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Telefonini/2: quante chiacchiere inutili sulla bici di Verona!

Oggi uno dei pezzi forti dei giornali radio era l’episodio della multa al ciclista che presso Verona stava parlando al cellulare. I miei colleghi hanno fatto capire che è stata una vera e propria stranezza, tanto più che il trasgressore avrebbe presentato ricorso (o così avrebbe detto di voler fare). D’accordo, non è frequente vedere i vigili "accanirsi" sui ciclisti. Ma quella multa, da quel che ho potuto capire, era sacrosanta. Più ancora che nel caso di un automobilista.

Intanto va detto che giuridicamente la multa ci sta tutta: l’articolo 173 del Codice della strada riguarda tutti i conducenti e non fa alcuna differenza legata al tipo di veicolo. Una dimenticanza del legislatore? Tutt’altro: avere entrambe le braccia "dedicate" alla guida è importante per tutti, ma è fondamentale per i ciclisti, che devono mantenere l’equilibrio basandosi per giunta sulla propria forza fisica e non su quella di un motore. Allora, di che cosa dobbiamo discutere ancora?

  • Giuliano Gavazzi |

    Permettimi di precisare che non è necessario tenere il manubrio con entrambe le mani. Il famigerato Art. 182 – Circolazione dei velocipedi – stabilisce:
    “I ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie.”
    Interessante, se gli stessi requisiti venissero applicati ai veicoli a motore nessuno potrebbe guidarli…
    Dicevo famigerato, relativo all’articolo suddetto, perché specifica l’obbligo di marciare sulle piste ciclabili, quando vi siano; cosa spesso assai pericolosa come quasi tutti i ciclisti sanno.
    Ovviamente l’articolo 173 è comunque applicabile in questo caso.
    [risponde Maurizio Caprino] Il problema sta nella parola “almeno” prima di “una mano”: se un agente, nella sua discrezionalità, ritenesse che in quella specifica situazione fossero necessarie entrambe le mani, un verbale potrebbe essere fatto lo stesso.
    Quanto all’obbligo di percorrere le piste ciclabili esistenti, sono d’accordissimo: qui al Sud l’ho vissuto direttamente, pur essendo un ciclista solo occasionale. Aggiungo che alcune piste non si sa nemmeno che siano tali: la segnaletica che le identifica si vede solo venendo da una direzione, tanto che viene il dubbio che siano a senso unico (vista anche la larghezza ridicola, che peraltro bisogna contendersi con pedoni e passeggini).

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Del ciclista in questione si può solo dire che è stato sfortunato. L’uso del telefono cellulare durante la guida di veicoli è un fenomeno diffusissimo, e non ci vuole molto a constatarlo. Però per questa infrazione viene multata una frazione insignificante dei trasgressori. E’ toccato a quel ciclista, probabilmente perché fermare una bicicletta è più semplice e meno rischioso che fermare un’automobile.
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Soprattutto, si vede meglio.

  • akiro |

    ma tu vai in bici? perchè le motivazioni sull’equilibrio non è che reggono troppo dato che per mantenere l’equilibrio basta spostar il baricentro…
    mai visto persone in bici andare senza mani? non è una cosa così difficile, se ci fai caso ci sono ciclisti che nemmeno poggiano i piedi agli incroci, è illegale anche il rimanere fermi sul posto senza mettere i piedi per terra?
    ottimo modo per incentivare la bici.
    [risponde Maurizio Caprino] Certo che vado in bici, ma sono una persona normale e quindi sento l’esigenza di tenere le mani ben salde sul manubrio. Esattamente come il Codice della strada impone pure ai superesperti (è la stessa cosa dei limiti di velocità, che valgono anche per i piloti di Formula 1…), perché TUTTI devono essere SEMPRE pronti a effettuare un’eventuale manovra di emergenza. Detto questo, mi pare evidente che la posizione con una mano sul manubrio e una sulla testa per tenere il cellulare non è affatto di equilibrio.

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