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Dimezzare i morti? L’Europa si è arenata

Oggi a Bruxelles l’Europa fa il punto sull’impegno a dimezzare i morti sulle strade entro il 2010. Già nel 2001, quando la Ue lo fissò, si disse che sarebbe stato un obiettivo troppo ambizioso. Ora che è passato abbastanza tempo, si può dire che lo era davvero. Addirittura, i primi conti ufficiosi riferiti al 2007 resi noti oggi dicono che a livello europeo il numero dei morti è rimasto invariato rispetto al 2006. Così l’Etsc (l’organismo che studia i problemi della sicurezza stradale per la Ue) calcola che mediamente il dimezzamento si raggiungerà solo nel 2018 e che l’appuntamento del 2010 sarà rispettato solo da Francia, Lussemburgo e – sorpresa – Portogallo. Altrettanto a sorpresa, nel 2007 i morti sono aumentati persino in Paesi storicamente virtuosi, come Danimarca, Finlandia e Svezia, anche se i dati più preoccupanti vengono da buona parte dell’Est. Ciò ha neutralizzato i cali realizzati dai tre "campioni" citati per primi e da Italia, Irlanda, Spagna e Ungheria (qui è caduto l’anacronistico velo giuridico che impediva di far pagare le multe al proprietario del veicolo, così si poteva punire un trasgressore solo fermandolo sul fatto).

Non trarrei troppe indicazioni da questi dati: il 2007 è finito da troppo poco tempo perché le cifre siano davvero definitive (i ritardi italiani li conosciamo bene, a fine anno arriveranno solo quelle semi-definitive). Certo, colpiscono le difficoltà di alcuni Paesi nordici e di altri che avevano avuto buoni risultati nel 2006; risultati perlopiù attribuiti alle difficoltà di far durare l’effetto dell’inasprimento di alcune norme a causa della vigilanza sempre insufficiente (sì, come in Italia, anche se la gravità delle infrazioni commesse da noi a me pare sempre superiore, assieme a quelle che si vedono in Grecia).

La stessa Germania, storicamente invidiata, secondo le ultime stime Etsc dimezzerà le vittime 2001 solo nel 2015, assieme a Belgio e Lituania (comunque questo sarà il secondo gruppo nella corsa al dimezzamento, secondo l’Etsc).

Comunque, va considerato che i Paesi migliori faticano di più, perché già nel 2001 avevano fatto un bel po’ per ridurre la mortalità. Per esempio, lì le cinture si allacciano molto più che da noi, anche e soprattutto sui posti posteriori (si veda il post di ieri sull’incidente di Crotone, nella sezione "Allacciare cinture e seggiolini"). Inoltre, il parametro considerato è il numero di morti, che si può ridurre anche a parità di incidenti, facendo in modo che le velocità d’impatto diminuiscano, che migliori l’uso di cinture e seggiolini e destinato comunque a ridursi in parte anche "da solo", per la fisiologica diffusione di veicoli con migliore sicurezza passiva.