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Gli incidenti, i conti che non tornano e l’allergia alle statistiche

Come vi raccontavo la settimana scorsa, ci sono sforzi e "trucchi" per rientrare nell'obiettivo Ue di dimezzare le vittime della strada. A inizio anno, per due volte, un'associazione professionale di vigili (l'Anvu) ha lanciato una sua ricerca a campione (Scarica Denuncia Anvu DEL10.02.2009) secondo cui nei dati Istat (quelli che fanno fede) mancherebbero 90mila incidenti (oltre a quelli che non risultano per ragioni "naturali" come il fatto che i sinistri minori sono solo denunciati alle assicurazioni, senza intervento delle forze dell'ordine). Colpa del fatto che molti Comuni non sono strutturati per collaborare con l'Istat. Sono stato a un convegno a Roma e, dagli interventi dei ricercatori, la situazione mi è parsa effettivamente grave. Anche l'Anas non sembra particolarmente prodiga di dati.

Capisco che ci siano spesso cose più urgenti da fare e che gli organici siano quelli che sono (soprattutto considerando che occorre non contare i dipendenti che – se av bene – sono capaci di fare altro). Ma la statistica – mi hanno insegnato al primo anno di università – è la base per avere quella conoscenza dei problemi che poi serve a elaborare strategie idonee a risolverli. Per esempio, non sapremo mai se chi guida suv sia effettivamente un grosso pericolo in città come argomenta Paoblog in base alla sue esperienza documentata e circostanziata ma senza il supporto della statistica (http://paoblog.wordpress.com/2009/06/21/quando-un-suv-incontra-un-tram/)

Senza contare le brutte figure che rimediamo in sede internazionale: dai rapporti Etsc sappiamo se in Francia e altri Paesi avanzati la gente va più piano di prima e quanti incidenti sono correlati all'alcol. Bene, in quei rapporti le caselle dell'Italia sono tra quelle che restano vuote.