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La riforma del Codice/3 – Indiscreto sulle strade: dagli ai gestori

Allegria! Su questo blog abbiamo passato due anni a sottolineare che per gli enti gestori delle strade non è prevista alcuna sanzione nel caso in cui non adempiano ai loro obblighi. Al massimo, quando ci scappa il morto, il giudice riconosce una responsabilità e ordina un risarcimento. Ma deve proprio morire qualcuno: in tutti gli altri casi, impunità assoluta, sancita per legge. Uno sconcio che ora non sta bene più a nessuno: l'altro giorno, al "maxi-tavolo" convocato dal ministero delle Infrastrutture per discutere che cosa infilare nelle riforma del Codice da avviare a fine mese, si è discusso della parte relativa alle strade e tutti i partecipanti hanno concordato sull'esigenza di introdurre sanzioni specifiche. Succederà davvero? E, soprattutto, chi applicherà queste sanzioni?


Il fatto è che in Italia manca la cultura del controllo. Non solo: decenni di assenza di sanzioni hanno sviluppato una certa consuetudine reciproca tra controllori (che per giunta sono anche pochi e quindi diciano che non possono arrivare dappertutto) e controllati. Non vorrei che ciò portasse i primi a giustificare le inadempienze dei secondi col solito fatto che mancano i soldi per costruire e – soprattutto – manutenere le strade come si dovrebbe: troppe volte si fanno veri e propri errori e le questioni finanziarie non c'entrano nulla.

  • alexmrg |

    Precisazione:
    se pure, ammetto, male espresso, il significato del post era richiamare l’attenzione sul fatto che l’aggiornamento del CdS non può essere risultato di opinioni, per quanto autorevoli, ma di analisi quantitative e verificabili (approccio di tipo costi/benefici, senza richiamo al principio di autorità);
    in Italia, infatti, ciò di cui più abbiamo bisogno in materia non è un restrittivo CdS (storico) ma di un vero e proprio “codice della mobilità” di cui i comportamenti alla guida (o degli Enti delegati) costituiscono un solo aspetto e per, certi versi, forse nemmeno il più importante.
    [risponde Maurizio Caprino] Sull’esigenza che ci si basi di più sulle statistiche concordo in pieno. Ma, se tutto andrà bene, sarà una cosa lunga: in Italia, statistiche davvero significative non ce ne sono e quindi vanno costruite ad hoc.

  • alexmrg |

    Un’obiezione ed una osservazione.
    Obiezione:
    Non è tanto la cultura del controllo che manca (provate a parcheggiare in modo irregolare in “zona blu” urbana!) quanto la coscienza istituzionale (pubblica) del ruolo delle strade e della politica complessiva della mobilità e, per conseguenza, dell’impatto di queste sulla sicurezza. Praticamente da sempre le strade sono state gestite quasi fossero un elemento di arredo del territorio, comunque largamente subordinate alle esigenze delle politiche di urbanizzazione ed in ogni caso senza valutazione di impatto sulla mobilità e, soprattutto, senza riconoscere che un sistema non centralmente ben regolato, gestito, e controllato finisce per generare costi pubblici aggiuntivi impropri non indifferenti (basti pensare a quanto costa, come conseguenza, alla collettività il TPL per effetto della bassa velocità commerciale).
    D’altra parte, la sicurezza stradale (credo non casualmente) viene affidata agli stessi Enti proprietari (il classico regolatore che controlla se stesso!), a differenza di quanto avviene in altri ambiti, ove le funzioni di controllo/regolazione sono affidate ad Autorità istituzionalmente indipendenti (vedi LLPP, concorrenza, assicurazioni…).
    Sembra evidente, dunque, che il primo problema da risolvere dovrebbe essere la revisione delle deleghe agli Enti proprietari (d’altra parte, come per tutti i servizi a rete, chi mai si sognerebbe di attribuire le linee elettriche o TLC agli Enti locali solo per il fatto di insistere sul rispettivo territorio?).
    Osservazione:
    Sulle reali intenzioni della revisione del CdS mi permetterei di esprimere non poca diffidenza, osservando che, di fatto, a tali tavoli sono d’abitudine sempre presenti “esperti” di tutti le discipline possibili ed immaginabili, ad eccezione (se parliamo di rappresentatività statisticamente significativa) di coloro che poi sono i destinatari di quella regolazione: i conducenti stessi, senza i quali nessuna regolazione e nessuna sicurezza sarà mai possibile.
    [risponde Maurizio Caprino] C’è controllo e controllo: quello formale e “ottuso” sulle strisce blu o sulla presenza di un timbro, concordo, lo sappiamo fare benissimo, ma su quello tecnico che riguarda la sicurezza vera siamo inesistenti.
    Anch’io toglierei agli Enti locali la competenza sulle strade, ma non credo che in altri Paesi abbiano fatto altrettanto e quindi forse sulle reti stradali c’è qualche differenza rispetto alle altre reti.
    Riguardo alla riforma, la rappresentanza dei conducenti in teoria ci sarebbe: è l’Aci. Poi tutti sappiamo che la rappresentanza di una categoria così eterogenea è difficile e che il rappresentante non ha proprio una reputazione specchiata…
    Comunque, in questa fase tutte le organizzazioni invitate stanno solo scaldando i muscoli: la vera stesura del Codice si farà a colpi di emendamenti parlamentari e cene di lavoro…

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