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Per la rivolta dei ras siciliani il Governo si muove. Per rifare le strade, invece…

Massima urgenza. Dopo quello che autorevoli commentatori hanno definito "teatro dei pupi" (cioè la rivolta dei maggiorenti del centrodestra siciliano che chiedono al capo-alleato Berlusconi più soldi per il Sud), i primi fondi verranno sbloccati già domani e si comincia a studiare un piano per il rilancio del Sud. Nessuno spiegherà da dove verranno i soldi per quest'ultimo programma fino a quando qualche associazione di categoria – spulciando atti contabili dei bilanci pubblici che finiscono in Parlamento a qualche mese di distanza dai fatti – si accorgerà che sono stati tagliati i capitoli di spesa che interessano loro. Capita sempre, si ripeterà anche ora. E ci sono buone probabilità che i tagli riguardino anche la sicurezza stradale e dintorni: in fondo, è una cosa che non fa vincere le elezioni.

Tra i soldi per il Sud, è prevedibile che buona parte finisca alla costruzione di nuove infrastrutture, confermando che si preferisce spendere per questi progetti piuttosto che mettere a norma le strade esistenti. E il Ddl sulla sicurezza stradale, che per la prima volta istituisce obblighi abbastanza precisi di messa a norma, rallenta: dopo i fuochi mediatici della scorsa settimana dovuti all'approvazione alla Camera, ieri la commissione Lavori pubblici del Senato ha dichiarato che vuol prendersi tempo per un esame doverosamente approfondito. Giusto, anzi avrebbero dovuto farlo altre volte prima di varare norme assurde. Ma non vorrei che questo tempo servisse per tagliare le unghie proprio a quei nuovi obblighi di messa a norma.