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Bevete? Il matrimonio vi salva dalla confisca

Chi l'ha detto che il matrimonio in regime di comunione dei beni è un fastidio? Se non sapete rinunciare all'alcol prima di guidare, può essere una mano santa: vi eviterà la confisca del veicolo, prevista da un anno per i casi più gravi di ebbrezza o droga alla guida. Questo è l'insegnamento che viene da Bologna, dove un giudice di pace ha accolto le ragioni di un guidatore colto dall'etilometro mentre era ubriaco pressoché fradicio.

Giuridicamente il ragionamento sembra anche filare: la confisca non può scattare se il veicolo appartiene a "persona estranea al reato", come può essere il coniuge rimasto a casa. E la comunione effettivamente comporta l'appartenenza di un bene anche al consorte, tanto che senza il suo consenso non lo si può nemmeno vendere.

Insomma, fatta la legge, trovato l'inganno. Anche stavolta. E chi l'ha detto che in Italia la famiglia non è tutelata?

  • Gian Carlo Ariosto |

    Caro Caprino, le segnalo due lettere apparse ieri e oggi sul Giornale di Brescia: direi che non richiedano ulteriori commenti…
    http://www.giornaledibrescia.it/Contenuti/484484.html?idnews=7553
    http://www.giornaledibrescia.it/Contenuti/484484.html?idnews=7586
    [risponde Maurizio Caprino] Concordo: trovo singolare (nonché sempre più diffuso) il fatto che ci si lamenti per il fatto che le sanzioni colpiscono chi lavora e quindi ha bisogno della patente. Proprio per questo, si dovrebbe stare ben più attenti a non commettere infrazioni, tanto più che stiamo parlando di violazioni gravi (per cose più lievi la patente non viene sospesa)…

  • giancar55 |

    E’ il solito problema, si inaspriscono le sanzioni e poi non si fa nulla per renderle efficaci, anzi tutto fa sembrare che l’impalco normativo sia fatto per essere disatteso.
    C’è sempre una scappatoia e qualcuno dei piani alti pronto a fare l’occhiolino. E’ in questo clima che prendono forza associazioni e comitati NO MULTE.
    Credo inoltre che molti problemi relativi all’inefficacia delle sanzioni e del controllo stradale nascano al momento dell’istituzione del giudice di pace, figura importante ma precaria che vede la sua sopravvivenza al lavoro che riesce ad accumulare.
    L’impressione è che da noi, questa istituzione, non sia stata creata (diversamente da altri paesi)per stabilire i giorni che si devono passare in cella se si violano norme importanti del codice della strada ma pittosto per decidere dopo quante ore si può riavere la patente ritirata per un mese.
    Lodi alla bravura dei singoli ma è tutto il meccanismo che non funziona.

  • ombrachecammina |

    La ringrazio della risposta. Saro’ un illuso o un utopico pensatore, pero’ … Sono d’accordo che la stesura di alcune leggi viene influenzata da fattori che potremo definire di “scambio politico” che fanno piu’ male che bene sia alle istituzioni sia allo Stato come popolo. Il mio commento eran anche un sintomo, una preoccupazione del fatto che poi le “definizioni da bar” non diventino poi cosi’ radicate tali da essere considerate leggi non scritte, dove e’ “ovvio” che certe cose funzionino cosi’, creando quindi una atmosfera decisamente ostica anche al semplice pensiero di miglioramento.

  • ombrachecammina |

    (commento off-topic)
    Trovo che l’uso estensivo del luogo comune “fatta la legge, trovato l’inganno”, non faccia altro che invalidare il senso di alcune possibilita’ offerte dalla legge. A molti piacerebbe che “nei libri della legge” ci siano risposte perfette per ogni caso, ed invece non ci sono. E’ facile ragionare su casi certi, ma su esempi differenziati come si fa’? Tutti volgio le garanzie per i propri diritti e la considerazione legale per le proprie diversita’… salvo poi rimanere stupito di fronte all’altrettanta evidente validita’ delle ragioni del “vicino”. I buchi nella legislazione emergono proprio approfondendo la materia di cui si e’ legiferato, ma se si volgiono soluzioni frettolose si ottiene anche superficialita’. Il legislatore profondo viene accusato di lentezza. Il legistatore “leggero” viene accusato di essere ingiusto.
    [risponde Maurizio Caprino] Sono d’accordo, ma in parte. Condivido il fatto che ogni legge deve avere un grado di astrattezza tale da potersi applicare a tutti, ma poi nella molteplicità delle situazioni umane spesso non calza a pennello; questo lo sanno tutti gli addetti ai lavori o comunque chi si pone certi problemi “filosofici”. Però in Italia c’è pure una particolarità: siamo naturalmente portati a forzare le interpretazioni ed eludere la ratio di ogni norma, come ci fa comodo. Non mi sembra casuale se le nostre leggi sono lunghissime e quelle di altri Stati mediamente più civili sono più brevi: loro hanno meno bisogno di mettere lucchetti e catene dappertutto per fermare i furbi.

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