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Agli inglesi basta uno spot per i guidatori, a noi occorre rifare la segnaletica

Avete visto il nuovo spot inglese sulla sicurezza stradale? E’ stato rilanciato in rete anche su siti italiani ed è molto interessante. Ci sono due gruppi di persone che si passano una palla da basket e una voce chiede al pubblico di contare i passaggi tra una delle due squadre, ma poi alla fine – a sorpresa – domanda: "Vi siete accorti che in mezzo ai giocatori c’era un orso che saltellava?".

In effetti, è impossibile accorgersene. Un po’ perché non era proprio un orso, ma un attore travestito, peraltro con una pelliccia nera, poco evidente. Un po’ perché quando stiamo attenti a una cosa in particolare (a contare i passaggi di palla, in questo caso), trascuriamo tutto il resto. Finché succede con gli orsi che saltellano tra i giocatori di basket, tutto bene. I problemi iniziano quando guidiamo: c’è chi bada al navigatore, chi agli autovelox, chi alla segnaletica (chi ci crede ancora deve fare una fatica immane a seguirla, per quanto è eccessiva e contraddittoria). Per pedoni e ciclisti, che si vedono tanto poco quanto l’orso nero dello spot, non resta più nulla.

Lo spot, ovviamente, è mirato a noi guidatori e ci fa riflettere su come selezioniamo le cose cui badare. Ma, tra segnaletica assurda e pubblicità abusiva, in questo Paese devono guardarla anche i signori che hanno la responsabilità (?) delle strade.

  • lucia |

    buongiorno. mi potrebbe cortesemente dire dov’è possibile reperire lo spot?
    grazie, cordiali saluti
    lucia livio
    [risponde Maurizio Caprino] Dovrebbe essere qui: http://www.youtube.com/watch?v=Ahg6qcgoay4

  • alexmrg |

    P.S. per M. Caprino
    Il documento cui mi riferisco è il “Road Safety Report No. 85”-maggio 2008 dove viene esaustivamente analizzato il fenomeno del LBFTS (Looked But Failed To See).
    Può essere reperito on-line al sito: http://www.dft.gov.uk/results?view=Filter&h=m&m=4553&s=5202&pg=4
    Saluti, alexmrg

  • alexmrg |

    Allora precisiamo.
    L’obiezione allo spot è il miscelare in modo improprio la percezione sensoriale (effetto ottico) con il processo mentale (rilievo dell’oggetto e sua valutazione successiva).
    Gli esseri umani tendono a comportarsi per stereotipi (gli psicologi affermano essere un vantaggio evolutivo perché consente reazioni rapide ad eventi imprevisti, non essendovi il processo intermedio della valutazione ragionata): pertanto in qualunque attività umana (guida compresa) l’effetto della percezione indotta (non condizionata) è pilotata in prevalenza dall’esperienza.
    Un esempio: se per 999 volte rilevo che la bicicletta è più lenta di me ed ho dunque il tempo (“gap”) sufficiente a completare la mia manovra, la millesima volta (quando la bicicletta è sulla coda statistica molto più veloce) io assumerò che comunque la bicicletta è più lenta ed a quel punto il gap non sarà più sufficiente. Ma questa è, ripeto, percezione condizionata, ben diversa dall’attenzione selettiva che è conseguente ad un vincolo imposto:
    Altro esempio: se trovo 10 segnali di incrocio in un chilometro è molto probabile che l’unica cosa a cui presterò attenzione sarà l’area di incrocio, tralasciando tutto il resto (ad es. un altro veicolo che esegue un sorpasso azzardato in senso contrario) e questa è propriamente attenzione selettiva.
    Per il resto chi guarda seleziona ciò che cerca solo se è un cattivo osservatore, e dunque un pessimo conducente (ma questo esame alla scuola guida non ve lo faranno mai, a differenza ad es. di chi pilota aeromobili, che deve dimostrare di non avere percezione visiva affetta da bias emotivo).
    In pratica quello spot è conseguente ad un studio (questo si ben fatto) del (equivalente al nostro) Ministero dei Trasporti che solo incidentalmente riguardava veicoli a due ruote (ed in particolare motociclette e non biciclette): ma sulla visibilità di queste ultime ci sarebbe da discutere fino a notte fonda.
    Ripeto dunque le critiche allo spot.

