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Perché bisogna essere ingegneri piloti anche per usare il tergilunotto?

Lo spaesamento che ho provato nella mia esperienza torinese (si veda il post precedente) dimostra che guidare bene non è solo una questione di preparazione, ma anche di allenamento. Abituato a circolare altrove e per giunta al volante di un’auto a noleggio di una marca con cui non mi cimentavo da tempo, mi sono sentito molto spaesato. Eppure negli anni belli a Torino avevo guidato spesso. Mi chiedo che cosa provino persone più anziane che non ci sono mai state e che sono abituate a guidare la stessa auto magari per vent’anni. Io, bene o male, per lavoro o per altri motivi riesco a salire su un certo numero di auto diverse ogni anno e da 14 anni. E’ un problema serio: non essendo pensabile di limitare la patente solo a determinati modelli (come invece si fa con le abilitazioni dei piloti di aerei di linea), credo si debba molto lavorare perlomeno sulla standardizzazione dei comandi. Con buona pace di stilisti e uomini di marketing.

La cosa che trovo più intollerabile è la differenza anche dei comandi più banali: per esempio, non ha senso che su un’auto il tergilunotto si azioni spingendo una leva e su un’altra tirando una leva apparentemente uguale alla prima.

In ogni caso, anche una standardizzazione del genere non risolverebbe del tutto il problema: anche se i comandi fossero tutti allo stesso posto, azionabili tutti allo stesso modo e contrassegnati dagli stessi simboli, resterà sempre la differenza di prestazioni di uno stesso dispositivo tra un’auto è l’altra e spesso sarà pure mascherata. Per dire, se sono ormai abituato al regolatore di velocità “attivo” (quello che rallenta automaticamente per mantenere la distanza di sicurezza), quando mi capita un’auto col tradizionale regolatore “passivo” rischio seriamente di schiantarmi, perché ormai ho perso l’abitudine a frenare quando ho il regolatore acceso. E non finisce qui: se il mio regolatore “attivo” è tanto sofisticato da rlevare anche la presenza di una bici davanti a me ed è abbinato a un cambio automatico, ormai per me la guida sarà ridotta a girare il volante, mentre se poi uso un “attivo” più semplice e senza cambio automatico mi dimenticherò che lui necessita di più interventi da parte mia, perché “vede” meno pericoli e richiede di cambiare le marce.

Non scrivo questo per tarpare il progresso e la sofisticazione: ben vengano, se portano nuovi dispositivi di sicurezza accessibili a più persone. Voglio solo ricordare a tutti che in questo mondo ogni medaglia ha il suo rovescio. Mostrare ciò in tutte le situazioni possibili è una delle cose cui più tengo in questo blog.