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Caschi per bici pericolosi. Il costruttore li ritira con tante scuse

Negli stessi giorni in cui si riaccendeva la polemica sull'uso del casco che si vorrebbe obbligatorio anche per i ciclisti, un produttore di elmetti di questo tipo avviava una clamorosa campagna di richiamo. Clamorosa perché è bastato un test di Altroconsumo per indurre l'azienda, la Rudy Project, ad intraprenderla, nonostante quei caschi avessero ottenuto la regolare certificazione da parte di un ente terzo. Completano il tutto tante scuse ai clienti e ringraziamenti ad Altroconsumo.

Che differenza con il caso dei caschi moto, sollevato oltre due anni fa sempre da Altroconsumo.

I produttori di questi caschi hanno sempre negato che ci fossero anomalie e non si è mai saputo di preciso come sia andata a finire: insabbiamento del caso o errore di Altroconsumo?

Tornando ai caschi per bici, che bello sarebbe stato se il problema fosse stato scoperto da un organo dello Stato. Perché, per qualsiasi prodotto, la normativa (europea) demanda allo Stato la vigilanza per evitare che in commercio finiscano prodotti difettosi e/o pericolosi.

  • Roberto Monaci |

    Seguo il mondo dei caschi da moto, da sci e da ciclo dal 1985 e ne ho viste di tutti i colori: Sono titolare di brevetti di materiale composito ad elevata resistenza agli urti, ma costa un po’ di più del polistirolo universalmente usato, lo stesso delle “cassette da pesce”. Basterebbe che in occasione di incidenti venise sequestrato il casco, sigillato e sottoposto a test di verifica, presso enti diversi da quelli di omologazione, per vederne di tutti i colori; e contribuire alla moralizzazione del settore. Tel 336 366 150

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