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T-Red riabilitato? Non proprio. Ma il Senato inizia a fare pulizia

Qualcuno mi ha detto che ieri sono stato severo nel mio articolo pubblicato dal Sole-24 Ore per descrivere gli scenari del post-riabilitazione del T-Red. In effetti, lasciavo capire che – contrariamente ai titoloni sparati da "Corriere" e "Repubblica" – il parere espresso dal Consiglio superiore dei lavori pubblici sulle contestatissime procedure di omologazione dell'apparecchio (uno dei più sofisticati e teoricamente affidabili rilevatori di passaggio col rosso al semaforo) non puà essere una vera e propria riabilitazione: le sorti dei controllori, dei loro fornitori e dei multati non possono che essere in mano alla magistratura, che è soggetta solo alla legge e non ai pareri di un organo ministeriale come il Consiglio superiore. Inoltre, facevo notare che il Consiglio non ha fatto altro che giudicare corretta la prassi seguita dagli uffici del ministero delle Infrastrutture quando omologa o approva un rilevatore, ma la vicenda ha ancora punti oscuri.

Il principio-base seguito dal ministero e convalidato ora dal Consiglio è quello di ricomprendere nell'omologazione solo gli elementi essenziali e specifici dell'apparecchio. Dunque, restano fuori i componenti meramente industriali che si trovano normalmente in commercio, come il pc di gestione: basta fissare nei manuali le caratteristiche tecniche minime richieste per far girare il software di gestione. In questo modo, si evita di dover fare un'ulteriore omologazione ogni volta che il modello di pc eventualmente omologato esce di produzione (cosa che nel mercato dell'elettronica capita a ritmi serrati). Fin qui nulla da eccepire, anzi.

Il primo punto oscuro sta nel fatto che non si è entrati nel merito del software di gestione: non è un componente industriale eppure nemmeno quello viene depositato assieme al prototipo da omologare. Il deposito non è richiesto proprio perché il componente è tutt'altro che industriale: è "proprietario", cioè coperto da tutti i segreti di questo mondo e quindi può essere analizzato e fatto funzionare solo con l'intervento del suo stesso costruttore. Tenerlo in deposito – questo deve aver pensato il ministero – non ci dà la possibilità di effettuare controlli autonomi e in più ci espone al rischio di essere citati per danni enormi qualora qualcuno lo asportasse dai nostri magazzini (che non sono certo blindatissimi), impadronendosi dei segreti industriali che racchiude. Ma io credo che sarebbe comunque bene conservare al ministero una copia del software, per cristallizzarne una configurazione e quindi facilitare i confronti in caso di controversie sugli esemplari di quell'apparecchiatura prodotti in seguito. Certo, saranno pur sempre confronti "guidati" dal costruttore, ma intanto gli toglieremmo la possibilità teorica di portarvi una versione del tutto differente da quella regolarmente approvata. Il che giova, quando le cose s'ingarbugliano e scaldano gli animi come in questa brutta vicenda di scandali semaforici.

Altro punto oscuro sinora non toccato dal Consiglio (anche perché è scoppiato sul "cugino" Vista-Red, anch'esso "inquisito) è il "red delay", cioè il tempo di ritardo tra lo scatto del rosso e l'attivazione della telecamera per filmare i trasgressori. In pratica, è la tolleranza concessa a chi – per deficienze proprie, della segnaletica o dell'incrocio stesso) non riesce a fermarsi prima della striscia di arresto. La documentazione approvata da ministero e Consiglio parla di 500 millisecondi, "non modificabili". In alcuni casi, come a Fossombrone, si è scoperto che erano stati modificati, abbreviandoli. In un suo parere, l'ufficio ministeriale competente sulle omologazioni ha scritto che quel "non modificabili" è da intendersi "da parte dell'utilizzatore": l'installatore può impostare variazioni, per meglio adattare l'apparecchio al singolo incrocio in cui viene montato (questi non sono autovelox che basta mettere a bordo strada e vanno, devono essere installati e regolati in base alle caratteristiche del luogo e quasi nessun incrocio è perfettamente uguale a un altro). Tecnicamente è tutto vero. Ma perché non esplicitarlo più chiaramente già nei documenti di omologazione? E, soprattutto, perché non farlo valere anche per gli altri apparecchi?

