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I controlli, i dirigenti e i sindacalisti: ecco a voi i riti romani

Da anni interrogo i controllori per capire perché i controlli non funzionano. Lo faccio soprattutto con Motorizzazione e Polizia stradale e sento tutte le campane: dal mega-direttore all'usciere. Neanche a dirlo, tutti tendono a scaricare sugli altri. Soprattutto, i dirigenti se la prendono con i sindacalisti che ostacolano i loro piani per rendere efficienti gli uffici e punire i fannulloni, i sindacalisti che accusano i dirigenti di fare poco e pensare al potere personale, i povericristi ce l'hanno con entrambi. Penso che abbiano tutti ragione e torto insieme.

Sì, perché ogni categoria ha pregi e difetti: comprende persone "buone" e "cattive" e anche una stessa persona, per i motivi più vari, può dare talvolta il meglio e talaltra il peggio di sé. Tutti, poi, devono fare i conti con un sistema di illegalità diffusa e di norme a dir poco perfettibili.

Ma, soprattutto, c'è una sorta di rito che accomuna tutti. Basta andare a un convegno, ascoltare ciò che si dice (sul palco, in sala e nei corridoi), vedere chi c'è e cosa è venuto a fare. Un buon sistema, se la cornice è quella di un evento affollato come il Forum della pubblica amministrazione, è fare la fila all'ingresso e vedere la gente sgomitare per arrivare in sala in tempo utile a farsi vedere dal capo. E poi è bene fare attenzione agli interventi lunghi e generici, in cui si dicono cose scontate, che tutti in sala già conoscono: se qualcuno prova a interrompere con domande mirate, le risposte sono ancora più generiche. O perché ci si vergogna della realtà che emergerebbe da una risposta precisa o perché non si vuol urtare la suscettibilità di qualcuno.

In questo contesto – misto di adulazione, ipocrisia, diplomazia e interessi - maturano cose strane. Come uffici chiacchierati dove non si mandano tante ispezioni quante ne vengono decise per altri dove operano persone fuori dal sistema che contestano tanti i dirigenti quanto i sindacalisti. Oppure sindacalisti che denunciano fatti anche in modo documentato (tanto documentato che subito dopo, alla prima occasione in cui queste persone si assentano, le carte spariscono misteriosamente dall'ufficio) e vengono bollati come persone che hanno solo voglia di protagonismo. Sarà anche così, per carità. Ma occorre innanzitutto vedere se le contestazioni e le denunce stanno in piedi. Non solo dal punto di vista strettamente giuridico (per esempio, non tutto ciò che è sbagliato è anche punibile penalmente, come insegnano le assoluzioni di Andreotti), ma soprattutto da quello funzionale (nel senso che ci si deve chiedere in tutta onestà e coscienza se l'ufficio funziona davvero). Se denunce e contestazioni stanno in piedi, bisogna almeno cercare di rimediare, anche se ci sono tanti vincoli giuridici e pochi fondi. E a prescindere dal protagonismo del denunciante.