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Quanto ci guadagnano i Comuni? Per saperlo bisogna chiamare il Cnr

Vi sembra normale che un’associazione privata debba "scomodare" nientemeno che il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche, che dovrebbe occuparsi di come rendere più competitiva l’Italia) per cercare di capire quanto incassano i Comuni dalle multe? La cosa vi apparirà ancora più assurda se pensate che c’è un articolo del Codice della strada (il 208) che impone ai Comuni di fare rendiconti annuali sulle cifre e sul loro reimpiego a favore della sicurezza stradale e inviarli al ministero delle Infrastrutture. Ma nessuno la fa, perché c’è interesse a lasciare tutto nell’opacità (quanto credete che s’investa sulla sicurezza stradale?) e non ci sono sanzioni per gli inadempienti.

Così la Finco (la federazione di Confindustria che riunisce 23 associazioni delle imprese attive in campi che hanno a che fare con la sicurezza stradale) ha dovuto chiedere al Cnr un aiuto. Quantificare il gettito delle multe servirà per avviare una campagna per migliorare le strade, coinvolgendo anche l’Anas. Si comincerà con un convegno mercoledì 11 maggio a Roma (nella sede di Confindustria, in viale dell’Astronomia 30), per capire soprattutto come dipanare la matassa delle troppe competenze sulla materia.

Il problema non è solo la complicazione: da quando l’assetto delle competenze è quello attuale (quindi col passaggio di molte migliaia di chilometri di strade dall’Anas agli Enti locali, il cosiddetto "federalismo stradale"), le condizioni delle strade sono "nettamente peggiorate". Sono parole di Rossella Rodelli Giavarini, presidente della Finco, ma credo lo vedano tutti. E nel dibattito politico si continua a parlare di costruire nuove opere, senza quasi mai nominare la necessità di una seria manutenzione di asfalto, guard-rail, segnali eccetera. Che viene fatta solo rincorrendo le emergenze e non in base a un modello operativo che assicuri innanzitutto la sorveglianza sistematica e non superficiale sulle condizioni delle strade.

Certo, la Finco ha un interesse specifico: aumentare le commesse per i propri associati. Ma il problema esiste tutto. Come vi scriverò nel prossimo post.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Due commenti a questo post. Il primo è scontato, il secondo forse no.
    I comuni non forniscono dati sui proventi delle multe e sul loro impiego perché quei dati, se resi noti, sarebbero la dimostrazione lampante di quello che tutti affermano: le multe vengono fatte con il solo scopo di avere soldi da spendere per iniziative che nulla hanno a che vedere con la sicurezza stradale. Questo nella migliore delle ipotesi; nella peggiore i dati non sono pubblicati per evitare che possano interessare ad organismi quali la corte dei conti. Purtroppo in Italia si è instaurata la prassi di non punire le violazioni della legge commesse dai comuni, salvo rare eccezioni.
    La seconda osservazione riguarda il “federalismo stradale”. A prima vista sembra ragionevole che di una strada che collega un capoluogo con una minuscola frazione se ne occupi il comune anziché l’ANAS, ma c’è un’altra considerazione da fare: la rete stradale è un’infrastruttura di importanza strategica per il Paese, come la rete elettrica. Anzi, è l’infrastruttura più importante di tutte, come avevano capito benissimo i Romani oltre 2000 anni fa. Per questo motivo è meglio che le competenze in materia siano attribuite ad un ente nazionale il cui unico scopo sia la costruzione e il mantenimento di una rete stradale che rispetti determinati standard di qualità. Le amministrazioni locali devono poter decidere se una strada di importanza locale è necessaria oppure no, e se la reputano necessaria devono sostenere le spese di costruzione e manutenzione, per lo meno in parte, ma costruirla e mantenerla in efficienza deve essere compito dell’ente nazionale.
    Un saluto.

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