furba.