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Poche scuse, la Cassazione ora stanga i gestori delle strade pericolose

C'era una volta un'Italia dove ti capitava un incidente e ti sentivi dire che non valeva nemmeno la pena indagare sulle responsabilità della strada, perché non si sapeva nemmeno chi ne fosse l'ente proprietario. Oppure dove ti sentivi rispondere che la gomma abbandonata sull'asfalto che hai urtato rovinandoti l'auto (quando va bene) era lì da ore e tu sei l'unico idiota che non l'ha vista. Quest'Italia c'è ancora, non crediate. Però da qualche anno la Cassazione è diventata meno permissiva. E lo ha confermato con due sentenze depositate negli ultimi due giorni.

La prima, depositata l'altro ieri, dà al gestore autostradale la responsabilità per non aver rimosso in maniera adeguata un copertone (completo di cerchio, mica una cosa da nulla) perso da un tir. Era successo, sulla Savona-Genova, che due veicoli avevano urtato il copertone ore dopo che Autostrade per l'Italia era stata avvisata del problema. Il gestore ha obiettato di essere intervenuto mettendo "in sicurezza" la carreggiata. Tanto in sicurezza che poi ci sono stati gli incidenti che abbiamo citato. In realtà, dagli atti del processo, pare che il copertone non sia stato rimosso, ma semplicemente accantonato vicino alla carreggiata, in un punto dove fatalmente qualche altro veicolo può averlo colpito facendolo tornare di rimbalzo tra le corsie di marcia. Nei precedenti gradi di giudizio, era passata la tesi surreale secondo cui – su un'autostrada così trafficata – un oggetto non ancorato a terra resta immobile anche dopo essere stato urtato da un corpo ben più pesante, come può essere un veicolo. Tra una sottigliezza giuridica e l'altra, la Cassazione ha affermato il principio di buonsenso secondo cui un intervento di messa in sicurezza deve essere davvero tale e non una presa in giro. Tanto più in autostrada, dove paghiamo un pedaggio anche per questo.

La seconda sentenza è stata depositata ieri e riguarda un caso doloroso e non così raro come si può pensare: una persona che perde le gambe perché un guard-rail di vecchia concezione o montato male è entrato come una lama in un veicolo che aveva sbandato. Capita soprattutto sulle "strade di nessuno", arterie di solito secondarie dismesse negli anni dall'Anas e affidate agli enti locali senza un formale passaggio di consegna. Oppure appena costruite e aperte al traffico "provvisoriamente" senza che nessuno le affidasse formalmente a nessuno. In casi come questi, vige la "prassi del buon cuore": un gestore (di solito, l'Anas) si prende cura della strada, ma solo saltuariamente e compatibilmente con risorse finanziarie che non servono nemmeno a mettere a posto la propria rete "ufficiale". Il caso dell'ultima sentenza riguarda proprio un tratto dismesso, dove l'Anas di fatto interveniva ancora "a suo buon cuore", ma non ha notato (o non ha fatto mettere a tempo a sistemare) un guard-rail che era finito orizzontale, diventando una lama. Lo sventurato che ci ha sbattuto sopra (e che ha pagato un'imprudenza di guida con le gambe, mentre normalmente avrebbe potuto cavarsela con uno spavento e un danno all'auto) è riuscito a ottenere giustizia a 22 anni dall'incidente, dopo anni passati a capire se la responsabilità di quella lama fosse dell'Anas o del Comune. La Cassazione ha detto che la colpa è dell'Anas, che continuava a manutenere la strada, sia pur saltuariamente. Un'altra sentenza che spinge a fare finalmente le cose per bene, almeno dal punto di vista burocratico. Quanto all'attenzione ai "dettagli" di sicurezza da parte dell'ente proprietario e ai soldi per metterli a posto, beh, questa è un'altra storia.