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Ddl sicurezza/2 – Ciclisti in rivolta e vigili girati dall’altra parte

Non vi sarà sfuggito (i giornali ci hanno giocato molto) il fatto che col Ddl sicurezza anche i ciclisti e i carrettieri, se hanno la patente e commettono un'infrazione che prevede sia il ritiro, la sospensione o la revoca del documento sia il taglio di punti, subiscono entrambe queste sanzioni (fino a oggi non ne era applicabile alcuna, c'era solo la normale multa). A prima vista, è una cosa sacrosanta, nonostante le levate di scudi delle associazioni ciclistiche: le cronache ci dicono che, da quando la guida in stato di ebbrezza grave è punita con la confisca del veicolo, c'è gente che va a sbronzarsi in bici e poi casca sull'asfalto come una pera cotta. Ma è chiaro che con una bici si possono fare agli altri meno danni che con un'auto o un camion. Forse sarebbe bastato estendere le sanzioni sulla patente ai soli guidatori di motorini e microcar da città, la cui pericolosità per sé e per gli altri è certificata dalle statistiche.

Ma c'è dell'altro: non si è considerato che, se prima si era sempre esclusa l'applicazione delle sanzioni sulla patente ai casi in cui il trasgressore guida un veicolo che non richiede la licenza di guida, era per non creare discriminazioni incostituzionali – a parità di infrazione commessa – tra chi ha la patente e chi no. Ecco perché, nel silenzio delle norme, il ministero dell'Interno aveva sempre scritto circolari in questo senso. Ora c'è una norma che la discriminazione la impone e non è difficile che qualcuno lo faccia presente a un giudice di pace, che investa della cosa la Consulta. Che, a sua volta, probabilmente dichiarerà l'incostituzionalità della norma.

Tutto ciò è ampiamente prevedibile dagli addetti ai lavori, che poi conoscono benissimo il caos che si scatena quando una sentenza dichiara l'incostituzionalità di una norma: bisogna scavare tra i verbali del passato per vedere quali vanno annullati e quali no (queste sentenze sono anche retroattive, ne restano fuori solo quelle che hanno creato rapporti giuridici ormai esauriti). Non mi stupirebbe se, consci di tutto questo, alcuni vigili si girassero dall'altra parte per evitare di fare multe così a rischio.

  • Tiziano |

    è giusto che anche i ciclisti si prendano le loro respondabilità. è vero che non creano personalmente danno ma è altrettanto vero che possono causare pericolo agli altri! Quante volte prima di accingerci a sorpassare un ciclista ci chiediamo: “non è che quella brava persona si inventa di attraversare la strada per andare al bar che c’è dietro l’angolo?” oppure quante volte li vediamo zigzagare a destra e a sinistra perchè intenti a cambiare canzone sul lettore MP3 o al cellulare? è ora di finirla! Fanno bene a multarli! Anzi nei casi più gravi sarebbe bene revocare il diritto di andare in bici! (e a volte anche a piedi!)
    Tiziano

  • Giuliano Gavazzi |

    Non direi che si esagera, ma si cercano di creare e risolvere falsi problemi, per nascondere quelli che richiederebbero un impegno politico coraggioso e apparentemente impopolare. La demagogia è molto più comoda della riflessione.
    Che poi un ciclista debba o meno essere multato non dipende dalla presenza o meno delle inutili e pericolose (soprattutto in città) piste ciclabili, ma deve dipendere dalla effettiva pericolosità del comportamento. La proporzionalità della pena è un principio generale, puntualmente ignorato dal nostro legislatore sia nell’applicare la proporzionalità che nel valutare il rischio stesso.
    Sono assolutamente d’accordo che si debba stare alla larga dai mezzi pesanti (e ingombranti) quali camion e autobus. Ma non per questo bisogna esagerare. Se i ciclisti dovessero subire gli ingorghi causati solamente dal traffico motorizzato, allora sta sicura che non ci sarebbero più tanti ciclisti in giro per le strade. Certo, va usata intelligenza nel passare mezzi a motore fermi, come in tutte le negoziazioni con il resto del traffico, stazionario o meno. Tra queste regole dettate dall’intelligenza c’è appunto il mantenimento di una posizione sempre visibile ai mezzi in movimento o in procinto di muoversi, e questo certo esclude lo stare affiancati a un altro mezzo. Quindi se siete ben sicuri di poter passare un mezzo fermo a un semaforo, passate, e poi mettetevi in una posizione dove questi possa vedervi. Magari stabilite anche contatto visivo col guidatore, così sarete sicuri che se non è un criminale non cercherà di stirarvi…
    A volte anche la voce serve. Un giorno, stavo transitando per un largo di pavé disconnesso e rotaie del tram. Dovendo girare a sinistra ma non potendo segnalarlo col braccio per non perdere il controllo, ho semplicemente girato lievemente la testa e detto a voce alta senza urlare “vado a sinistra!”, il tassista che mi seguiva ha capito e mi ha lasciato spazio per la manovra. Se tutto il traffico potesse essere gestito in modo così semplice, efficiente e umano, non staremmo qui a discutere di queste idiozie. Scusate il fuoritema ma non troppo.

  • Mary |

    Si esagera come sempre.Un ciclista per poter essere multato, dovrebbe avere a disposizione strade dedicate ed invece si trova costretto a girare sui marciapiedi o in promiscuità con auto e camion.
    Si dovrebbero comunque, educare anche i ciclisti e i centauri, spiegando, specie ai ragazzi, che NON CI SI DEVE ASSOLUTAMENTE MAI AFFIANCARE SULLA DESTRA DI UN CAMION E DI UN’AUTO quando questi sono fermi al semaforo, ma fermarsi DIETRO.NESSUNO fa niente per scoraggiare questa pericolosissima abitudine.
    Altro comportamento a rischio, quello dei pedoni che camminano spediti dul marciapiede e poi di scatto si girano sulle strisce pedonali senza aver prima dato segno di aver intenzione di attraversare.I guidatori d’auto non sono indovini e un’ po’ di collaborazione e di sale in zucca, potrebbe salvare qualche vita.

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