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L’incidente di Lecce: il vero valore dei crash-test

Non è successo di sabato o di domenica, per cui il fatto che abbia causato quattro morti non ha "scaldato" molto i giornalisti. Ma lo scontro frontale di mercoledì scorso tra una Fiat Cinquecento (l’utilitaria prodotta dal ’91 al ’98) e una Opel Zafira prima serie presso Tricase (Lecce) qualche considerazione la merita: le vittime viaggiavano tutte sulla Cinquecento, mentre sulla Zafira addirittura si è salvato un bambino che si è solo ferito a un labbro nonostante non fosse stato allacciato ad alcun seggiolino. Miracolo? Dipende…

E’ stato un miracolo solo se si pensa che probabilmente la colpa dell’incidente è proprio della mamma del bambino, che guidava sotto l’effetto di stupefacenti. Per questo, l’impatto avrebbe potuto accadere contro qualunque altro veicolo od oggetto in genere. Quindi anche contro un mezzo ben più pesante della Cinquecento e si sa che il peso dei veicoli che si scontrano è un fattore determinante nel determinare le conseguenze degli incidenti. L’esito per chi occupa il veicolo più leggero peggiora quanta più è la differenza di peso tra i mezzi coinvolti. Cosa confermata dal fatto che nel sinistro di Tricase l’altra auto era una Cinquecento, che peraltro oltre a essere leggerissima ha anche un telaio che è tra i peggiori nei crash-test (che – avvenendo contro un muro – in pratica simulano l’impatto con un veicolo uguale). Nulla si è saputo sul fatto che le vittime indossassero o no le cinture.

Quanto poi allo scarso clamore mediatico della vicenda, c’è da considerare che la sicurezza stradale fa notizia solo quando mancano altre notizie. Cioè nel weekend o in estate. In un periodo del genere, invece, la campagna elettorale, il prezzo del petrolio e tante altre cose tengono molto più banco. Sia per scelta dei giornalisti sia – credo- per interesse del pubblico. Amen.