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Il weekend orribile/2 – Una lezione in diretta sulla distanza di sicurezza

Il filmato dell’incidente di Cessalto (http://www.youtube.com/watch?v=GQccbq8VwyU) ha attirato l’attenzione soprattutto per la sbandata improvvisa del camion bianco, la "sberla" data al furgone che lo stava sorpassando, l’impatto devastante col camion rosso e che viaggiava sull’altra carreggiata e l’incendio. Ma guardate anche le auto che stavano superando il tir rosso: i loro occupanti hanno fatto la fine peggiore, incastrati in velocità sotto il semirimorchio dell’autoarticolato bianco, come accade non di rado ma non si vede mai. Guardate soprattutto la seconda di queste due auto.

Vi accorgerete che viaggiava incollata a quella che la precedeva, senza tenere un minimo di distanza di sicurezza. Una condotta difficilmente giustificabile in quel momento: incollarsi a chi precede può andar bene solo se ci si sta preparando a sorpassarlo, cosa impossibile in questo caso per mancanza di spazio. Infatti, entrambi gli automobilisti stavano già superando il camion rosso e con ogni probabilità il secondo sarebbe rimasto a tallonare l’altro anche dopo, perché poco più avanti si vede almeno un altro mezzo più lento, che avrebbe fatto rimanere il primo in corsia di sorpasso per altro tempo ancora, senza dare strada al secondo. Quest’ultimo, quindi, avrebbe fatto meglio a distanziarsi e attendere che si liberasse un po’ di strada. Per inciso, io penso che mettersi ad attendere sia più facile per chi ha un’auto con buone doti di ripresa (che consentono di fare un bel sorpasso anche "partendo da lontano"), che spesso coincidono con quelle che dal 1° gennaio prossimo saranno vietate ai neopatentati e questo è il motivo principale per cui sono contrario a tale divieto.

Le immagini dell’incidente mostrano chiaramente che entrambi gli automobilisti coinvolti hanno avuto riflessi più che pronti nel frenare. Per quanto riguarda il primo conducente, c’è poco da dire: per pura sfortuna, si trovava in un punto oggettivamente troppo vicino al camion bianco per poter evitare l’impatto mortale. Quanto al secondo, il fatto che sia riuscito a frenare potrebbe essere un argomento a favore di chi non rispetta la distanza di sicurezza: è riuscito ad accorgersi del pericolo pur avendo la visuale in gran parte ostruita dall’auto che stava tallonando. Ma intanto va precisato che in questo caso il pericolo era un grosso camion di traverso sulla carreggiata e quindi era visibilissimo: il secondo automobilista sarebbe riuscito a frenare lo stesso se si fosse trattato di un cane? E poi: essere riuscito immediatamente a mettere il piede sul freno non è servito, perché l’auto che precedeva non ha avuto lo spazio per decelerare e quindi è stata fermata subito dallo schianto, passando in un attimo da una velocità prossima a quella di marcia a zero. In una situazione del genere, non basta nemmeno la distanza minima di sicurezza prevista dal Regolamento di esecuzione del Codice della strada (articolo 348, comma 2): essa è pari al solo spazio percorso dal veicolo nel tempo di reazione (cioè in quel secondo che mediamente passa tra quando si inizia a percepire un pericolo e quando il piede comincia a frenare), per cui serve solo quando il veicolo che precede ha spazio per portare a termine la sua frenata e non quando la sua corsa viene interrotta istantaneamente da un ostacolo fisso e impenetrabile come il camion intraversatosi a Cessalto.

In casi come quest’ultimo, l’impatto si potrebbe evitare solo aggiungendo allo spazio percorso nel tempo di reazione quello necessario per terminare la frenata. Tradotto in termini numerici per chi viaggia in autostrada con l’asciutto rispettando i limiti di velocità, sono 36 metri (quanti se ne percorrono a 130 in un secondo), più 75 circa (spazio di frenata medio da 130 per un’auto moderna con Abs). Insomma, per avere la quasi-certezza di non urtare nemmeno nelle condizioni più sfavorevoli come quelle di Cessalto, non ci si dovrebbe mai tenere a meno di 110 metri da veicolo che precede. Una distanza di fatto possibile solo con un traffico scarso come quello scandinavo: chi provasse a tenerla qui in Italia verrebbe superato sistematicamente e dovrebbe rallentare in continuazione per ripristinarla nei confronti di chi gli è appena passato davanti. Più realisticamente, ci si può tenere sui 60-70 metri, confidando nel fatto che comunque nei casi peggiori una quarantina di metri di frenata serve a rallentare fino a una velocità in cui un urto distrugge l’anteriore dell’auto ma non è letale per i suoi occupanti. Parliamo sempre di vetture moderne con freni in condizioni eccellenti, conducenti con riflessi pronti (quindi riposati e che non hanno bevuto una sola goccia di alcol) e crash-test passati col massimo dei voti.