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Non solo Ponte Morandi: le altre macchie della gestione delle infrastrutture sotto i Benetton

Una settimana fa veniva dato l’addio a Gilberto Benetton. Ora si può fare qualche breve e pacata considerazione, che si distacchi sia dall’odio scoppiato sui social media sia dalle risposte della classe dirigente (ci sono vip che hanno parlato di “invidia sociale”) sia dalle amnesie dei media su come le società dei Benetton hanno gestito le infrastrutture che hanno in concessione dallo Stato italiano.

Secondo le verità ufficiali scritte in questi giorni, in queste società Gilberto Benetton avrebbe avuto solo un ruolo da azionista di maggioranza lontano dalla politica romana, estraneo alla gestione quotidiana delle infrastrutture e dal 14 agosto profondamente segnato dal crollo del Ponte Morandi, per il quale autorevoli firme hanno concluso che sarà la magistratura a giudicare.

Tralasciando la complicata questione dei rapporti con la politica romana, va detto che nessuno ha fatto notare altre cose che sono altrettanto vere e che forse avrebbero dovuto preoccupare anche un azionista così distaccato. Perché la tragedia di Genova non è la sola macchia nella gestione delle infrastrutture del gruppo Atlantia che fa capo ai Benetton. Ma questo sembrano ignorarlo o dimenticarlo tutti, dai detrattori più beceri ai difensori più accaniti o interessati, passando per i semplici osservatori.

Ricordiamo quindi:

  • la richiesta di condanna a 10 anni di reclusione (sentenza attesa per il 21 dicembre) avanzata solo pochi giorni prima della morte di Benetton (alla fine di un processo di primo grado durato due anni e mezzo) per l’amministratore delegato Giovanni Castellucci e altri 11 dirigenti (anche alti) per la morte di 40 persone precipitate il 28 luglio 2013 dal viadotto Acqualonga della A16 su un bus non trattenuto da una barriera con ancoraggi corrosi (e la corrosione è un tema ricorrente anche nelle carte dell’inchiesta di Genova) che non era stata cambiata perché Autostrade per l’Italia ha interpretato in modo a sé favorevole la formulazione di l’impegno di riqualificare le barriere che aveva preso con lo Stato al momento di ottenere la concessione;
  • la condanna (solo in sede civile) di Autostrade per l’Italia per la contraffazione del brevetto del Tutor, accertata il 10 aprile scorso dopo che la Cassazione aveva già spianato la strada verso una conclusione così dura e sconcertante, che ha costretto la Polizia stradale a spegnere il sistema qualche giorno dopo e a ripartire solo il 27 luglio e con una versione ridotta a una trentina di portali (un decimo del totale precedente), rimediando una figuraccia; vicenda nata per non aver voluto riconoscere qualche centinaio di migliaia di euro a un piccolo imprenditore che aveva registrato il brevetto e ingrossatasi per non aver pagato un altro piccolo imprenditore che per Autostrade aveva sviluppato il software del Tutor;
  • le indagini su alcuni dirigenti di Autostrade per l’Italia per l’affidamento di alcuni lavori a imprese legate ad ambienti camorristici, che hanno assemblato e installato in modo non corretto cavalcavia, portali segnaletici, pensiline di caselli e barriere antirumore, tanto che un portale è crollato e un cavalcavia è stato sequestrato per mesi (l’udienza preliminare si terrà a Roma il 6 dicembre); solo uno, un “pesce piccolo”, è stato rimosso spontaneamente da Autostrade per l’Italia (trasferendolo in una concessionaria più piccola del suo stesso gruppo), altri sono ancora al loro posto tanto da essere ora indagati per il crollo del Ponte Morandi;
  • il crollo del cavalcavia del km 235 dell’A14 il 9 marzo 2017 a Camerano (Ancona), con due morti schiacciati nella loro auto, durante lavori per il rialzo della struttura; colpa dell’impresa esecutrice, che però era stata scelta come subappaltatrice di lavori affidati in house (formula prediletta dalle concessionarie autostradali) alla Pavimental anche per lavori così delicati (tanto più che si svolgevano senza chiudere il traffico);
  • mettiamoci anche l’incendio che la notte del 7 maggio 2015 divampò al Terminal C dell’aeroporto di Fiumicino (facendo andare in tilt per giorni lo scalo più importante d’Italia), dovuto a un semplice condizionatore portatile messo a raffreddare un locale tecnico dove si erano segnalati surriscaldamenti sottovalutati o comunque non risolti, come evidenziò la relazione (piuttosto critica)  della commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro.

Forse ce n’è abbastanza per interrogarsi se tutti questi fatti (e altri che per brevità vi risparmio) siano solo sfortunate coincidenze o siano tenuti insieme da un metodo di gestione. Che magari non nasce da sprovvedutezza o incoscienza, ma dalle clausole blindate della concessione e dalla consapevolezza che per decenni sia la politica sia la pubblica amministrazione non hanno mai seriamente chiesto conto (per i 40 morti della strage del bus, il ministero delle Infrastrutture non fece nemmeno finta di indagare) mentre ora con questo governo almeno qualcosa si è visto (e vedremo se arriverà a buon fine).

Ciascuno si darà la risposta che vorrà. Spero senza volerla gridare in modo sguaiato sui social cadendo nel solito gioco degli estremismi che tutto commentano e poco sanno.

  • Maurizio Caprino |

    Oggi c’è da aggiungere l’imbarazzante vicenda delle dimissioni della consigliera indipendente Tyler-Cagni dal cda di Atlantia: si opponeva alla distribuzione di bonus ai dirigenti almeno ora che il crollo del Ponte Morandi la fa apparire inopportuna. Se n’è dovuta andare via lei.

  • IlPrincipeBrutto |

    >> e dal 14 agosto profondamente segnato dal crollo del Ponte Morandi,
    .
    Non l’ho mai sentito chiedere scusa per i morti. Nessuno di Autostrade l’ha mai fatto. Ci sono voluti giorni, giorni(!) perche’ Castellucci, in una surreale conferenza stampa organizzata a Genova, concedesse al massimo il fatto che “Siamo stati percepiti come distanti dal dolore delle persone coinvolte”.
    .
    A queste lacrime di coccodrillo dei Benetton, mi scusi, non ci si puo’ credere; i loro comportamenti (la festa a Cortina il 15) e i loro atteggiamenti, per non parlare della sconcertante intervista proprio di Gilberto Benetton (qui un riferimento: https://twitter.com/giorgiomeletti/status/1037998320692719616) dicono il contrario.
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    Si sono comportati in modo inumano, senza dimostrare la minima empatia per le vittime, e non fosse solo che per questo meritano a mio avviso tutto cio’ che e’ stato detto di loro.
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    Ad aggiungere danno a danno, tutto lascia presagire che la faranno franca.
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    sicuri si diventa, Ride Zena.

  • Maurizio Caprino |

    Impossibile fare paragoni: in autostrada si paga il pedaggio

  • Tedeschhi giuseppe |

    Se si facesse un paragone fra le mancanze di autostrade e quelle gestite da stato regioni e province credo che la percentuale delle disgrazie sarebbe da uno a cento. Con questo non assolvo nessuno.

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