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Gli incidenti della settimana / Accelerare in città senza guardare

Vi ricordate l'orrenda fine che fece il pilota di Formula Uno Riccardo Paletti nell'82? Era la partenza del Gran Premio del Canada, tutti – concorrenti, spettatori e telespettatori – videro che uno dei big aveva avuto un problema tecnico ed era rimasto fermo al suo posto in una delle primissime flie. Solo lui, partito in ultima fila, non si accorse di nulla e lo centrò quando ormai aveva già percorso un tratto abbastanza lungo da fargli prendere una velocità insostenibile per le fragili vetture dell'epoca. E infatti la sua Osella non lo protesse.

Cito questo episodio non per fare sfoggio dei miei ricordi (all'epoca ero ragazzino, appassionato di sport, mentre oggi non so nemmeno chi solo i piloti della Ferrari), ma per dirvi che una cosa analoga è successa a un motociclista l'8 marzo a Rivarolo (Mantova). Potete leggerlo nella consueta rassegna Tom (Scarica TOM_Monitoraggio settimanale incidenti motociclisti 6-13 mar 09 ). Analoga anche perché la moto protegge davvero poco.


Solo che in strada non ha senso morire così. In pista la visibilità media è molto superiore che in città e si sta tra professionisti, su strada non c'è nulla di tutto questo. Eppure non è il primo caso di questo tipo. Ricordo che qualche anno fa – sotto le feste di Natale – a un ragazzo barese sembrava non paresse vero di essere uscito dal traffico convulso del quadrilatero commerciale della città e imboccò il ponte che scavalca la ferrovia con un'accelerata liberatoria. Si dimenticò che il traffico torna a paralizzarsi qualche centinaio di metri più avanti, giusto dopo il grande dosso formato dal ponte, che limita la visibilità. Quindi non fece in tempo nemmeno a rendersi conto di cosa gli stava per capitare. Una fine che lasciò l'amaro in bocca a tutta la città.