Ma il gas sulle auto è davvero sicuro? Le norme ci sono, ma…

Dopo la tragedia ferroviaria di Viareggio, vi sarete chiesti se anche un'auto a gas può esplodere come il vagone pieno di Gpl deragliato quella maledetta notte di due settimane fa. Io vi posso rispondere che ho visto di persona esperimenti su bombole uguali alla quasi totalità di quelle in circolazione (cioè conformi alla direttiva Ece-Onu 67/01) e sono davvero tranquillizzanti. Ma questo vuol solo dire che le normative di sicurezza sulle caratteristiche costruttive sono adeguate. Quando poi l'attenzione si sposta sull'operato degli uomini (cioè su come vengono effettuate le revisioni delle bombole), nessuno più essere certo di nulla. Tanto più alla luce di un breve ma importante articolo di Cosimo Murianni che trovate (con qualche fatica, data la poca evidenza che gli hanno dato) su Quattroruote di luglio, scritto prima dell'esplosione di Viareggio: vi si denuncia che nell'ambiente del metano (gas più critico per le bombole rispetto al Gpl) si teme una svolta verso una privatizzazione delle revisioni, col conseguente ingresso del criterio del profitto in un settore finora monopolio dell'Eni, che non ha mai lesinato sulle sostituzioni di bombole in dubbie condizioni.

  • no name |

    Mi permetto di dissentire radicalmente. Una cosa è la sicurezza, un’altra il garantire rendite di posizione a monopolisti che se ne fanno scudo. E il fondo rotazione bombole cui si fa riferimento ne è l’incarnazione.
    In tutti i paesi della Ue (segnatamente Francia, Germania e Svezia), infatti, circolano in piena sicurezza veicoli alimentati a gas che non sono sottoposti alla delirante regola italiana di sostituire le bombole ogni quattro anni.
    Regola che serve solo a giustificare l’esistenza dell’istituzione tanto incensata dal mensile Quattroruote, istituzione finanziata con un prelievo forzoso sul prezzo del gas (gpl o metano che sia).
    Con un effetto secondario negativo supplementare: dovendo risultare facilmente smontabili, le bombole di gas restano “bombole”, ovvero ingombranti cilindri appesi sotto la scocca o sistemati nel baule. Mentre Volvo e Mercedes hanno da tempo sviluppato serbatoi di gas a forma complessa che, pur vantando le medesime qualità in fatto di sicurezza, facilitano la trasformazione a gas dei veicoli. Ma tali serbatoi sono nei fatti incompatibili con lo smontaggio quadriennale, pena costi esagerati, costringendo quindi i proprietari di tali vetture a disfarsene all’estero.
    Per essere chiari: le norme dell’Unione Europea “coprono” egregiamente e senza falle tutti i temi dell’alimentazione a gas dei veicoli. E il loro scrupoloso rispetto basta e avanza nel garantire l’incolumità di tutti.
    Poi c’è un monopolista, che si chiama Eni, che oltre a ostacolare il diffondersi dei distributori di metano, gioca di contropiede con le revisioni, sventolando il fantasma del “rischio gas”. Ma in merito tutti tacciono.
    Anche perché, se così non fosse ed Eni avesse ragione, vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai governi scrupolosi e noti per l’attenzione alla sicurezza come quello svedese e quello tedesco, consentono a Volvo e Mercedes non solo di mettere su strada veicoli che, a questo punto, sarebbero potenzialmente pericolosi, ma accettano che la revisione generale dei serbatoi di gas avvenga una volta ogni dieci anni. E senza comunque provvedere a smontaggio e sostituzione, tranne che in caso di danni manifesti…
    [risponde Maurizio Caprino] Certamente il ruolo che l’accoppiata Eni-metano hanno avuto nella storia del dopoguerra italiano sono debordanti e dovuti a precise motivazioni storiche legate al fondamentale tema dell’approvvigionamento energetico. Ma la tragedia di Viareggio (carro ferroviario esploso in urto nonostante fosse idoneo al trasporto di merci pericolose) insegna che occorre prudenza. Tanto più che la materia è sempre “sperimentale”, nel senso che verità assolute e definitive non ci sono ancora: l’accordo Adr viene aggiornato ogni due anni proprio alla luce di ciò che emerge man mano dalla pratica.

  • Icaro |

    Mi chiedevo se condivideva la mia preoccupazione: le auto a GPL o metano vengono acquistate per lo più per i bassi costi di esercizio, e se pur vero che inquinano di meno, a maggior ragione viene abbattuto il loro costo di acquisto grazie agli ecoincentivi. I prezzi scontati portano famiglie con qualche problema economico a preferirle rispetto ad alternative con motorizzazioni tradizionali, generalmente queste persone però sono meno propense a mantenere in ordine ed efficienti i propri mezzi date le spese che ne derivano. Ma se un tempo voleva dire far circolare utilitarie diesel che appestavano ad ogni accellerata, adesso con metano e gpl si rischia l’incolumità! E se una mancata manutenzione di motori diesel vecchio stampo era ben riconoscibile, la stessa cosa non vale per le bomobole fino a che non fanno il botto…
    Ha letto dell’incendio del demolitore a Roma? le tremende deflagrazioni derivavano dai serbatoi di benzina mezzi pieni, ma anche da quelli con Metano, gas dalla potenza detonante molto più devastante.
    Icaro.
    [risponde Maurizio Caprino] Certo, da questo punto il diesel è molto meno pericoloso. Però già il grado di infiammabilità della benzina è tale da preoccupare in caso di problemi all’impianto di alimentazione (chi se ne accorge in sede di revisione?) e le utilitarie a benzina sono sempre state le più diffuse.
    In generale, poi, anche il fare economia su un ammortizzatore o una gomma da cambiare è pericoloso ed è chiaro che in tempi di crisi i rischi si moltiplicano.

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