Probabilmente il ministero non si è posto approfonditamente la questione del software perché non immaginava potessero accadere truffe vere e proprie e perché ha considerato che i vigili devono comunque convalidare le foto guardandosele una per una, facendo venire a galla eventuali anomalie. Ma l'esperienza ha dimostrato che spesso le foto non le convalida nessuno, per cui basta anche un banale guasto per scatenare multe pazze e sospetti di truffa. Non ci si è posti appieno nemmeno la questione del red delay forse perché si presumeva che a monte di ogni installazione (e di ogni incrocio costruito) ci fosse un progetto, che determinasse questo tempo di ritardo in modo specifico per ciascun impianto. Ma l'esperienza ha dimostrato che non è così (anche molti incroci sono stati costruiti "a caso" e non solo nei centri storici) e resta il sospetto che il red delay possa almeno talvolta essere stato accorciato per finalità "meno nobili".

Mi sembrano ragioni sufficienti per ripensare l'intera materia. Una prima occasione per fare qualcosa sono le modifiche al Codice appena licenziate dal Senato: hanno ammesso i count-down (che come all'estero potrebbero aiutare i guidatori meno "dotati" o attenti a calcolare se fermarsi o no quando scatta il giallo) e limitano la possibilità di controlli automatici ai soli incroci documentatamente pericolosi, da far individuare ai prefetti in base a direttive ministeriali che dovrebbero arrivare nei prossimi mesi. Vedremo.

P.S.: a chi avesse visto Mi Manda Raitre del 7 maggio e non avesse letto i miei post dei mesi scorsi in questa sezione del blog dico che un paio di cose che si sono sentite in trasmissione e danno speranze ai multati non sono vere:

– non è vero che la Cassazione ritiene valide solo le multe fatte quando al semaforo è presente un agente (sono state citate una sentenza che risaliva a quando il Codice della strada era diverso e un'altra fatta sbagliando col copincolla, provate voi a sostenere che per un'infrazione commessa oggi ci vuole il vigile e andate incontro a una disfatta, salvo errori dei giudici);

– non è vero che dalle norme di costruzione delle strade emerge univocamente che il giallo deve essere di almeno 9,24 secondi.

