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Consulta e Cassazione “litigano” sulla patente a punti

L'estate scorsa era andata in onda la farsa del patentino a punti per ciclomotori. Era stato introdotto nell'ennesimo pacchetto sicurezza agostano con l'evidente scopo di colpire soprattutto i ragazzi che continuano a fare gli spericolati (i grandi spesso preferiscono gli scooter, che richiedono la patente normale che era già decurtabile dal 2003), ma con una sua circolare del 7 agosto il ministero dell'Interno chiariva che i punti si possono togliere solo ai maggiorenni. Probabilmente – hanno commentato vari specialisti, dei cui scritti tecnici vi ho fatto grazia negli ultimi mesi - era il frutto della natura "strana" della patente a punti, che non si può considerare come una sanzione accessoria (come lo è la sospensione della patente, che infatti si applica anche ai minorenni). Sia il ministero sia la Consulta, negli anni scorsi, hanno sostanzialmente scritto che la patente a punti è una misura cautelare. Qualche giorno fa, come mi segnalano Marisa Marraffino e Francesco Matera (grazie!), è invece arrivata la Cassazione (Scarica Sentenza SU ammette ricorso gdp anche solo taglio perché sanzione accessoria) a scrivere che invece è una sanzione accessoria.

Ricordo che le sentenze di Cassazione, contrariamente a quelle della Consulta, valgono solo per il caso specifico cui si riferiscono. E che in questo caso si discuteva sulla natura della patente a punti non per stabilire la sua applicabilità ai minorenni, ma per decidere se si può impugnare davanti al giudice di pace come appunto se fosse una sanzione accessoria (quindi senza andare al Tar e pur dopo aver pagato la multa, cosa che di solito esclude la possibilità di ricorso ordinario). Ma questa è comunque una sentenza delle Sezioni unite, che fanno giurisprudenza. Quindi nei prossimi mesi e anni temo che ne vedremo delle belle anche su questo fronte.