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Le pratiche false di Roma, la legge e il comportamento di noi tutti

Lunedì scorso si è saputo di un’indagine della Polizia a Roma su un’agenzia che falsificava “su scala industriale” i passaggi di proprietà di veicoli e i certificati medici necessari per ottenere la patente. Non scandalizzatevi: mi occupo di queste cose da 13 anni e ne ho sempre viste sui giornali. In Puglia c’è stato persino un assessore regionale all’Urbanistica condannato per una storia di patenti facili maturata quando ancora era medico militare (questi sanitari sono tra i pochi abiltati dall’articolo 119 del Codice della strada a dare l’idoneità alla guida di veicoli). Dunque, sembra che la notizia sull’agenzia di Roma sia quasi una non-notizia. E allora perché ve la propongo? Per fare un discorsino su dove possono arrivare le leggi e dove invece tutto dipende dai comportamenti personali.

Mi spiego meglio. L’agenzia romana faceva passaggi di proprietà e certificati medici. Nel caso dei passaggi di proprietà, le truffe sono rese possibili dalla legge: come denuncio da quando mi occupo di queste cose, abbiamo un sistema di controlli pressoché asfissiante, che però per legge non può controllare nulla. Infatti, la pratica deve passare per ben due uffici pubblici (Pra e Motorizzazione, cui prima si aggiungeva il notaio, che ora si può “saltare” ma a prezzo di perdere ulteriore tempo nei primi due sportelli, al Comune o in un’agenzia di pratiche auto), ma nessuno è abilitato a verificare se il venditore è davvero il proprietario del veicolo né se l’acquirente è realmente conscio dell’acquisto: l’unico controllo da eseguire è sull’identità della persona che compare allo sportello per dichiararsi venditore. Tutte le riforme annunciate o parzialmente attuate sinora (tra mille polemiche e polveroni, ricordate il disegno di legge sulla soppressione del Pra un anno fa?) non si sono mai occupate della questione, che mina alla base la credibilità del sistema. Quindi, in questo caso, occorrerebbe cambiare la legge.
Nel caso delle patenti facili, invece, possiamo inventarci tutte le norme che vogliamo, ma, se continueranno a esserci aspiranti guidatori disposti a pagare e medici corruttibili, continueremo ad avere scandali del genere. Al massimo si potrà ripristinare l’obbligo del certificato anamnestico affinché rimanga traccia di certe malattie non riscontrabili alla visita tradizionale per la patente (ne scrivevo giusto qualche settimana fa su questo blog, a proposito delle semplificazioni dannose), ma poi tutto potrà essere vanificato se il medico che leggerà questo certificato sarà corrotto. Quindi, il problema è di ciascuno di noi: dobbiamo capire che comprare la patente significa mettere a rischio noi stessi e tutti quelli che incontriamo per strada. Se non abbiamo abbastanza senso civico per occuparci di chi ci sta intorno, pensiamo almeno a quello che rischiamo in prima persona.