  • Lia da Rodi |

    Sicuramente i nostri impavidi cavalieri Marcon e Menegon stanno affilando le armi, studiando a tavolino cos’altro dire o fare per calamitare l’attenzione. Mi rifiuto di credere che la loro fertile fantasia sia in fase di esaurimento pur avendone sparate tantissime. I nostri ne fanno una questione di interesse, di professionalità e di obiettivo da raggiungere o, meglio, di obiettivo (del T-Red) da distruggere e da sostituire con altri obiettivi di altre ditte.
    Nel frattempo, in attesa delle nuove fantastiche dichiarazioni, si impone qualche semplice riflessione:
    1) Marcon. Mi sono informata sull’espressione “tituli” da lui usata, confermandoni nell’amara riflessione che in Italia tutto finisce nel pallone con tutte le faziosità che questo sport porta seco.
    Per restare nel vocabolario evocato dal nostro, posso dire che non è venuta fuori nessuna anzi nessunissima qualificazione professionale del Marcon sicchè possiamo tranquillamente dire che questi possiede “zeru tituli”, zeru tituli” “zeru tituli”. Come volevasi e dovevasi dimostrare. Anche se la dimostrazione era evidente ed elementare. In poche parole, le chiacchiere possono anche destare una qualche curiosità iniziale ma poi chiacchiere restano ed in Italia di chiacchieroni ne abbiamo fin troppi.
    Marcon è amico di Caprino, così lui si dichiara e si qualifica nel suo intervento del 20-5. Ognuno si sceglie gli amici che vuole, ci mancherebbe. E fa anche piacere vedere come un amico difenda un amico. Ma sinceramente mi apparirebbe riduttivo se questa precisazione di Marcon abbia voluto giustificare una sorta di sintonia, altrimenti ibrida, fra lui ed il più qualificato dott. Caprino. Per il resto non lo seguo, anzi riprovo, questo suo precisare che “Maurizio ha le informazioni documentate per farlo” perché saremmo alle solite cose misteriose di taluni che sanno (o millantano) e per questo pretendono di far accettare tesi non documentate agli altri, come me, che non hanno accesso a queste misteriose “cose loro”.
    In data 13-5-10 il Marcon si duole del mio nomignolo dietro al quale io mi nasconderei. Ma non coglie nel segno se è vero come è vero che non sono io a dirmi e pormi come esperta, non sono io a svolgere e ad accreditare un ruolo di rappresentanza addirittura a 360 gradi. Non ho nulla da vendere, nessuna prestazione da offrire e nemmeno ho nespole da far maturare. Molto, molto diversa è la sua posizione che richiede necessariamente pubblicità e visibilità. Confesso che io ne avrei solo paura.
    Marcon mi dà poi un misterioso appuntamento al processo, evidentemente scambiandomi per qualcuno delle parti in causa. Faccia lui, è esperto a 360 gradi. Io penso proprio di non avere tempo e titulo per presenziare a simili spettacoli. Lascio volentieri il campo al Marcon.
    2) Menegon. Continua a fare il vezzoso, addirittura il narciso. Ai suoi numerosi (lui non se ne accorge) aggettivi, attributi ed appellativi che lui si dà, nell’ultima sua esternazione del 23-5 si è aggiunta la definizione di “incantatore di serpenti” e la cosa ci sta ampiamente.
    Ma il fatto è che il personaggio, in questa esaltazione di sé, perde i freni inibitori e si lascia andare, nello stesso messaggio di esternazione, ad altre scomposte autocelebrazioni. Ed allora si definisce anche “romantico perdonista”, parla di ..”romantica esaltazione di attenuanti per la fallace condizione umana”. Insomma il Padre Eterno, il Sommo Giudice. O anche solo una sorta di cavaliere d’altri tempi che non se la sente di infierire (lui essendo troppo grande) contro chi ha sbagliato e, quindi, …..perdona. Sì, signori, Menegon perdona i miseri mortali che, come tali, possono sbagliare. Fantastico! Che uomo! Mi sciolgo davanti a simile grandeur! Ma la cosa più esaltante, direi stupefacente, è la continuazione del suo discorso che nella sua mente, devo supporre, è la logica conseguenza di quanto appena detto in termini di perdono. Dunque perdono per chi ha sbagliato e quindi (ripeto: quindi) condanna per chi non ha sbagliato. E condanna senza ma, senza appello, senza ascoltare il condannato. Il Menegon infatti al riguardo si autodefinisce perentoriamente e semplicemente “intransigente”. L’agghiacciante linearità del discorso appare in tutta la sua crudele perversione laddove il nostro attacca e mette al rogo il titolare del T-Red in perfetta linearità con l’obiettivo finale (l’osso da aggredire) realmente perseguito. E ciò dopo che io ho letto scritti di Menegon che parlavano di T-Red nettamente superiore agli altri apparecchi, di apparecchio garantista per gli automobilisti, regolarmente omologato, ecc,. ecc. E dopo aver letto che il Ministero, pur sotto la pressione della Procura, e dopo un anno di accertamenti, ha confermato la perfetta regolarità ed avvenuta omologazione del T-Red. Dopo aver letto io, sempre su Internet, che veniva imputata all’ing. Arrighetti la mancanza del deposito delle spire che si affogano nell’asfalto laddove la caratteristica tecnica innovativa è proprio la mancanza ed il superamento delle spire ossia come una cinecamera digitale che ovviamente non usa il rullino e la nostra intelligence investigativa pretende la presenza del rullino e simili altre amenità lette, scritte e comunque conosciute anche dal signor Menegon. E pure da Marcon e da Caprino.
