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Io sghignazzo al telefono, tu se vuoi schivami. Capito, Lunardi?

L’ho visto in faccia. Sghignazzava al cellulare tenendolo in mano, mentre con l’altra faceva scartare la sua Audi A6 (scura d’ordinanza) verso sinistra, per superare la coda di veicoli fermi al semaforo. Il piede destro, presumo, era tutto giù, per chiedere al cambio automatico e al tremila turbodiesel tutta l’accelerazione possibile. Andava in senso opposto al mio e in un attimo è arrivato nel campo visivo del mio retrovisore, dove ho continuato a seguirlo (ero in coda al semaforo anch’io). A quel punto, ho visto spuntare dalla coda che c’era nel mio senso il muso di un’utilitaria che si stava facendo largo per passare dall’altra parte, cioè nella stessa direzione dell’Audi. Ho visto quel muso inchiodarsi, un attimo prima che l’Audi gli "facesse la barba". Buon per tutti. Forse mister-Audi non ha capito, impegnato com’era nella piacevole conversazione. Più probabilmente, si è fatto un baffo della patente a punti, che se funzionasse davvero lo avrebbe appiedato solo per la somma di infrazioni che ha potuto commettere in quei 100 metri. Scrivo questo a beneficio dell’ex-ministro Lunardi, che continua a dichiarare che la patente a punti (di cui erroneamente è ritenuto il padre, mentre lui ha solo creato le condizioni organizzative per attuarla) ha funzionato.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Qui il problema non è la patente a punti, ma la mancata rilevazione delle infrazioni. Le strade sono terra di nessuno, e ormai vige la legge del più forte. Stamani, mentre mi stavo recando al lavoro, mi sono trovato fermo ad un semaforo rosso. Ero il terzo della fila. Al verde la prima auto in fila ha svoltato a destra, la seconda ha tentato di andare dritto, ma contemporaneamente un autoarticolato che veniva dalla direzione opposta ed era il primo della sua fila ha svoltato a sinistra come se non ci fosse nessuno. Per fortuna il conducente dell’auto davanti a me è stato pronto ad inchiodare, altrimenti sarebbe finito contro l’autoarticolato.
    Io ho visto tutto da pochi metri di distanza, e non ho dubbi sul fatto che il camionista sia partito intenzionalmente pensando “sono più grosso, mi faranno passare anche se non ho la precedenza per paura di farsi male”. Era anche lui fermo al semaforo rosso, ha avuto tutto il tempo di vedere che in senso contrario c’erano dei veicoli fermi che aspettavano di partire al verde.
    Se un camionista, che ha bisogno della patente per lavorare, si comporta in questo modo è segno che ha la sicurezza assoluta di non essere beccato. Ha la sicurezza assoluta di non trovare una pattuglia che gli contesti un’infrazione. Sta qui la causa del fallimento della patente a punti. L’idea in sé è buona, ma se nessuno rileva le infrazioni meglio lasciar perdere.
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Il problema è la patente a punti nella misura in cui chi decide di introdurla (e qui la cosa è bipartisan, perché Lunardi non ha fatto altro che attuare una decisione votata a inizio 2001 dalla maggioranza di centrosinistra) sa benissimo che non c’è vigilanza sulle strade. Quindi fa due errori:
    1. dirotta risorse dalla vigilanza alla burocrazia necessaria per mettere in piedi la patente a punti;
    2. conta sul solito effetto mediatico a breve termine, senza considerare che nel lungo periodo i nodi vengono al pettine e quindi si “brucia” anche un’idea potenzialmente valida come quella della patente a punti.
    Quanto al camionista, non sono affatto convinto del ragionamento “io sono più grosso, quindi se non vuoi farti male fermati tu”. Infatti, ormai ci sono anche molti “kamikaze inconsapevoli”, che passano senza avere la precedenza pur essendo automobilisti e motociclisti. E’ un’inciviltà alimentata anche da chi ha la precedenza e pretende di conservarla anche quando il traffico bloccato suggerirebbe un gesto di cortesia verso chi non ce l’ha.

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