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Le donne sono più prudenti? Solo se non lavorano

Si sa che le donne alla guida sono più prudenti degli uomini, ma da anni se ne dubita. Il sospetto è che molte imprudenze siano dovute alla fretta legata agli impegni e quindi gli uomini ne commettano di più perché fanno i casalinghi meno spesso delle donne. Ricordo che all'inizio di questo decennio argomentava così anche una professoressa della Sapienza di Roma. Ora, a ben vedere, sembra che una conferma venga dai dati Inail sugli infortuni sul lavoro che accadono "in itinere", cioè nel tragitto casa-lavoro: la ripartizione tra i due sessi è proprio a metà. Quindi, quando si lavora, uomini e donne sembrano ugualmente pericolosi.

P.S.: grazie a Paolo Giachetti, che mi ha segnalato la notizia

  • Paoblog |

    Sono un pendolare e eprdipiù abito nella Provincia Ovest di Milano, ma lavoro nella zona Est della metropoli, ragion per cui ogni giorno attraverso la città e poi ovviamente mi gusto la statale più o meno intasata, senza che vi sia logica apparente. Ho sempre avuto uno stile di guida attento ai consumi, per ragioni sia economiche sia ambientali, ma l’impennata dei prezzi dei mesi scorsi mi ha portato ad avere un piede ancor più leggero. Devo dire che mi sono reso conto che mantenendo un’andatura regolare, riuscivo a contenere i consumi, ma arrivavo alla stessa ora (se non addirittura in anticipo) e con minore stress. E’ una questione di atteggiamento generale, di logica e perchè no, anche un minimo di intelligenza. Quando incontro un ingorgo esagerato, mi secca, ovvio, ma tiro fuori il cd “anti-ingorghi” che, nel mio caso specifico sono dei concerti per violoncello di Boccherini e che mi calmano istantaneamente. Ognuno avrà la musica ideale da ascoltare in questi frangenti. Arrabbiarsi non serve ad andare più veloce, ma solo a guastarsi la vita. Basta guardare quelli che in città vanno a zigzag per guadagnare una posizione in colonna. Dopo 1 km così, in genere le posizioni le hanno perse, aumentando però il rischio di un contatto, maggiori consumi ed “arrabbiature”. Il gioco non vale la candela. Per quanto riguarda i lunghi tragitti, sono dell’idea che “Il tempo è un fattore secondario, conta come si viaggia”. E la persona intellegente capirà bene che prendersela con la giusta calma non equivale a perdere tempo. Aggiungerei anche il motto del movimento Vivere con lentezza (www.vivereconlentezza.it): Rallentare quando possiamo. Correre quando dobbiamo.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Prendo spunto dal post per un’osservazione sul legame tra fretta e sicurezza stradale. Oggi tutti hanno fretta, e purtroppo cercano di guadagnare tempo negli spostamenti in auto. Nessuno sembra rendersi conto del fatto che, a parte lunghi viaggi in autostrada, ridurre i tempi di percorrenza di un dato tragitto è pressoché impossibile. A causa di semafori, incroci, veicoli più lenti, strade strette e chi più ne ha più ne metta, anche cercando di viaggiare il più velocemente possibile si riescono a guadagnare solo pochi minuti, indipendentemente dalla lunghezza del percorso. Però per guadagnare quei pochi minuti il rischio di incidente aumenta enormemente, soprattutto perché chi cerca di guadagnare tempo fa di tutto per sorpassare i veicoli più lenti, e il sorpasso è una manovra ad alto rischio, a qualsiasi velocità.
    Si potrebbe fare una campagna informativa basata su test reali per cercare di convincere i conducenti dell’inutilità di tentare di guadagnare tempo negli spostamenti in auto, ma ho paura che non avrebbe molto successo. L’idea che correndo “si faccia prima” è profondamente radicata nella mente degli automobilisti, e non sarà facile estirparla.
    Un saluto.

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