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C’è poco da fare: ci vogliono le sanzioni

L’indisciplina stradale non si misura in base al numero di multe comminate. Lo mostra una ricerca presentata ieri, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada: l’Istituto di ricerche Ambiente Italia ha analizzato le statistiche 2006 nei capoluoghi di provincia, scoprendo che i più puniti sono i pisani (28,7 verbali ogni 10 abitanti) e i meno colpiti sono i foggiani (0,7). Chi conosce entrambe le città sa benissimo che a Foggia non c’è più ordine che a Pisa (anzi…), per cui è evidente che il problema sta nell’impossibilità di punire un numero significativo di trasgressori. Finché non ci si riuscirà, avremo sempre il caos: noi ragioniamo sempre in funzione delle probabilità di prendere una multa, perché siamo allergici ad apprezzare i benefici (in termini di sicurezza e fluidità del traffico) di una norma.

Lo hanno confermato un paio di mesi fa (come al solito, non ho il tempo di scrivere tutto sul blog) due economisti americani con uno studio sulle multe per divieto di sosta prese dai diplomatici accreditati presso l’Onu: gli italiani, nella classifica delle infrazioni, si sono piazzati 46esimi su 146 Paesi, subito alle spalle dei loro colleghi provenienti da zone dove notoriamente la legalità fa cilecca (molti Stati africani squassati da guerre civili, l’Albania e la Bulgaria). Gli economisti hanno confrontati questi risultati con le classifiche sulla corruzione pubblica stilate dalla Banca Mondiale e hanno trovato molte analogie. La conclusione è che chi vive in uno Stato dove l’illegalità è poco punita tende proprio a rispettare la legge solo se sa di rischiare la sanzione. Infatti, i diplomatici non sono tenuti a pagare le multe e chi approfitta di questa scappatoia sono sempre i rappresentanti dei Paesi più corrotti.