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Prima condanna per omicidio volontario. Ma aspettiamo l’appello

Vi ricordate i due fidanzati uccisi nel maggio scorso a Roma da un ragazzo ubriaco e drogato? Sì, quello che stava guidando in modo aggressivo perché stava litigando con la sua ragazza, figlia di un celebre ex-calciatore che di traversie ne ha avute già abbastanza di sue. Ora la notizia è che l’assassino è stato condannato a 10 anni per omicidio volontario: per la prima volta un giudice ha aderito alla tesi del pm secondo cui ubriacarsi e drogarsi prima di mettersi alla guida equivale a voler uccidere qualcuno e non solo a comportarsi tanto "male" da causarne la morte. Buon segno, ma reggerà?

Probabilmente la sentenza di ieri incoraggerà qualche pm in più a portare avanti la tesi dell’omicidio volontario: finora non pochi erano dissuasi dal fatto che poi il giudice non è d’accordo e derubrica tutto al solito omicidio colposo, che comporta pene molto più lievi (di fatto è difficile che per esso si finisca davvero in carcere.

Ora però il problema diventa un altro: molto probabilmente il giovane condannato ieri presenterà appello. E spesso in secondo grado i verdetti diventano più favorevoli agli imputati. Staremo a vedere.