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Troppe leggi, chi corre con la pioggia resta impunito

Con i nubifragi di questi giorni sul controesodo nel Nord Italia, si ripropone il problema di far rispettare i limiti di velocità. Siamo nella situazione assurda di avere introdotto (dal 2003) una restrizione rispetto ai limiti generali (in caso di “precipitazioni di qualsiasi tipo”, 110 anziché 130 in autostrada e 90 anziché 110 sulle strade extraurbane principali) e non poter effettuare quasi alcun controllo. Infatti, con la pioggia, gli apparecchi tradizionali hanno difficoltà tecniche che li rendono meno efficaci del solito, soprattutto nel fotografare i veicoli. Meglio potrebbero funzionare i Tutor (i sistemi di rilevazione della velocità media, presenti su circa 500 chilometri di autostrade e in rapida estensione), che hanno una telecamera che vigila da vicino su ciascuna singola corsia; ma proprio il fatto che quattro anni fa ci siamo presi la briga di fare una legge per abbassare i limiti sul bagnato rende i Tutor giuridicamente inutilizzabili in queste circostanze. Infatti, il loro decreto di omologazione – giustamente – prescrive che possano essere utilizzati solo quando la velocità consentita è uguale per tutto il tratto sottoposto a vigilanza. Quindi, se piove, bisognerebbe avere la certezza assoluta che non ci sia neanche un metro asciutto, il che è di fatto impossibile da appurare. Così il Tutor deve restare spento.

Certo, può anche essere fatto funzionare come rilevatore della sola velocità istantanea nel punto in cui è collocato, ma è chiaro che così il suo effetto deterrente sarà limitato a pche centinaia di metri e non alle decine o centinaia di chilometri che ha normalmente.
Insomma, fare leggi restrittive che rendono più difficili i controlli è un vecchia vizio italico. Il decreto Bianchi di questi giorni sta solo perpetuando la tradizione.

  • Antonio Bertocci |

    Per favore non deliriamo in nome della sicurezza stradale. I sensori di pioggia dei tergicristallo sono una tra le più straordinarie bufale tecnologiche esistenti: inefficaci, capricciosi di fatto pericolosi. Posso ancora accettarli come un simpatico gadget per chi vive in climi capricciosi, ma di lì a collegarli col controllo della velocità… HELP!
    Piuttosto: non sarebbe il caso di differenziare il tanto discutibile divieto in base al tipo di asfalto? viaggiare a 130 sul drenante è diverso da percorrere alla stessa velocità un asfalto convenzionale, magari malamente rattoppato. Chiedete a chi ha trascorso questa piovosa estate in Gran Bretagna e Germania che cosa ne pensa delle locali autostrade e poi avrete una crisi di affetto per la (peraltro giustamente) vituperata rete autostradale italiana.

    [risponde Maurizio Caprino] In effetti ci sono case automobilistiche (giusto ieri mi era capitato in mano un libretto Ford) che infarciscono le istruzioni delle loro vetture con avvisi su possibili malfunzionamenti dei sensori pioggia. Certo, ormai per non farsi fare causa manca solo che scrivano che il sedile del conducente potrebbe crollare, però il sensore pioggia è davvero poco affidabile.
    Quanto ai limiti differenziati per tipo di asfalto, il drenante può ingannare: consente una visibilità perfetta e già questo induce molti a correre più del consentito (non solo dalla legge, ma anche dalla fisica: per quanti sembri asciutto, è pur sempre asfalto bagnato, meno infido di quello normale ma…). Inoltre, per ragioni tecniche, spesso il drenante non si può posare sui viadotti, per cui sui tratti non di pianura c’è sempre un pericoloso alternarsi di drenante e tradizionale.

  • alexmrg |

    Anche le telecamere per la retrovisione sembravano (all’epoca) poco probabili, ma poi sono state disciplinate in via regolarmentare (UNECE 46): è sufficiente che gli Enti competenti portino avanti l’istanza.

    Per quanto riguarda la variabilità di caratteristiche, non esistono problemi in fase di omologazione a definire uno standard univoco.

    Infine, per il parco già circolante non si può certo pretendere il retrofit, ma del resto per molti aggiornamenti regolamentari vale lo stesso principio (vedi proposta di introduzione obbligatoria del ESP): in ogni caso, sempre meglio che nulla.

    [risponde Maurizio Caprino] Ma un conto è omologare un dispositivo, un altro è giungere a imporlo di serie.

  • alexmrg |

    Interpretazione:
    effetto della cattiva abitudine politica di interpretare un problema tecnico (la circolazione stradale) in chiave legale (burocratica) associata alla pessima cultura (sempre politica) che si illude di poter risolvere ogni problema con la repressione ponendo a carico del singolo ogni anomalia (tralascio considerazioni psico-pedagogiche in materia, ma chiunque si sia trovato a gestire anche soltanto i propri figli comprende bene cosa intendo).

    Proposta:
    visto che le condizioni ambientali avverse sono l’unico caso (statisticamente dimostrabile) di necessità di un limite di velocità superiore assolutamente rigido (nessun conducente è in grado di stimare, nemmeno lontanamente, lo spazio di arresto in funzione del coefficiente di aderenza) ribaltiamo l’approccio da burocratico a tecnico;
    dal momento che si stanno sempre più diffondendo (almeno come optional) i sensori di pioggia per l’azionamento automatico del tergicristallo, basta renderli obbligatori ed utilizzare il segnale di uscita per pilotare la limitazione di velocità attraverso la centralina motore (costo di fatto nullo se il sensore era già previsto come equipaggiamento); analogo approccio in caso di pericolo di ghiaccio (segnale di uscita del termometro aria esterna del climatizzatore, questo sì previsto ormai quasi da tutti).

    [risponde Maurizio Caprino] Questioni giuridiche a parte (tra cui il fatto che le dotazioni obbligatorie delle autovetture ormai non possono più deciderle gli Stati ma sono oggetto di direttive Ue), c’è un problema tecnico che non mi sembra da poco: i sensori pioggia che comandano i tergicristalli non hanno tutti la stessa sensibilità. Ho provato più auto dotate di questo dispositivo e ho sempre avuto la sensazione che su alcune fossero troppo sensibili, su altre troppo poco. Anche a parità di sensibilità, il loro funzionamento varia secondo l’area in cui si concentrano le gocce d’acqua: può capitare che tardino ad "andare" nell’area su cui agisce il sensore, mentre una semplice rugiada depositata nel punto giusto può attivare il dispositivo. E poi, cosa facciamo con le decine di milioni di auto circolanti ancora sprovviste di sensori?

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