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La benzina low cost non fa (sempre) male al motore

Costa poco, ma non è che la sua qualità è inferiore o che addirittura c'è dentro dello sporco che poi fa male al motore? Quando si parla di carburanti low cost (venduti sia da pompe bianche sia da ipermercati sia da alcuni impianti con marchio di compagnie petrolifere) i dubbi sono tanti: sono relativamente pochi i consumatori che sanno che i prodotti in vendita in una qualsiasi zona vengono praticamente tutti dalla stessa raffineria. Ma un conto è ripetere questo e un conto è dire che qualcuno ha condotto analisi di laboratorio (che hanno un costo) per confermare che effettivamente non c'è differenza.

Le analisi sono state condotte dall'associazione di consumatori Altroconsumo e sono pubblicate sull'ultimo numero dell'omonima rivista. Sono lontani i tempi in cui test del genere erano alla portata anche di altre riviste: i media sono onnipresenti nel dare notizie subito, ma non hanno più i soldi per fare gli approfondimenti. E, se nessuno lo fa notare, sarà sempre peggio: la gente è sempre più abituata ad avere "tutto" gratis e non si accorge che questo "tutto" in realtà è vicino al "niente", essendo spesso una ripresa di comunicati stampa (che la gente può leggere anche direttamente sul sito dell'azienda o dell'ente che li scrive) o poco più.

Tornando alla questione prezzo-qualità dei carburanti, non c'è comunque da stare troppo tranquilli per i buoni risultati dei test di Altroconsumo: se il campione fosse stato più ampio, probabilmente sarebbero emersi problemi come quelli che ogni giorno appiedano più di un automobilista. Parliamo di impurità presenti in cisterne sulla cui manutenzione si risparmia troppo e di sostanze aggiunte (dal gestore o dall'autotrasportatore nel tragitto tra la raffineria e l'impianto) per "allungare" il prezioso liquido, rubandone una parte.

Sono comunque problemi che si presentano indifferentemente tra pompe bianche o low cost e pompe con marchio di una compagnia.

  • James |

    Evidentemente il signor Luigi non conosce o non riesce a vedere alcuni costi superiori di compagnie di marca. Pubblicità e marketing sono un costo, gadget e raccolte punti sono un costo, spesso anche il fatto di doversi rifornire di carburanti da determinati fornitori ed a determinate condizioni, mentre le catene di supermercati e le pompe bianche possono andare dove vogliono. La stessa identica questione per quel che riguarda i prodotti dei discount, se la gente avesse un minimo di furbizia e provasse a leggere le etichette (sempre più snobbate ahinoi) si accorgerebbe che molti dei prodotti dei marchi commerciali delle catene e persino nei discount sono prodotti negli stessi stabilimenti dei prodotti a marchio che si pagano fino a due volte di più. Perché si paga, e tanto, il marketing fatto per cercare di convincere i consumatori a comprare proprio quel prodotto. Per carità, che venga prodotto nello stesso stabilimento non significa che sia esattamente lo stesso identico prodotto, ma dato che le etichette sono identiche e dato che anche analisi di Altroconsumo e altre realtà evidenziano come dopo analisi di laboratorio il prodotto “low cost” risulti di qualità pari o addirittura in certi casi superiore a certe marche blasonate…. poi è inutile lamentarsi della crisi, se si vuole mangiare pasta Barilla, fare rifornimento alla Shell, avere l’ultimo iPhone, pensandosi furbi nell’acquistare prodotti più cari e quindi di supposta qualità maggiore. Meditate!

  • Paoblog |

    Nel post viene citata l’assenza di problemi nei test sulla benzina condotti da Altroconsumo, attribuendo il fatto anche al numero limitato di distributori testati; leggendo integralmente l’articolo di Altroconsumo si scopre però che nonostante i pochi campioni esaminati, per il gasolio le cose non filano affatto lisce.
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    Leggo infatti che sono emerse diverse anomalie su questi prelievi ed oltre la metà dei campioni ha uno o più valori fuori norma; nello specifico si parla di 4 pompe bianche (1 a Milano e 3 a Genova) più altre due pompe di marca a Genova.
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    Secondo Altrocosnumo i problemi riscontrati non causerebbero danni al motore, ma resta il fatto che confermano che c’è qualche problema nei controlli e di fatto viene venduto gasolio non in regola.
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    In quattro distributori è stato riscontrato un problema nel punto di infiammabilità che potebbe essere dovuto ad una contaminazione delle cisterne, con presenza di benzina.
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    In tre distributori a Genova invece è stato riscontrata l’eccessiva presenza di biodiesel cosa questa che oltre un certo limite potrebbe causare danni al motore; secondo le Case automobilistiche infatti il limite massimo accettabile è del 7%, anche se si sta cercando di innalzare questo limite, cosa questa ovviamente ostacolata dalle compagnie petrolifere.
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    Un’ulteriore dato anomalo riscontrato è l’eccessiva presenza di batteri, fattore questo non regolato da nessuna normativa, tuttavia sembra che il moltiplicarsi dei batteri possa portare, nel tempo, a problemi di intasamento dei filtri.
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    Infine in una pompa bianca, sempre a Genova (!) è stato trovato un valore decisamente eccessivo di zolfo, circa una volta e mezzo oltre il limite di legge, e quindi questo gasolio non potrebbe essere venduto.
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    Positive invece le analisi circa la presenza di acqua che non devesuperare i 200 mg/Kg. Tutti i campioni analizzati hanno un contenuto decisamente inferiore al limite.

  • Luigi |

    Perché diversi miei amici sono dovuti andare dal meccanico dopo aver messo benzina IES? e l’accertamento ha evidenziato che era stata allungata con additivi impropri (se non acqua)?
    [risponde Maurizio Caprino] Perché è successo uno dei problemi che ho citato nel post. Ma ribadisco che sono problemi possibili con qualunque marchio, perché non conta il prezzo al pubblico, bensì il margine del gestore.

  • Luigi |

    Se si paga poco un prodotto un perché c’è. E’ la stessa storia dei discout alimentari: è monnezza. Stessa cosa dicasi per i prodotti petroliferi: è monnezza.
    [risponde Maurizio Caprino] No, nel caso dei prodotti petroliferi le low cost si basano sul fatto che smerciano di più e per questo ottengono condizioni più favorevoli dalle raffinerie. Gli impianti “normali” incassano di più, ma pagano anche di più il prodotto. Dunque, il margine è analogo ed è analogo anche il rischio.

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