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Gli autisti milanesi, la coca, i politici e quegli strani incidenti

Da quel poco che ho visto (sono in ferie) i miei colleghi ci sono andati cauti. La notizia della retata tra i tranvieri milanesi spacciatori di coca è stata collegata solo alla lontana ai tanti incidenti dei mezzi pubblici per i quali l’Atm era spesso finita in prima pagina da oltre un anno a questa parte. Per tutto questo periodo, la polemica politica ha fatto sì che la causa di questi incidenti fosse attribuita soprattutto ai mancati investimenti Atm su rotaie e tram. Può essere che ci fosse anche questo tra i problemi. Io vi avevo anche scritto di corsie preferenziali fatte maleMa, in una città in cui è dimostrato che la cocaina scorre a fiumi (mi pare di avervene dato conto in un paio di post in questa sezione, come “Il tossico della corsia accanto”), non sorprenderebbe se effettivamente ci fosse sotto anche la droga. E si spiegherebbe perché nei mesi scorsi l’Atm ha spinto per fare appositi test sui suoi conducenti.

  • no name |

    L’obsolescenza di binari e scambi è un fatto incontrovertibile. Ma è altrettanto vero che finora l’Atm sui controlli antidroga ha volato basso, tenendosi nel limite minimo di legge. Pur sapendo che alcuni incidenti non potevano avere altro motivo che la coca (un bus che in pieno agosto si schianta in curva uccidendo un passante, giusto per fare un esempio); d’altra parte anche autisti notoriamente affetti da instabilità psichica e segnalati dai passeggeri per il loro comportamento finiscono per ricomparire al volante nel giro di poche settimane…
    È sempre il frutto avvelenato della legge mussoliniana che impedisce l’assunzione di stranieri: italiani disposti a lavorare per quello stipendio (alla faccia della crisi!) non ce n’è. E l’ufficio del personale, per non sguarnire le linee, deve lasciare il volante anche a psicolabili e drogati…

  • Claudio Cangialosi |

    Non avevo sentito di questa cosa (le feste…) effettivamente il tuo sospetto è fondanto e sappiamo bene che “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si…”

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