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Chi nasconde l’autovelox sarà stangato dalla Cassazione

Era il 2005 e un automobilista multato su una strada del Beneventano riuscì a farsi annullare una multa della Stradale per eccesso di velocità perché l'autovelox non era presegnalato. La Cassazione, almeno a prima vista, gli ha anche dato ragione. In realtà, aveva torto marcio ed è riuscito a spuntarla solo perché il ministero dell'Interno ha messo in scena un'incredibile (e complicata) commedia degli errori in sede di ricorso. Ma la vicenda, oltre che per raccontare di questa commedia, può forse farci prevedere come si comporterà la Cassazione qualora uno dei Comuni che si ostinano a nascondere e non presegnalare gli autovelox nonostante il decreto Bianchi abbia l'ulteriore pervicacia di resistere fino all'ultimo grado di giudizio.


La storia di Benevento si riferisce al periodo in cui il decreto Bianchi non c'era ancora. Vigeva in pieno la legge 168/02, che si limitava a imporre di informare i guidatori in caso di controlli su velocità e sorpassi senza fermo dei trasgressori. Per "informazione" si possono intendere molte cose, non necessariamente l'apposizione di un cartello: con la sua direttiva del 3 ottobre 2002, il ministero dell'Interno diede proprio questa interpretazione, dichiarando ammissibili tante altre modalità come l'annuncio radiofonico, la pubblicazione sui giornali e persino la distribuzione di volantini ai caselli autostradali. Il giudice di pace di Solopaca ritenne invece che si potesse informare solo con segnali stradali e annullò il verbale. Il ministero si è opposto in Cassazione, ma ha motivato la sua impugnazione non col concetto di informazione, bensì col fatto che l'obbligo di avvisare l'utente è "di carattere meramente organizzativo e precauzionale" e quindi non determina la nullità della sanzione. La Cassazione ha risposto a muso duro: la tesi è "inconferente", "infondata" e "priva di pregio", perché invece quella è una "norma di garanzia per l'automobilista". E, in coda alla sentenza, ha aggiunto la beffa: sia pure in termini sfumati e diplomatici, ha scritto che il ministero aveva ragione, perché il giudice di pace aveva interpretato in modo troppo restrittivo la legge 168/02, che non richiedeva alcun segnale.

Oggi (dal 4 agosto 2007, intendo) i tempi sono cambiati perché il decreto Bianchi (Dl 117/07) impone chiaramente l'obbligo di presegnalazione (non di semplice informazione) e, per giunta, vieta di nascondere gli apparecchi di rilevazione della velocità. E nel Beneventano alcuni comandi di polizia municipale hanno addirittura un sito apposito per comunicare i futuri controlli (www.autoveloxvallecaudina.it, anche se ho visto che non lo aggiornano da febbraio). Ma in tutta Italia ci sono ancora comandi che "giocano a nascondino". Credo non tanto per ignoranza della legge, quanto perché sindaci e assessori hanno chiesto di non perdere gettito. Immagino che, di fronte a un probabilissimo ricorso, argomentino anche loro che l'obbligo di presegnalazione imposto dal debreto Bianchi è "di carattere meramente organizzativo e precauzionale". Ma ora sappiamo come la pensa la Cassazione sull'argomento, anche se un caso non è mai come un altro e non è mai detta l'ultima parola (la stessa Cassazione in passato si è pronunciata in modo diverso su questioni simili tra loro).