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Autisti/2 – Al politico non interessa viaggiare sicuro. E allora tagli almeno costi e CO2

Una settimana fa, sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella dedicava agli autisti uno dei suoi soliti affreschi sull'Italia della Casta, quella della politica: in sostanza, attraverso le storie di autisti di personalità varie divenuti a loro volta delle personalità, ha dimostrato che stare a contatto così stretto con gente importante aiuta ad apprenderne i segreti, confessabili e non, confermando che forse tanta cura dei politici nel voler assicurare ai propri autisti un'impunità pressoché totale (come si è tentato di fare al Senato in una fase concitata del Ddl sicurezza stradale) è anche frutto di questa vicinanza.

A furia di stare vicini ai potenti, si può diventare potenti a propria volta. Hanno fatto così leader come Francesco Storace, ministri come Elio Vito e parlamentari non insignificanti, come il siciliano Pippo Fallica, mentre – secondo il "pentito" di mafia Massimo Ciancimino - nell'elenco ci sarebbero persino il presidente del Senato (Renato Schifani avrebbe guidato per l'ex-ministro Enrico La Loggia, pezzo grosso di Forza Italia della prima ora) e l'ex governatore siciliano (dimessosi per mafia), Totò Cuffaro. Pare si sia sempre fatto così: anche Lo Squalo di andreottiana memoria, al secolo Vittorio Sbardella, faceva l'autista a un sindaco di Roma.

In tutto questo articolo, non si accenna minimamente alle capacità di guida di questi autisti. Anzi, si cita la frase dell'ex-tassista Pino Babbini che dice di essere diventato autista di Bossi solo perché faceva politica, "sennò col piffero". Insomma, a chi vota le leggi sulla nostra sicurezza stradale importa ben poco viaggiare sicuro egli stesso. Da questo è partita l'interessante conversazione telefonica che ho avuto con Luca Stilli, segretario del Siar (il Sindacato italiano autisti di rappresentanza).


Stilli voleva ribattere alle accuse che ho rivolto alla sua categoria nei post delle ultime settimane, scritti dopo quell'incredibili emendamento-impunità, poi stralciato dal Ddl. Partivamo da posizioni ben distanti: lui aveva lasciato un paio di commenti improntati alla difesa della categoria, come qualsiasi rappresentante sindacale deve fare. Essendolo stato (obtorto collo) anch'io, so che vuol dire: occorre sollevare fumose e preconcette questioni di principio (per non scontentare nessuno dei rappresentati, che hanno interessi molto sfaccettati) ed evitare di scendere nel concreto.

Durante questa telefonata, ho invitato a scendere nel concreto. E ci siamo trovati d'accordo sulle cose da fare. In particolare abbiamo concordato sul fatto che la stella polare dev'essere proprio la sicurezza: essere certi che gli autisti sappiano davvero guidare, quindi obbligarli a frequentare appositi corsi di teoria (in cui s'impari anche a gestire lo stress, visto che le ore di servizio sono sempre tante e paradossalmente non esistono limiti di tempo di guida e di lavoro come per camionisti e guidatori di bus) e pratica.

Le conseguenze di questo principio sarebbero molteplici. Innanzitutto, non andrebbe riconosciuta a chi svolge già il mestiere la possibilità di continuare a farlo per semplice "diritto acquisito", come di fatto prevede una proposta di legge presentata nell'ottobre 2008 dall'onorevole abruzzese Paola Pelino, che ha raccolto le istanze della categoria per l'istituzione di un albo degli "autisti blu" e finora è rimasta impantanata in commissione alla Camera. La proposta prevede pure che gli esami di qualificazione siano condotti da persone cui non è richiesta competenza tecnica particolare e che gli autisti da qualificare siano scelti tra il personale dalle stesse amministrazioni non si capisce bene con quali criteri.

Sono obiezioni di cui Stilli terrà conto nel suggerire correttivi a quella proposta. Ma, molto onestamente, mi ha avvertito che porteranno a un aumento di costi ben difficilmente sostenibile da parte di Regioni, enti locali e pubbliche amministrazioni. Tanto più adesso che si prospettano ulteriori tagli in bilancio. E allora che si fa? Personalmente, sarei dell'idea di fermare tutto: se non si possono fare corsi seri, niente patente di servizio che consentirebbe di non perdere per lavoro i punti della propria licenza di guida personale. Così gli autisti avrebbero tutte le possibilità di opporsi alle richieste poco ortodosse da parte di presidenti, assessori eccetera: niente corse per saltabeccare da una parte all'altra in tempi impossibili. Sarebbe un'ottima occasione per fare in modo che i politici bonifichino le loro agende da tante comparsate vuote, utili solo alla ricerca del consenso elettorale (il convegno della tale associazione, la festa di quel quartiere, l'inaugurazione di un'opera pubblica insignificante e via così). Contribuirebbero a risparmiare carburante e ridurre le emissioni di CO2. Due obiettivi politicamente corretti, oggi più che mai.