    Alla fine, per la detta mancanza di freni inibitori, il Menegon scopre i suoi reali obiettivi e così si inventa letteralmente colloqui fra 2 ubriachi (ing. Arrighetti e ing. Arrighetti) dei quali infatti, pur da me richiesto, non fornisce le fonti. E’ ben vero che nel frattempo ha assunto le difese (si fa per dire, non so cosa possa difendere un simile esperto) del Cairoli ma a tutto c’è un limite ed anche la mia modesta conoscenza tecnica si ribella all’indecenza di un simile deplorevole comportamento. Oggi, sempre quale contenuto dell’ultima esternazione del Menegon del 23-5 su questo portale, leggo che il T-Red è “un accrocchio tra elementi fungibili”, che Arrighetti non è Maria Goretti (n.d.r.: che è una santa) secondo la stessa formula per cui di uno stupratore di minorenni o di un assassinio seriale diciamo che “non è un santo”.
    Dite voi. Dica il nostro Caprino (pur amico sicuramente di Menegon, al pari di Marcon). Io modestamente inorridisco, mi vergogno, mi disgusta vederlo pervicacemente colpire l’ing. Arrighetti.
    Ma non è finita circa la sfrenata esaltazione del Menegon. Sempre nell’ultimo suo intervento del 23-5 (vedete un po’ quanta roba in un solo messaggio), a proposito degli altri che si interessano del problema, il nostro Sommo dice che sono “…solo nanerottoli che non si documentano, che non studiano, che non leggono. Non leggono i Magistrati, non leggono i politici , quando leggono poco capiscono. E poi i furbi, due esimi professori del Politecnico di Milano, hanno scritto per Arrighetti che la sincronizzazione del T-Red è software e non hardware. Buona fede? No solo vergogna”.
    Cioè per Menegon:
    Arrighetti è un delinquente, il T-Red è un accrocchio, gli altri che trattano l’argomento sono nanerottoli, gente che non studia, non legge, i magistrati non leggono, i politici non leggono, i politici capiscono poco, i 2 professori del Politecnico di Milano sono 2 furbi, i 2 professori non sono in buona fede, i 2 professori si devono vergognare, hanno taciuto, mentito, dichiarato il falso.
    Chi capisce tutto, sa tutto, ha capito tutto, legge costantemente, si aggiorna, conosce tutti i colpevoli (di cosa poi?), è onesto, non furbo, gigante, dice il vero, non tace, non mente, non dichiara il falso, è corretto, buono, compassionevole, romantico, ecc. ecc. ecc.? Ma ovvio: lui, il solo, l’inimitabile, l’ing. Menegon, l’ipse dixit dell’era moderna e della realtà virtuale.
    Del Menegon, sempre sul suo sito, ho letto i suoi commenti, osservazioni, controdeduzioni alla CTU di Novara. Non sono una tecnica ma ho certamente pure grossi limiti intellettivi e di valutazione se, pur interpellando alcuni miei amici consulenti tecnici del giudice, ho concluso (e con me le persone interpellate) che le “riflessioni” del Menegon sono pura spazzatura. Nessuna valenza tecnico-valutativa, nessuna risposta o contributo ai quesiti posti dal Giudice. Personalissime, stravanti, non pertinenti osservazioni. Che abbia avuto ragione il Marcon sull’equilibrio mentale del Menegon?
    Sempre sul sito del Menegon, a proposito del famoso, relè, ho letto che questo è elemento essenziale. Ma cosa vuol dire essenziale? Anche la spina bipolare o tripolare è essenziale, anche il cavetto della corrente è essenziale, anche le batterie di una macchina fotografica sono essenziali. Senza queste essenzialità infatti l’apparecchio elettrico non funziona, la macchina fotografica non funziona, il frullatore non frulla. E questo vale per interruttori, fusibili, lampadine e quant’altro che la mia ignoranza non sa ipotizzare. Perché il Menegon non mi dice se il relè è un elemento tassativamente, specificatamente, nominativamente, elencato in qualche norma come elemento essenziale da depositare al fine dell’ottenimento dell’omologazione? E mi dica ovviamente anche la norma. Se è così gloria e scuse al Menegon ed anche al meno titolato Marcon, cenere sulla testa di me dubbiosa e si tifi pure per la condanna del colpevole. Ma se così non è allora è sconforto assoluto, è miseria morale, è gratuita volonta omicida. E’ vergognosa opera di sciacallaggio. E’ prostituzione intellettuale.
    Un’ultimissima e minore osservazione. Sempre nella sua ultima in data 23-5 il Menegon sostiene la stravagante tesi secondo la quale solo i suoi clienti Cairoli, Cavagnetto Parrasia, ecc. hanno titolo per esprimere dubbi sulle incompatibilità etico-professionali del suo operato. Cioè il nostro si pone costantemente in pubblico, ha un sito tutto a suo nome dove imperversa, arringa, condanna, critica, sentenzia, insinua, blandisce, promette, invita al confronto, ecc. ecc. Ma se un qualunque lettore o visitatore fa un rilievo qual è la risposta? Diventa mio cliente, paga, e acquisirai il diritto a formulare una qualche riserva. Fatemi capire, aspetto chiarimenti su questo punto e su tutto il resto dai vari lettori relativamente a questo sedicente tutto. Ditemi che non esiste un mercato sul quale si vende la coscienza ad un tot al chilo.
    5-6-2010
    Lia da Rodi

