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La patente a 16 anni sembra europea, invece sarà all’italiana

In questi giorni si è tanto parlato della “patente a 16 anni” prevista dal Pacchetto Bianchi. C’è chi ha esultato al grido “la stavo proponendo da vent’anni, era ora di seguire l’Europa” e chi è fermamente convinto che gli adolescenti siano già abbastanza “bulli” per dar loro anche un volante in mano. Nel frastuono, mi pare non sia emerso il fatto più importante: fatta come prevede il Pacchetto Bianchi, la “patente a 16 anni” non sembra una cosa tanto seria. Quindi, bulli o non bulli, rischia di dare cattivi risultati per tutti (un po’ come negli Usa, si veda il sito www.asaps.it). Tranne che per le case automobilistiche, che forse –grazie anche ai nuovi limiti di potenza per le auto guidabili dai neopatentati (si vedano il post del 17 marzo nella sezione “Novità” e “Il Sole-24 Ore del Lunedì” di domani)- venderanno qualche utilitaria in più.

Il problema è che il Pacchetto Bianchi prevede un meccanismo troppo simile a quello del foglio rosa che si prende per esercitarsi a 18 anni: se il Senato non apporterà alcuna modifica al testo approvato dalla Camera, si potrà guidare un’auto semplicemente portandosi accanto un patentato “esperto” (cioè semplicemente che abbia la licenda di guida da almeno 10 anni). Le uniche differenze sono l’obbligo di frequentare un minicorso in un’autoscuola e di aver già conseguito la patente A (quella per la moto). Ma il grossopratica la si farà solo nelle guide col patentato esperto: in genere un parente o un amico. E qui l’esperienza del foglio rosa insegna che il patentato tende a trasferire al ragazzo tutti i suoi difetti, che poi sono quelli tipici degli automobilisti italiani: ignoranza (delle regole del Codice e della tecnica di guida), distrazione e imprudenza. I più avveduti tra i titolari di autoscuola lo sanno e per questo –sottovoce- criticano il Pacchetto Bianchi, che pure cerca di compiacere la categoria imponendo l’obbligo del minicorso. Secondo loro, occorrerebbe seguire Paesi come Francia e Austria, dove il patentato esperto viene responsabilizzato: deve fare anche lui un corso, tenere un diario delle guide effettuate dal ragazzo e tornare periodicamente all’autoscuola per discutere su come procede l’apprendimento.