  • Giuliano Gavazzi |

    Nuovo? Ma se te lo segnalai il 30 agosto scorso: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2008/03/lincidente-di-a.html
    Ricordo di nuovo che si basa su uno studio dell’Università dell’Illinois e credo che abbia trovato
    Mi incuriosisce l’elucubrazione di alexmrg. Egli ignora completamente che chi guarda seleziona gli stimoli in funzione di ciò che cerca e che questo è accentuato dalla maggior esperienza del guidatore. Esistono studi proprio su questo effetto:
    http://dx.doi.org/10.1016/S0001-4575(02)00095-7
    Forse alexmrg non ha capito che lo spot si riferisce alla mancata percezione dei ciclisti e non delle altre automobili?
    Consiglierei tra l’altro a alexmrg di fare esperienza (parlo di almeno mille chilometri) in bicicletta in città. Vedrà così che a confronto, dal punto di vista sensoriale, guidare l’auto è come andare nella nebbia con gli occhiali da sole e la mortadella nelle orecchie…
    E poi torna il nostro Paolo, che inizia bene, molto bene direi. Per una volta mi è simpatico! Ma poi slitta… sicuro a 100 orari su una strada con limiti da 70 a 90 (i 90 quasi sicuramente eccessivi). Perché è ovvio, se non ha avuto incidenti vuol dire che guidava sicuro, come la maggior parte degli italiani. Peccato per gli oltre seimila morti e gli innumerevoli menomati, le loro famiglie e i loro amici, ogni anno che passa. Ma Paolo! Forse sei giovane? Cosa ci vuole per convincerti? Sai cosa vuol dire essere in bicicletta su una strada extracomunale ed essere sorpassato o incrociare un forsennato che va a 50 o più oltre la tua velocità (e passa a un metro o meno)? Per giudicare la tua velocità, non hai nemmeno bisogno di guardare il tachimetro, ascolta il motore e guarda la strada scorrere, e se non vuoi perder tempo prendi il treno!
    [risponde Maurizio Caprino] Chiedo scusa, non me lo ricordavo più. Come ormai non ricordo più tante cose recenti, a cominciare da cosa ho messo in pagina sul giornale che ho appena finito di confezionare (giuro che è vero!). Forse ci vorrebbe proprio uno studio clinico-universitario su ciò che sono diventate la mia memoria e la mia attenzione a 40 anni e con un po’ di gatte da pelare sempre davanti.
    Confermo che dall’auto la percezione dell’ambiente esterno è assolutamente limitata rispetto alla bici (posso aggiungere che non si riescono a valutare nemmeno le pendenze), ma proprio per questo non sono affatto d’accordo col consiglio per Paolo: per avere un’idea della propria velocità l’ultima cosa da fare è proprio ascoltare il motore. Non solo per come sono diventate silenziose le auto di oggi, ma anche perché gli attuali motori diesel non di rado rendono quasi superluo andare sopra i 2.000 giri, che oltretutto sono il regime che si consiglia di non superare per limitare i consumi (argomento di strettissima attualità con la crisi, tanto che i media ci inondano di consigli su come risparmiare). Il risultato è che ci si mette in sesta appena possibile e il rumore suggerisce che si sta andando a 40, mentre invece si è già sui 70-80.
    Ultima osservazione: Paolo il treno lo prende già (lo scrivo non perché me lo ricordi, ma perché ho appena riletto un suo commento in cui racconta che lo prende ogni giorno per andare al lavoro).

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Lo spot inglese è pensato con intelligenza, e si occupa di un problema fondamentale per la sicurezza stradale. E’ noto che le capacità di attenzione degli esseri umani sono limitate, quindi occorre selezionare bene gli aspetti della guida che meritano la maggior parte delle capacità disponibili. Purtroppo in Italia i proprietari delle strade fanno di tutto per “consumare” la capacità di attenzione dei conducenti concentrandola su aspetti ai quali in condizioni ideali ne andrebbe dedicata pochissima. Due esempi, basati sull’esperienza personale.
    1) lo stato vergognoso delle strade, piene di buche e solchi. Circolando su strade del genere, purtroppo numerose in Italia, non si può evitare di guardare con attenzione il fondo stradale (soprattutto se si è alla guida di un motoveicolo), e siccome le buche si vedono solo a distanza relativamente breve resta meno tempo per guardare avanti ed anticipare eventuali pericoli.
    2) i limiti di velocità assurdi che cambiano continuamente. Fino a pochi anni fa questa caratteristica delle strade italiane non costituiva un problema, ma oggi che gli autovelox fissi e mobili sono diffusissimi non si può evitare di prestare molta attenzione ai segnali di limite e al tachimetro, se non si vogliono perdere tutti i punti della patente in breve tempo.
    Io viaggio spesso fra Bologna e Grosseto, passando per Firenze e Siena. Prima che si diffondessero gli autovelox viaggiavo a 120 km/h fra Firenze e Siena (superstrada con limite di 90 km/h) e a 100 km/h fra Siena e Grosseto (strada ordinaria con limiti che cambiano ogni 500 metri, oscillando fra 70 e 90 km/h). Superavo i limiti, ma la mia attenzione era libera di concentrarsi sui pericoli e non ho mai avuto incidenti. Oggi sono costretto a rispettare i limiti perché le strade in questione sono infestate di autovelox, e il risultato è che guardo continuamente i segnali di limite di velocità (gli altri ho deciso di ignorarli, sono semplicemente troppi) e il tachimetro, prestando meno attenzione ai potenziali pericoli. Non ho avuto incidenti neppure così, però ritengo che la mia guida fosse più sicura prima.
    [risponde Maurizio Caprino] E da un anno “grazie” al decreto Bianchi hanno dovuto mettere anche un segnale di “controllo elettronico della velocità” prima di ogni piazzola in cui possono appostarsi le pattuglie…

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