  • Antonio |

    Ben tornata Lia
    Lo dico senza sarcasmo, gran parte delle sue perplessità penso possano essere condivise dai più, pur prevalentemente errate.
    Non rispondo sugli aggettivi adoperati per definirmi, possono essere anche tutti veritieri ma ciò è irrilevante, del resto ognuno è anche come viene visto.
    Ne aggiungo invece un altro, sono intransigente, atteggiamento parzialmente temperato da romantica esaltazione di attenuanti per la fallace condizione umana. Salvo comprovata e reiterata cattiva fede.
    Sul punto
    Considero il Tred ancora la migliore tra le apparecchiature finalizzate esistenti sul mercato.
    Siccome il Tred è un accrocchio tra elementi fungibili, fa differenza il software,questo ha trasformato un rospo in un principe. Onore ad Arrighetti, che non è Maria Gorretti.
    Su campo il Tred ha evidenziato diverse debolezze, tuttavia nessuna di queste ha esitato in fotogrammi che rappresentano realtà inesistenti.
    Relè, temperatura, ed ogni altro mal funzionamento hanno incidenza solo per un profilo di economia della fase di validazione,comprimendo il numero dei fotogrammi da verificare.
    Potrebbe ben essere che tutte le auto in transito siano fotografate più volte, non servirebbero relè spire o movie,dovremmo però scartare il 99,5% dei rilievi sobbarcandoci un compito assai gravoso. Eventuali mal funzionamenti impediscono solo di documentare tutte le infrazioni commesse, molte sfuggono.
    Fotogrammi con elementi contraddittori od insufficienti vanno scartati, la causa cercata al solo scopo di migliorare l’efficienza.
    Per tutte le apparecchiature installate,di qualsiasi tipo o marca i dati sono nel 99,9% raccolti e trattati da ditte private,in mancanza di previsioni di legge contrarie, in mancanza di prescrizioni nelle omologazioni. Sul Tred, analisi approfondita del processo non ha ad oggi evidenziato interventi di manipolazione dei fotogrammi od uso improprio della procedura. Questa procedura è stata aggredita dall’utente in modo strumentale sostenendo che i dati devono essere trattati solo dalla pubblica amministrazione. Dissento per due motivi, la produttività delle amministrazioni è tendente a zero, gli atti dimostrano che le amministrazioni ancor più delle ditte private attraverso negligenze finalizzate ed abusi fanno largamente peggio delle ditte private.
    La mancanza di controlli da parte delle organizzazioni dei consumatori, che hanno interesse contrario è il vuoto da colmare. La mancanza di controllo e rispetto di norme e leggi in previsione federali, operata verso i Comuni con interesse territoriale contrario all’interesse collettivo è il vuoto da colmare.
    Cara Lia, faccio ancora il falegname e non sono un gigante, intorno però nanerottoli che non si documentano,che non studiano, che non leggono. Non leggono i Magistrati,non leggono i politici, quando leggono poco capiscono.
    E poi i furbi, due esimi professori del Politecnico di Milano, hanno scritto per Arrighetti che la sincronizzazione del Tred è software e non hardware. Buona fede? No solo vergogna.
    Ricapitoliamo,Arrighetti è sottoposto a misura cautelare.
    Ingiusta.
    La misura cautelare è disposta sulla base di opinabili conclusioni tecniche di parte (Procura e CT della Procura) in assenza di contraddittorio. Ad Arrighetti imputato la legge consente di fare quello che vuole a sua difesa, tacere mentire, giurare il falso.
    Una facoltà che non è concessa ai due del Politecnico di Milano.
    Su un errore Arrighetti è carcerato su un errore è liberato.
    Certamente non io, dirò cose false o inverosimili o ingannevoli in cambio di 30 denari, una onestà che mi è riconosciuta dal Cairoli multatore, dal Cavagnetto multato, dal Parrasia multato, dal Mariotto multato, dall’unione consumatori del Veneto,quanti cioè mi hanno espresso mandato.
    Solo questi hanno titolo per sollevare profili di incompatibilità, chi non ha interesse diretto deve tacere perché molto gli sfugge.
    Ricordo molto bene quando Lei Lia mi ha chiesto dove trovassi le informazioni e mi ha chiesto di condividere i dati.
    Non potevo allora, ma l’ho fatto appena potuto.
    Ho partecipato all’incidente probatorio di Novara e appena permesso (circa un mese fa)dal c.p.p, ho pubblicato le risultanze.
    Partecipo ad un accertamento tecnico irripetibile a Biella, su una ipotesi di reato che coinvolge il Vistared, posso solo scrivere in maniera generica perché gli atti ad oggi sono secretati.
    Ho pubblicato la perizia a Romano d’ Ezzelino che riguarda il Photored, martedì prossimo la sentenza a Selva del Montello sul Photored, CTU strappata con i denti.
    Appena posso pubblico per tutti, senza gelosie e senza vantare… Appena posso do conto, capisco e concordo sulla mancanza di provvedimenti immediati, questi i tempi della la giustizia, ma il Governo??? La decretazione immediata di cui dispone????
    Poi alcune attività non documentate per rispetto, due giorni fa ho avuto un incontro di quattro ore con colui che ha ispirato la tabella del CNR2001, presente un suo assistente. Ho spesso definito quella tabella come immotivata ed irragionevole.
    Ora ho capito le motivazioni. Sbagliate. Non me la sento di affondare la lama, come Le ho detto sono un romantico perdonista.
    Ah dimenticavo… è tutto da rivedere, così è sbagliato iniquo vessatorio per il cittadino, contro la sicurezza, per soldi.
    Per soldi
    Antonio Menegon incantatore di serpenti.

