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Gli acceleratori che si bloccano/2: dopo la Giulietta, occhio a Bravo e Delta

Voi da che parte comincereste se foste nei panni della Fiat nel dover indagare su tutti i modelli alla ricerca di un altro pedale dell'acceleratore che si blocca, come la casa torinese ha dichiarato di fare venerdì, quando è "scoppiata la bomba" sulla nuova Giulietta (https://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/06/gli-acceleratori-che-si-bloccano-ora-la-paura-fa-giulietta-e-la-fiat-indaga-su-tutti-i-suoi-modelli.html#tp)? La risposta non è scontata come sembrerebbe: la Giulietta è una vettura che segna l'inizio di una nuova generazione di modelli italiani e quindi dovrebbe avere poche cose in comune anche con le "cugine" Fiat Bravo e Lancia Delta. In effetti, il pianale è diverso, sebbene sia comunque un'evoluzione di quello che ha esordito a inizio 2007 con la Bravo. Ma tante componenti, soprattutto quelle che non si vedono, sono sempre comuni. Dunque, come scrivono i tedeschi di Auto Bild, ora l'attenzione è puntata proprio su Bravo e Delta. Soprattutto sulla prima: ne circolano tante e alcune sono in dotazione a forze dell'ordine nazionali e locali, quindi può capitare eccome che il pedale dell'acceleratore venga schiacciato a fondo. Se si bloccasse durante un inseguimento, sarebbe un bel problema.

Credo che la delicatezza della questione sia molto chiara ai tecnici Fiat. Per questo, sapremo molto presto se hanno riscontrato il difetto anche su Bravo e Delta: basta tenere d'occhio l'Albo dei richiami del ministero delle Infrastrutture (http://www.mit.gov.it/mit/site.php?p=albric).

  • mario siniscalchi |

    la stampa mondiale ha messo alla gogna toyota; non credo che in italia i giornalisti e gli editori avrebbero lo stesso coraggio nei confronti di fiat.
    [Risponde Maurizio Caprino] Premesso che il coraggio non abbonda di certo nel giornalismo italiano di oggi, credo che in questo caso abbia pesato il fatto che la magagna sia emersa solo su pochi mezzi d’informazione specializzati e non su Ansa e altre agenzie di stampa. E qua emerge l’altro grande problema: i giornali sono perlopiù ridotti a paginifici in cui si copincollano le agenzie. Insomma, basta tenere le redazioni con organici all’osso e si fa tutto con le agenzie, il che elimina alla radice il problema di eventuali censure: non ce n’è nemmeno bisogno se si tengono i redattori a riempire pagine e basta.

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