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Per il giudice tutte le strisce blu sono illegali. E il Comune lascia fare

La collega Marisa Marraffino, quando l'ha letta, è saltata sulla sedia. Eppure, non è una persona che s'impressiona facilmente davanti a una sentenza: prima ancora di essere giornalista, è avvocato. Il fatto è che qui un giudice di pace di Firenze (sentenza 7337/09) ha ritenuto nulla una multa fatta sulle strisce blu perché si è andato a vedere vede l'articolo 7, comma 1, lettera f del Codice della strada, scoprendo che esse si possono istituire solo in conformità a direttive ministeriali su come fissare le tariffe, che però non sono mai state emanate. Ciò significa distruggere tutto il sistema delle strisce blu, ovunque. Ma credo che un paio di cavilli salvino tutto in extremis.

In sostanza, l'articolo 232, comma 3 del Codice dice che le disposizioni regolamentari previgenti restano in vigore fino alla data entro la quale i ministeri competenti devono emanare quelle nuove. Tale data è fissata dal Codice stesso caso per caso, ma la maggior parte delle volte è il 1° gennaio '94. Tempo scaduto, quindi. Ma attenzione: queste sono disposizioni di natura regolamentare, quindi è bene dare un'occhiata anche al Regolamento di esecuzione del Codice. Che, all'articolo 406, comma 2, tira fuori questo colpo di teatro: "Tutti i provvedimenti e le disposizioni tecniche emanate dai ministri competenti nelle rispettive materie in attuazione dellenorme del regolamento abrogato restano in vigore fino all'emanazione dei nuovi decreti". Nel caso dei parcheggi a pagamento, l'allora ministero dei Lavori pubblici diede istruzioni già negli anni 60 (stabilendo che le tariffe dovevano tener conto solo dei costi di gestione del servizio, senza caricare un'ulteriore componente legata all'occupazione del suolo pubblico, che sarebba una tassa), quindi la bomba dovrebbe essere disinnescata.

Il bello è che questa tesi l'avrebbe dovuta sostenere il Comune di Firenze davanti al giudice di pace. E invece, stando a quanto è riportato nella sentenza, il funzionario comunale che si è presentato in aula (caso fortunato: talvolta capita anche che non ci sia nessuno) ha fatto scena muta. Così il giudice ha potuto demolire le strisce blu. Innescando, credo, una serie di ricorsi-fotocopia: basta che la notizia di questa sentenza si diffonda. Ricorsi a parte, l'atteggiamento del Comune è grave: se non conoscono i cavilli (come sembra dalla sentenza, salvo che ci sia qualche dirigente che li conosce ma non li ha spiegati a chi è andato a rappresentare l'amministrazione davanti al giudice), devono anche loro concludere che le strisce blu sono illegittime e devono eliminarle subito. Mantenere la situazione attuale, vuol dire solo provare a incassare soldi pur sapendo di non averne il diritto. Sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa il giovanissimo neo-sindaco, Matteo Renzi, che appena insediato ha fatto partire una filippica proprio contro le multe che fungono da tasse…

  • Attilio |

    Mi permetto da laureato in giurisprudenza sottolineare che i cavilli “salvanorma” da lei citato non reggono molto, anzi…
    A quel punto sarà onere del Comune dimostrare con delibere alla mano che “le tariffe dovevano tener conto solo dei costi di gestione del servizio, senza caricare un’ulteriore componente legata all’occupazione del suolo pubblico, che sarebba una tassa”.
    Ora basterà ribattere ciò che è nei bilanci dei comuni, verificando la quota di ricavi dai parcheggi a pagamento e la quota spese sostenute nella gestione (e voglio proprio vedere se collimano…), e il gioco è fatto.
    Saluti
    [risponde Maurizio Caprino] Ma il ricorso non era impostato su questo, bensì sulla semplice assenza di direttiva ministeriale.

  • giancar |

    lasciamo perdere il singolo funzionario.
    E’ molto probabile che in quel caso ci abbiano mandato il primo disponibile, magari uno che fa parte dell’ufficio legale ramo contratti…
    Forse bastava che il funzionario avesse chiesto un rinvio per analizzare quanto sostenuto da controparte come fa ogni bravo (ma anche il mediocre) avvocato ma comunque continuo a ritenere che fermare un singolo caso non serve a fermare una valanga.
    Se lo stato non si decide a rivedere l’istituto dei GdP il baratro è dietro l’angolo.

  • giancar |

    ormai le “sentenze creative” imperversano.
    Alcuni giudici di pace annullano di tutto anche contro la giurisprudenza degli stessi loro colleghi d’ufficio.
    In questo pessimo andazzo i comuni che devono garantire buona parte della sicurezza stradale (la polizia locale compie quasi il 70% di tutti i controlli su strada)senza ricevere un soldo dallo stato, si trovano a scontrarsi con questo sistema di contenzioso praticato a cottimo e tutto squilibrato a favore del contravventore.
    Per contrastare questa triste china, i comuni dovrebbero impiegate consistenti risorse (che non incassano perchè l’evaso è altissimno, anche grazie ai ricorsi persi) per mettere in piedi un ufficio legale che possa appellare in tribunale un mare di sentenze negative dei GdP.
    In pratica il comune dovrebbe spendere dei soldi che non incassa per rendere efficace una funzione statale messa a rischio da un organo dello stesso stato (i giudici di pace).
    Nulla di più scontato che i comuni lascino perdere lasciando andare alla malora quella che è la certezza della sanzione e l’efficacia del controllo stradale.
    [risponde Maurizio Caprino] Certo, ma qui non si parla di un funzionario che non si è presentato: si parla di uno che ha fatto scena muta su una cosa che dovrebbe già sapere, senza bisogno di particolari ricerche (se ci sono arrivato persino io…).

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