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Antifurto con un chip identificativo nascosto a bordo e un altro sul libretto: protegge ma porta altri rischi

Interessante la nuova marchiatura antifurto IdentiTag, che si aggiunge all'Identicar sui vetri raccogliendone l'eredità: con 272 euro, si ha un microchip nascosto nell'auto (in un punto che conosce solo il proprietario), uno sul parabrezza e un altro attaccato alla carta di circolazione. Un modo probabilmente efficace per assicurare in chiave moderna lo stesso effetto deterrente che trent'anni fa aveva il riportare in modo indelebile il numero di targa sui vetri, con in più le potenzialità dei micrichip per fornire dati importanti per la sicurezza, come i dati del conducente (compreso il suo gruppo sanguigno). Ed è per questo che – spero – nei giorni scorsi la stampa si è occupata di questo sistema. Ma che cosa succede se si vende il veicolo? o se s'incontra una pattuglia che ha da ridire sul chip attaccato a un documento ufficiale come la carta di circolazione?

In caso di vendita, si spera che il nuovo proprietario venga almeno avvisato della presenza del sistema antifurto, per poterlo eventualmente aggiornare a proprio nome o per cancellare il nome del vecchio proprietario, evitando disguidi che potrebbero anche farlo apparire come un ladro.

Quanto alla carta di circolazione, non esiste alcuna norma che autorizzi a mettere un chip sulla carta di circolazione. Un agente zelante potrebbe quindi ritenere che ciò configuri un'alterazione del documento, che non è punita specificamente dal Codice della strada ma può spingere a segnalare il caso alla Motorizzazione.