  • Giorgio Marcon |

    Cara Lia, è l’ultima volta che le rispondo, come ho fatto sugli altri blog, ha molta confusione, un giorno mi dovrà delle scuse.
    Mi conoscerà durante il processo, allora capirà i miei tituli, ma prima di chiederli agli altri, dovrebbe esporre i suoi. Il sottoscritto da oltre 30anni tutela la sicurezza non le truffe e ho sempre messo la mia faccia non come lei in anonimato.
    Maurizio, oltre che un amico, ritengo una persona imparziale e professionista, e quando scrive quel che a lei non fa comodo, lo fa perchè ha le informazioni documentate per farlo.
    Quanto le dovevo dire

  • Lia da Rodi |

    Sono stufa, ma non spaventata, delle randellate del Marcon che mi aggredisce sin dai tempi di Giallo Fastidio, preso da ripulsa misogina e da insofferenza generica alle critiche pur giustificate, ogni volta che oso commentare il comportamento poco lineare dei rappresentanti del popolo dei multati. Ora mi accomuna ad altri in una famosa banda della mia infanzia (bei ricordi, nulla a che vedere con i delinquenti balordi e spregiudicati di oggi). Ed infatti siamo a livello da asilo infantile ovvero di sfrenata presunzione che lascia a dir poco perplessi. Resto comunque in attesa di conoscere le di lui qualificazioni professionali senza che ovviamente mi prenderò la briga di andare in Inghilterra, Francia, Belgio, ecc. ecc. ecc. ecc., come lui chiede, a raccogliere la copiosissima documentazione delle sue strabilianti gesta.
    Nel frattempo sono un po’ di notti che non dormo avendo letto:
    -da Marcon della sua vasta fama (e, presumo, correlata potenza) in numerosi paesi esteri molto importanti, mica tipo Congo. Non cita l’Italia ma certamente lo fa per modestia;
    -da Menegon (18-5-2010) che lui e Marcon sono una minaccia per lo Stato (per lo Stato Italiano, non per il comune di Roccacannuccia).
    La mia preoccupazione è che gente come Obama , Putin, il governo cinese, possano essere anche giustamente condizionati e/o redarguiti da questi 2 severi censori custodi del vero, del giusto e di ogni altra conoscenza.
    Fuori dalla banale, ma non tanto, battuta, non le sembra, signor Caprino, che i 2 stiano esagerando, che si siano fatti prendere da una sorta di delirio di onnipotenza e non si contengono, non riescono a controllarsi? Io, modesta mortale, resto sconcertata da questi 2 personaggi che continuano a recitare un copione tutto impostato e strumentale a far loro conseguire compensi e/o fama. Lei non si accorge del comportamento del Gatto e della Volpe?
    Lo sa che questi 2 “amici” diversi mesi fa, attraverso i rispettivi portali, hanno preso le distanze l’uno dall’altro col Marcon che nella sostanza dava del bislacco se non del matto a Menegon e Menegon che usava espressioni di estrema censura nei confronti degli esponenti di Giallo Fastidio (recte: Marcon) che venivano qualificati come avventurieri sempre pronti a vendersi secondo convenienza? Se vuole, le manderò gli interventi pubblicati all’epoca sul web. Ma lei sa quivi muoversi meglio di me.
    In effetti i 2 lavorano allo stesso obiettivo che è quello del loro avido tornaconto se è vero, come è vero, che non fanno altro che proporsi e sollecitare incarichi. E’ da tempo ormai che le sparano in continuazione senza preoccuparsi nella foga finanche di contraddirsi. Ecco, io ho come fonti solo i giornali (in passato, in particolare lei) e quello che è pubblicato su Internet. Null’altro. Forse un po’ di buon senso. Mentre questi signori Marcon e Menegon ci hanno imbonito fino alla nausea e al rigetto (almeno mio personale) che hanno documenti, che hanno prove, che sono in grado di dimostrare, che sono pronti ad incontrare chiunque, che sono a disposizione delle procure, però anche degli inquisiti (tutto fa brodo, ossia vil denaro e/o notorietà, alla faccia della coerenza, del buon gusto e dell’etica professionale), che tutti sbagliano (ma alternativamente nessuno è colpevole), che i responsabili sono in alto, molto in alto (Andreotti?) e, il giorno dopo, in basso, molto in basso, a livello di fabbricante di telecamere, ed altre esplosive dichiarazioni, con titolazioni e dichiarazioni da riviste scandalistiche.
    Qualche procura ci casca, credo specie con Menegon che nelle sue esternazioni da scienzato pare più meritevole anche se del tutto incomprensibile, ci casca qualche imputato come Cairoli (non so se anche altri). Perché ci casca un inquisito? ma perché è forte la tentazione (o la speranza) che conviene mettersi all’ombra di uno che urla urla urla tantissimo e fortissimo (in Italia chi urla di più mediamente vince), mostra di sapere, forse ha buoni rapporti con la Procura della Repubblica, ecc. ecc.
    Caro Caprino, il Menegon, dopo aver sbraitato lungamente di trasparenza, di dati sotto gli occhi di tutti, di disponibilità a dialogare con tutti (ahi lei se ci casca!), si è guardato bene dall’indicarmi le fonti dei suoi dati per far sì che anch’io potessi consultarli. Gelosia o pataccheria? Ai posteri la pur agevole sentenza.
    Di Menegon in effetti è una patacca finanche la carta intestata con cui si reclamizza (tale non altro) sul sito, in cui si dice di studio tecnico legale e dove si appropria della funzione di legale propria ed esclusiva degli avvocati. Né può bastare, in ipotesi, la collaborazione con un qualche avvocato o la presenza, magari come comodatario/locatario, di un legale presso il suo studio.
