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Modifiche al Codice / I Comuni non si rassegnano a perdere soldi e fanno lobby in Senato

Come volevasi dimostrare. Ora che al Senato il sonnacchioso dibattito sul Ddl sicurezza stradale entra nel vivo, girano voci di corridoio secondo cui uno dei principali motivi per cui tutto si era incagliato era il tentativo dei Comuni di togliere l'articolo che sottrae loro parte dei proventi delle multe comminate dai loro vigili. Come vi riferisco da mesi. Quindi, secondo le stesse voci, sta per arrivare un emendamento che lascerebbe tutto com'è oggi.

Queste voci sono state evidentemente intercettate da Acai, Aises, Assosegnaletica e Siteb, associazioni confindustriali delle imprese che operano nella filiera della costruzione e manutenzione delle strade. A loro – come a noi utenti – farebbe ovviamente comodo se i proventi delle multe fossero girati agli enti proprietari delle strade, per consentirgli di migliorarle. D'altra parte, era così anche nel vecchio Codice della strada, non più in vigore da oltre 17 anni e cambiato dall'attuale articolo 208 che invece premia le amministrazioni cui appartengono gli agenti accertatori.

Le associazioni spiegheranno tutto pubblicamente martedì mattina alle 10,30, in una conferenza stampa che si terrà nella sede del quotidiano "L'opinione".

  • giancar |

    sono d’accordo, sanzioni per tutti gli enti che non rispettano la legge (art. 208 cds).
    Ma qualcuno mi sa dire quanti soldi incassa lo stato per sanzioni del codice della strada elevate da polizia, carabinieri, stradale, finanza, tutor, ecc. ? E come li destina?
    [risponde Maurizio Caprino] Per quel che ne so io, nel 2008 c’è effettivamente stato qualche problema a finanziare il Piano nazionale sicurezza stradale come impone l’articolo 208 del Codice. Ma poi tutto è ripartito e siamo in fase di riparto dei fondi ai Comuni.

  • giancar |

    in ogni modo il problema sono sempre i controlli.
    Come non se ne fanno di efficaci e sufficienti sulle strade (da parte di tutte le forze di polizia) così non ne vengono fatti dagli organi dello stato sulle amministrazioni locali.
    Perchè il ministero delle infrastrutture non va a vedere il bilancio dei comuni e se questi sbagliano, anche se non sono previste sanzioni, non li richiama ufficialmente ?
    Perchè il ministero dell’Interno tramite le prefetture non va a verificare le procedure contravvenzionali dei singoli comandi ? Quanti problemi in meno e quante persone in meno che ci speculano a gridare fare cassa avremmo avuto ?
    [risponde Maurizio Caprino] Ma lettere e interrogazioni parlamentari ce ne sono state in passato (ricordo una risposta desolata e desolante del ministro dei Lavori pubblici Paolo Baratta, credo nel ’95), solo che non hanno avuto effetto. Quindi che si fa? Si perde tempo a fare controlli per poi limitarsi a dire “ah, birichino, non farlo più”?
    La verità è che occorre istituire una sanzione, unico strumento per sperare di aggiustare le cose. Vedremo in questa tornata di modifiche al Codice se ci sarà abbastanza volontà politica per farlo.

  • giancar |

    la delibera di giunta che i comuni devono adottare in fase di predisposizione di bilancio per stabilire quanto e come spendere degli introiti delle sanzioni va inoltrata al ministero delle infrastrutture e trasporti.
    Anche ammesso che alcuni comuni non rispettino l’obbligo della comunicazione nulla è più facile per il ministero stesso come per il singolo cittadino di visionare il bilancio del comune.
    All’interno di esso sarà estremamente agevole individuare una serie di capitoli la cui dotazione e spesa è condizionata all’effettivo introito delle somme derivanti dal controllo stradale.
    Il legislatore, in pratica, ha rimesso la più ampia parte della sicurezza stradale, quella fatta dai comuni e non solo, al buon cuore dei contravventori che possono decidere senza rischiare più di tanto se pagare o meno.
    [risponde Maurizio Caprino] “Anche ammesso che alcuni Comuni non rispettino l’obbligo”? Già a fine anni Novanta il ministero aveva smesso di contare quelli che l’obbligo lo rispettavano, perché i bilanci non li mandava praticamente nessuno.

  • giancar |

    i bilanci del comune sono pubblici.
    Chiunque può andare a vedere quanti soldi si incassano per le multe e quanti e come si spendono.
    Inoltre, ai sensi dell’art. 208 cds, almeno la metà delle entrate devono essere finalizzate a fini di sicurezza. L’altra metà generalmente non basta ad coprire il costo del controllo stradale.
    Chi ce l’ha con i comuni che fanno cassa vada a vedere come spende i soldi ogni singolo comune. Se il comune va fuori dalla legge venga criticato, anche aspramente, e denunciato.
    Tutti gli altri però vengano lasciati in pace.
    [risponde Maurizio Caprino] Se da anni nessuno comunica al ministero la destinazione dei proventi, un motivo ci sarà. E, se possono permettersi di farlo, è perché c’è obbligo senza sanzione.

  • giancar |

    sapete quale è la vera differenza tra il codice del 1959 e il nuovo codice del 1992 ?
    E’ che nel vecchio codice gli introiti andavano all’ente proprietario della strada e nel nuovo vanno all’organo accertatore.
    Questo per incentivare soprattutto i comuni a fare i controlli stradali.
    Chi glie lo faceva fare ieri ad un comune ad andare a controllare una strada provinciale, spendendo per fare i controlli, se poi non gli rientrava una lira in cassa ?
    Il legislatore allora fece una scelta ben chiara, soldi a chi fa i controlli per incentivare i controlli medesimi.
    Ora il legislatore deve prendere una decisione ancora più difficile.
    O mantenere le sue posizioni e perseguire così la sicurezza stradale o ritornare al passato per fare felice la lobby dei contravventori.
    [risponde Maurizio Caprino] A chiunque si diano i soldi, senza rigorose norme e altrettanto rigorosi controlli e sanzioni sulla loro destinazione, ci sarà sempre il rischio che se ne faccia un uso improprio. Salvo ammettere per legge che possono essere utilizzati altri scopi, come sostituire i tagli dei trasferimenti statali o il gettito delle imposte comunali abbassate per farsi belli davanti agli elettori. Non sarei contrario nemmeno a questo, purché lo si dichiari in modo trasparente, in modo che siano gli elettori stessi giudichino da sé, senza le solite ipocrisie da campagna elettorale (ormai permamente), dove ti dicono che beneficio ti danno ma non a cos’altro dovrai rinunciare per averlo. Trucchetti che in un Paese civile non dovrebbero avere cittadinanza.

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