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Nuove regole patenti: il pasticcio-sanzioni è colpa di Palazzo Chigi

Sobrietà, predica Mario Monti ai propri candidati alle elezioni. E di sobrietà Monti faceva quasi ostentazione fino a qualche mese fa (e certamente prima del 7 dicembre, quando ha portato alla prima della Scala la moglie vestita con un abito creato per l’occasione). D’altra parte, lui è sempre stato così: lo ricordo da commissario Ue alla Concorrenza, mentre stava studiando la liberalizzazione del mercato auto (passata alla storia proprio come Regolamento Monti). Viaggiava ben confuso tra i passeggeri di un Bruxelles-Milano su cui volavo anch’io e rifiutò di dire anche mezza parola su ciò che stava portando in porto. Il fatto di essere avvicinato da un giornalista gli piacque poco, tanta era la sua sobrietà.
Ora, in campagna elettorale, è tutto diverso e Monti si è messo a straparlare come tutti i leader politici. Ma, soprattutto, pare non essersi reso conto che attorno al suo ufficio di sobrietà non ce n’è ancora abbastanza.
Non saprei come spiegarmi altrimenti il fatto che il decreto correttivo delle nuove regole sulla patente è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre ed è stato inoltrato al Quirinale (per la firma del Capo dello Stato) solo il 10 gennaio. Necessità di approfondimenti giuridici e di drafting o ferie natalizie godute in pieno nello staff che si occupava della questione, con buona pace della sobrietà e dell’efficienza?
Quale che sia la risposta, il risultato è sotto gli occhi di tutti: un correttivo pubblicato solo in extremis, che per questo non è entrato tutto in vigore ieri ma lo sarà solo il 2 febbraio. Nel frattempo, le forze dell’ordine avranno difficoltà ad applicare le sanzioni. Il caso più clamoroso è quello dei ragazzi che guidano una moto piú potente e grossa di quanto consentito dalla loro patente: nel valzer delle nuove norme, se lo fanno fino al primo febbraio, resteranno completamente impuniti.