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E il vigile lavora per l’Anas? Così affonda l’uso delle multe per aggiustare le strade

Bobo Maroni e Altero Matteoli hanno sulla scrivania una questione scottante. Mentre i giornali li descrivono alle prese con ben altro (per Maroni il tentativo di succedere a Bossi alla guida della Lega, per Matteoli il presunto coinvolgimento in storie di appalti), devono decidere se affossare la devoluzione del 50% degli incassi autovelox alla messa in sicurezza delle strade. Una devoluzione stabilita un anno fa dalla riforma del Codice (contro i Comuni che usano i controlli di velocità solo per fare cassa) e ancora inattuata, ma che ora appare anche inattuabile. Sia tecnicamente (e questo sarebbe il meno) sia politicamente.


Tecnicamente ci sono problemi perché, per come è formulata, la norma non sarebbe applicabile alla rete Anas e per altri aspetti di dettaglio, che hanno spinto i tecnici dei due ministeri coinvolti (Infrastrutture e Interni) a fare una segnalazione ai loro ministri (Matteoli e Maroni, appunto). Politicamente perchè i Comuni stanno premendo parecchio per far abortire la cosa e perché, in ogni caso, la norma disincentiva i controlli: mentre con l'assetto attuale di fatto gli introiti restano a chi effettua il controllo (allo Stato per gli organi di polizia statali, agli enti locali per gli organi locali), con la riforma in non pochi casi si finirebbe per lavorare procurando soldi ad altri. Troppo, in un'Italia già individualista dove oggi ognuno deve disperatamente far quadrare i propri conti.

Per questo, scommettiamo che Maroni e Matteoli si convinceranno a gettare a mare la devoluzione del 50%? Tra l'altro, la cosa viene anche bene dal punto di vista procedurale: la devoluzione – secondo l'articolo 25 della riforma – dovrebbe essere attuata con un decreto ministeriale che regola pure la rendicontazione dell'impiego degli introiti (per garantire finalmente che vadano a finalità di sicurezza per le quote previste da sempre dal Codice e sempre ignorate) e le modalità tecniche di effettuazione dei controlli (dove mettersi, come rendersi visibili, come fare in modo corretto il contratto di noleggio delle apparecchiature eccetera).

Questo decreto avrebbe dovuto essere emanato addirittura a ottobre 2010 – dispose la riforma anche se già dall'inizio nessuno ci credeva – ed è praticamente pronto in tutte le parti, tranne appunto quella della devoluzione. Prima di essere emanato, il decreto deve passare dalla Conferenza Stato-città-autonomie locali, che ovviamente (rappresenta i Comuni) sarà ben lieta di dare l'ok a una versione che non contiene la devoluzione. O no?