    Certo io ho scelto di difendere (come semplice e libera manifestazione di pensiero) il T-Red ma mi sembra il minimo che si possa fare se si usa il buon senso e si resti infastiditi dall’assalto sistematico alla Canon – Nikon – Casio di turno e capisci che così non può essere, non quadra.
    A questi 2 signori, sedicenti esperti, in servizio permanente effettivo, sempre all’assalto 24 ore su 24, non interessa nulla degli appalti, dei multati, dei mancati controlli delle foto, di ogni altra eventuale irregolarità (ripeto: eventuale), l’osso che hanno azzannato è la macchina, il T-Red. Il perché? Lo sanno loro. Di sicuro fanno gli interessi (diciamo: senza volerlo?) di qualche altra azienda e, nel frattempo, il loro anche attraverso la passerella pubblicitaria che abilmente e giornalmente, come consumati showmen, tengono sotto i riflettori. I multati? Stanno lì, sullo sfondo.
    A proposito, signor Caprino, della sua folgorazione ad opera delle foto che ha visto per cui ha cominciato a non escludere più che la “macchinetta” sia colpevole, io continuo a non capire e forse, come si dice da qualche parte, dovrò rinascere per accettare il suo nuovo percorso mentale. A meno che anche lei non abbia accesso a riservati, scottanti e probantissimi documenti. Se è così alzo le mani, mi arrendo e riprenderò a capirla.
    Nell’attesa di sapere (se è possibile) mi chiedo: ma io se vedo una, due, cento fotografie non nitide mica me la prendo con la Canon (fabbrica o macchinetta che si voglia).
    Signor Caprino, io ho visto ricomparire il tema dei semafori cosiddetti truccati, già carissimo a Giallofastidio (a proposito, perchè questo portale non è più operativo?), sul suo sito dove si parte da una foto ritenuta strana o peggio. Ma io mi chiedo e Le chiedo: ma cosa vuol dire una foto? Forse che non esistono in giro foto poco chiare fatte da rinomatissime macchine ultraprofessionali? E una foto o 10 foto o 100 foto rispetto a milioni, pare, di foto? E se la stessa fosse stata ritoccata in un secondo momento? E come mai se la targa dell’autovettura si vede nitidissima il colore del semaforo non è altrettando nitido? Daltonismo del T-Red o furbizia di chi ha fornito la foto? Non ho soverchie conoscenze tecniche ma credo che anche un puntino di fango sull’obiettivo possa provocare una foto non perfetta. Non riesco a capire e non accetto la merce così venduta. E se lei l’accetta debbo pensare che c’è dell’altro che non ci viene rappresentato. Sia chiaro almeno lei. Altrimenti vi capite solo voi esperti e “dentro” le cose precluse alla gente comune.
    Il problema io lo trovo, attraverso Venetonline del falegname (una volta gli piaceva vezzosamente definirsi tale, certamente per farsi piacere da chi lo leggeva. Nelle vesti di falegname in effetti ispirava anche me) Menegon, nella parte iniziale della C.T.U. Pessina (pagina 6 di 22) dove si dice: ….“rispetto ai sistemi citati il T-Red offre alcuni vantaggi che al tempo risultavano esclusivi………..” e, a seguire, una serie di caratteristiche tecniche non possedute dalla concorrenza. Lo stesso Menegon ha in passato detto che questo benedetto T-Red era tecnicamente ineccepibile o giù di lì e nettamente superiore agli altri apparecchi presenti sul mercato. Ed anche che era regolarmente omologato.
    In Italia si è maliziosi e dietrologi anche sul nulla. Perchè io, vista tutta questa caciara esasperata, non debbo pensare che è allora scattata un’operazione per distruggere commercialmente un prodotto che rompeva certi equilibri di mercato e comprometteva certe rendite di posizione?
    E’ plausibile che chiunque (diciamolo pure: un qualsiasi delinquente) che si proponga di combattere un dispositivo “fastidioso”, abbia buon gioco nell’attaccare, accusare, cavillare, contestare, parteggiando e facendo leva sulla naturale propensione degli automobilisti italiani che non rispettano le norme (ovviamente non tutti) e vogliono anche autoassolversi. Un pò come nel calcio:i tifosi hanno sempre ragione e i sorprusi, le angherie, le violenze, le corruzioni sono sempre degli altri ed ovviamente degli arbitri, della federazione e così via.
    Sempre nelle mie ricerche addirittura ho trovato un articolo, lanciato nel web ben prima che si muovessero le procure, che a proposito del T-red letteralmente invitava a distruggere fisicamente l’apparecchio. Una vera e propria incitazione alla violenza e con un linguaggio ed un vocabolario che poi ho trovato molto simile a quello usato su Giallofastidio da Marcon e amici.
    Insomma io vedo una sporca operazione che risponde a logiche ed interessi che nulla hanno a che spartire con i veri reati in ipotesi commessi e con le legittime esigenze di chiarezza rappresentate dai cittadini onesti.
    Lia da Rodi – 20-5-2010
    [risponde Maurizio Caprino] Mi pare di avere espresso solo dubbi, non certezze. Né tantomeno sentenze. I miei dubbi espressi sintetizzano e filtrano una notevole quantità di voci e supposizioni che si sentono in giro e che non riporto perché non mi lasciano convinto e quindi tendo a scartarli a priori, almeno fino a quando non mi verranno portati ulteriori indizi.
    Uso questo metodo su tutti gli aspetti della vicenda: dalla regolazione del semaforo all’attendibilità del T-Red. Evitando di mescolare le cose. Non credo che molti altri giornalisti abbiano fatto così. Chi per scandalismo, chi (la maggior parte, temo) per ignoranza (siamo pagati e formati per riempir pagine, mica per approfondire argomenti).

