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La guida sicura entra in azienda. Ma chi controlla la stanchezza del guidatore-lavoratore?

Quando ho iniziato a fare questo mestiere, a metà anni Novanta, la sicurezza sul lavoro si manteneva rigorosamente all'interno della fabbrica o dell'ufficio: ai dipendenti che, viaggiando spesso su strada, chiedevano vetture dotate di airbag o corsi di guida sicura, le aziende – confortate dai loro legali -rispondevano che i loro obblighi sull'argomento si esaurivano con la fornitura di auto regolarmente omologate (cioè di qualsiasi modello fosse in commercio, nonostante avesse dotazioni di sicurezza scarse e risultati disastrosi nei crash-test). Una posizione strumentale, perché si sa benissimo che i requisiti minimi per ottenere l'omologazione sono ben più bassi rispetto allo stato dell'arte. D'altra parte, spesso erano strumentali pure le richieste dei dipendenti, che in realtà miravano ad avere auto di maggior pregio e a divertirsi un po' in pista. Sia come sia, erano poche le aziende che curavano la dotazione delle vetture di servizio e la formazione dei dipendenti alla guida. Tanto che all'epoca se ne dava notizia come di realtà lunari.

Poi ci si è accorti che gli infortuni sul lavoro sono in realtà costituiti per una buona metà (il 52%, secondi gli ultimi dati Inail) da incidenti stradali. L'accento mediatico-politico sulle morti bianche e la sagace azione promozionale delle scuole di guida sicura ha fatto il resto. Così oggi le aziende attente, pur non essendo ancora moltissime, non sono poi così poche. L'attenzione spazia dai piccoli "regali" che però – guardacaso – favoriscono la produttività (il vivavoce bluetooth, per fare le telefonate in viaggio, che però possono distrarre) ai 2-300 euro di un corso di guida sicura. Che non è più una cosa da pochissimi eletti, ma può diventare persino un'iniziativa finanziata da un'associazione di categoria: sta accadendo in queste settimane alla Eli Lilly Italia, che – come segnala Paolo Giachetti – con l'aiuto di Confindustria Firenze e Fondimpresa (più l'associazione Lorenzo Guarnieri) ha in programma di formare i suoi 500 dipendenti che utilizzano auto aziendali in tutta Italia. Tanto che i corsi si terranno tra Vairano (Pavia), Siena, Anagni (Frosinone) e Binetto (Bari).

Tutto bene, dunque? Bisogna vedere.


Per esempio, ricordo che una dozzina di anni fa mi occupai di una multinazionale che faceva da pioniera in questo campo e non si limitava certo ai corsi per i guidatori e alla dotazione di sicurezza dei veicoli. Si arrivava persino a "ingerenze" nella pianificazione dei viaggi, vietando di percorrere oltre 300 (spero che la memoria non m'inganni) chilometri al giorno: al 301esimo o giù di lì, scattava l'obbligo di pernottamento fuori. A spese dell'azienda, ovviamente. Insomma, un'esplicita rinuncia a "sfruttare" il lavoratore. Che poi era un modo per evitargli di sovrapporre la stanchezza della guida a quella degli impegni di lavoro veri e propri. Quante altre aziende ne tengono conto? Quante, invece, premono direttamente o indirettamente per comprimere la durata delle trasferte? E quella stessa azienda, ora che con la crisi le vacche grasse sono finite, avrà ancora quelle stesse regole?

  • GoldWing98 |

    La Pubblica Amministrazione ha risolto in maniera radicale il rischio guida: ha vietato (almeno in molti casi) l’utilizzo del mezzo proprio per recarsi al di fuori del luogo abituale di lavoro (per motivi di servizio). In questo modo, siamo costretti a prendere il treno e, poichè ovviamente in questo modo il viaggio dura di più, a pernottare fuori.
    Risultato: spendiamo di più, alla faccia del risparmio (che è la motivazione ufficiale di questo divieto).

  • Giorgio Marcon |

    Ma non c’è nessun problema, il nostro progetto, funziona anche per l’industria. Il Riflessometro, darà la possibilità di verificare l’idoneità ma anche la stanchezza, basta un piccolo test.
    I prossimi giorni, presenteremo il sistema per l’industria, nel sito http://www.riflessometro.it/ verrà inserito il video con prova pratica del progetto che serve sia per l’industria, locali pubblici, scuola guida, e per tutte le attività a rischio, anche per la stanchezza.

  • diana |

    Nella ns azienda la procedura vieta di sommare ore di guida a ore di lavoro oltre una certa soglia – soprattutto se si tratta di attività faticosa. Il capo sa quante ore di lavoro più o meno ci vogliono, sa quanto il luogo è distante e si prende la responsabilità (proprio dal punto di vista della sicurezza) di autorizzare il piano di trasferta con guida di auto aziendale.
    Piccola nota: tempo fa le auto aziendali -in leasing- erano senza autoradio e dovevamo contattare i colleghi in ufficio (con il telefono di servizio) per sapere se vi erano problemi di traffico. Non so se alla fine hanno davvero risparmiato..

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