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L’incidente di Cittadella: effetti collaterali del linciaggio dei semafori

Un padre morto con i suoi figli piccoli. Un bilancio troppo pesante per un breve tragitto intorno a casa per andare a sbrigare commissioni. Ma forse è proprio la fretta di fare tutto (o di riportare a casa un bimbo che faceva i capricci, chissà) ad aver causato l'incidente: il papà ha deciso di superare la coda (un elemento del paesaggio della pianura veneta, dove l'economia ha portato paesi, centri commerciali e zone industrial-artigianali a crescere troppo rispetto alla modestia di politica e società civile nel gestire il territorio) e si è imbattuto in un camion che arrivava in senso opposto. Un comportamento comunissimo nell'Italia della patente a punti che non funziona. E, soprattutto, un'infrazione della cui gravità pochi si rendono conto: le autoscuole la incasellano burocraticamente nella voce "sorpasso in prossimità d'incrocio", per preparare gli allievi a superare i (perlopiù) inutili quiz d'esame nel modo sicuro e meccanico che la gente richiede.

Ma in questo incidente ha giocato un altro elemento: il fatto che il semaforo fosse spento. "Lo accendono solo nelle ore di punta e quando è spento la gente corre", ha spiegato un cittadino del posto al tg. Forse la scelta di limitare l'orario di fuzionamento del semaforo è legata alle polemiche che da anni agitano molte comunità di quel Veneto di pianura, dove molti sono riusciti anche a comprarsi l'auto da 200 cavalli, ma la viabilità è ingarbugliata come quella di un unico centro urbano lungo un centinaio di chilometri, salvo piccoli tratti comunque dritti e quindi noiosi da percorrere. In questo contesto, non pochi sindaci (se per far cassa o per arricchirsi personalmente dovrà dirlo la magistratura) hanno calcato la mano con controlli automatici senza dare conto delle loro scelte (sono stati scelti gli incroci più pericolosi o solo quelli più redditizi?) e lasciando le strade com'erano, la gente si è arrabbiata tanto e talvolta i Comuni hanno fatto una marcia indietro precipitosa per paura di conseguenze giudiziarie e politiche.

In questo miscuglio di carenze strutturali, indisciplina e controlli usati male, è difficile – forse anche inutile, ormai – dire di chi sia la colpa prevalente. L'unico dato certo è che il problema è serio e non si risolve in breve tempo, posto che non si può radere tutto al suolo. Quel padre e i suoi figli ce lo hanno dimostrato.

  • ombrachecammina |

    (“quasi” off-topic)
    aggiornare serve, soprattutto chi ha guidato poco e ha da molti anni vissuto molte revisioni CdS …
    c’e’ gente circolante che e’ “possessore di auto e patente ” che e’ terrorizzato dalle rotonde e preferisce essere guidato su incroci a “rischio zero” governati da semafori che aprono addirittura un flusso direzionale alla volta (cioe’ evitando di lasciare al pilota la gestione di una seppur minima precedenza …)… e non scherzo. A loro scusante sugli incroci, pero’, a volte, ci sono anche “incomprensioni segnaletiche” che inducono questo tipo di pensiero.
    Uno “standard” nazionale di comportamento esiste, ma a volte bisogna ammettere che “interpretazioni locali”, sono presenti e sono da considierarsi sempre quando si viaggia, soprattutto se non si e’ abituati.

  • pisione (ex claudio) |

    Caro Maurizio,
    putroppo queste tragedie (perchè di tragedia si tratta), anche apportando tutte le modifiche alla viabilità possibili ed immaginabili, continueranno ad accadere.Perchè? probabilmente sempre per la solita fretta che attanaglia le nostre vite (non parlo del caso specifico).Certo che se il signore in questione avesse ripettato la coda… lui e suo figlio sarebbero ancora vivi, e noi non dovremmo scrivere.Poi può sempre capitare l’imprevisto, ma intanto iniziando a rispettare il cds (cosa che no sempre riusciamo),qualche risultato si dovrebbe ottenere.
    saluti
    [risponde Maurizio Caprino] Io credo che sempre più spesso il rispetto del Codice della strada non sia solo come il coraggio di manzoniana memoria, cioè una cosa che uno ce l’ha oppure no: ci sono ottime persone che, di fronte al traffico che non consente loro di rispettare tutti gli impegni presi, perdono la bussola. Di fronte a situazioni del genere, o espandiamo oltremisura i controlli automatici in modo che la gente non abbia più alcun margine nemmeno per predere la bussola o miglioriamo la viabilità. Visto che – ragionevolmente – non si può fare né l’una né l’altra (almeno in tempi accettabili), continueremo a tenerci anche l’indisciplina indotta dalle “perdite di bussola” e il relativo aggravio di incidenti.

  • Giorgio Marcon |

    Caro Maurizio,
    non sempre la tecnologia serve, come in questo caso.
    [risponde Maurizio Caprino] Se il semaforo era spento, non si vede come la tecnologia potesse servire…

  • giancar |

    questa volta Caprino ha messo forse troppa carne al fuoco anche se di sicuro ha colpito ancora nel segno.
    Gli incidenti stradali (e le loro nefaste conseguenze) sono oggi causati da un mix di elementi tutti potenzialmente dirompenti.
    L’intenso traffico che scorre sulle strade.
    Il sottodimensionamento di molte arterie in rapporto al volume di utenza.
    La scarsa manutenzione dovuta ad una cronica carenza di risorse.
    La guida distratta di molti, spesso troppo veloce se non sotto l’effetto di ebbrezza alcolica o di sostanze stupefacenti.
    La campagna denigratoria delle istituzioni messa in atto da molti soggetti (presunti difensori dei più deboli) in realtà complici dei contravventori abituali.
    Un sistema di contenzioso scandaloso (falsamente garantista) che ha ridotto ai minimi termini la sicurezza stradale e ridotto sul lastrico le finanze locali, proprio quelle che dovevano garantire gli interventi a salvaguardia della sicurezza stradale.

  • Giorgio Marcon |

    Caro Maurizio,
    innanzi tutto, condoglianze alla famiglia, questi incidenti, possono essere evitati, sopratutto con uomini sulla strada e più controllo.
    I controlli automatici, semplificano solamente gli operatori al controllo, ma non creano educazione, purtroppo, le regole del CDS han cambianto troppo in fretta, senza occuparsi dell’informazione diretta, creando corsi di aggiornamento.
    Propongo, ogni comune dovrebbe farsi carico ogni anno di aggiornare i propri utenti, creando dei corsi adeguati per i già patentati. I corsi nelle scuole di obbligo per i giovani, stanno ottenendo un ottimo risultato, è dalla base che si può creare la giusta informazione. Purtroppo, crescendo, trovano a volte dei brutti esempi, e molti disperdono quanto imparato.
    I corsi di aggiornamento della disciplina stradale, serve a tutti, tutti devono diventare coscienti e conoscitori delle regole.
    L’altro giorno, a un motociclista gli viene ritirata la patente per un anno “sorpasso linea continua in un semaforo con colonna”. Legittima. Lui, non lo sapeva che commetteva un’infrazione, l’ha saputo con il ritiro patente. Tutto ciò dimostra, manca l’informazione diretta.
    [risponde Maurizio Caprino] Ma il controllo automatico dovrebbe proprio garantire la certezza di essere beccati e quindi, prima o poi, il quasi-azzeramento delle infrazioni: l’agente non può esserci sempre (e su questo fanno leva i guidatori), l’apparecchio sì.

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