  • antnio menegon |

    In parte Giancar ha ragione, in parte perchè l’indagine non deve essere alternativa bensì inclusiva.
    Una indagine seria dovrebbe includere Ministero,Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, C.N.R. Giunte Comunali, responsabili del servizio, ditte private, ed anche quelli sciagurati di Marcon e Menegon, ma non sono sicuro di questo, meglio sarebbe ignorarli, ce caso che qualcuno gli dia retta.
    Certamente e a prescindere da quanto sostengono,sono una minaccia per uno Stato inteso come sommatoria di interessi burocratici e parassitari, litigioso al suo interno,ma sistematicamente estraneo se non volutamente organizzato contro il cittadino.
    In furti e vessazioni.
    Uno stato di cui la Magistratura è parte burocratica interessata.
    Sintomatico il fatto che a fronte di una supposta e lamentata prevaricazione di interessi collettivi e diffusi, sia preclusa al cittadino la possibilità di attivarsi contro le amministrazioni pubbliche ed enti territoriali di ogni ordine e grado.
    Sintomatico che le ipotesi di reato su cui le Procure si muovono vedano la pubblica amministrazone come parte lesa.
    Un paradosso.
    Il cittadino si lamenta di essere vessato e derubato da alcune pubbliche amministrazioni, le procure iscrivono la pubblica amministrazione come parte offesa.
    Marcon e Menegon devono essere, fagocitati,condannati, meglio esclusi e tacitati. Eventualmente giudicati.
    Se qualche Procura ha ascoltato i nostri sciagurati, lo ha fatto facendo una breccia nel muro di omertà che avvolge la Nazione.
    Omertà ??… mi viene in mente qualcosa.
    Antonio Menegon

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