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No alle “calze” da neve. E non solo perché sono vietate

Con le prime nevicate, puntualmente nelle caselle e-mail dei giornalisti fioriscono i comunicati stampa su pneumatici invernali e calze da neve (che hanno la stessa funzione delle catene ma sono più economiche e facili da montare all’occorrenza). Sulle gomme – a parte i costi e il dubbio che i produttori per venderle abbiano volutamente rinunciato a sviluppare pneumatici normali che non peggiorano la loro aderenza quando la temperatura scende sotto i sette gradi – nulla da dire. Sulle calze, invece…

Di solito, quando va bene, sui giornali leggete solo che il Codice della strada non classifica le calze come equivalenti alle catene, cosa che invece fa con le gomme invernali. Resta così il dubbio che sia solo una questione di ottusità burocratica o di mancato adeguamento della norma. Ma questo è uno dei pochi casi in cui le cose stanno diversamente.

Il fatto è che le catene sono di metallo, le calze di tessuto. Va da sé che, se il tratto innevato o ghiacciato è lungo, una calza si smaglia e quindi risulta inadatta all’uso. L’esperienza mi insegna che qualcuno che si crede dotato di senso pratico dirà che allora la legge non dovrebbe limitarsi a vietare e basta, ma dovrebbe differenziare secondo la lunghezza del tratto. Ma il senso pratico insegna che quando nevica è difficile non solo prevedere come si evolverà la situazione, ma persino sapere in che condizioni è l’asfalto in un dato momento.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Visto che siamo in argomento, offro la mia testimonianza sull’uso delle gomme invernali. Quest’anno le ho montate per la prima volta, e nei giorni scorsi le ho potute provare su strada asciutta e bagnata a temperature intorno allo zero. Ho percorso solo qualche centinaio di km, ma l’impressione che ne ho tratto è di una aderenza nettamente superiore a quella offerta dai pneumatici estivi a parità di temperatura. Non ho ancora guidato sulla neve, ma dato che in queste condizioni l’aderenza dei pneumatici estivi è zero si può essere certi del fatto che quelli invernali si comportano meglio.
    Quanto ai costi, la differenza fra montare i pneumatici invernali e tenere sempre quelli estivi si riduce al costo del montaggio e dello smontaggio, almeno per chi, come me, tiene la stessa auto per molti anni. Infatti a parità di chilometri percorsi nel periodo di possesso dell’auto il numero di treni di gomme necessari è sempre lo stesso; se si sceglie di montare le gomme invernali allora metà dei treni di gomme consumati saranno invernali e metà estivi, altrimenti saranno tutti estivi. Inoltre, portando l’auto dal gommista due volte all’anno si ha l’occasione di far controllare l’assetto a intervalli regolari, operazione fondamentale per la tenuta di strada e quindi per la sicurezza.
    Tenuto conto di queste considerazioni, non sarebbe male introdurre nel codice della strada una norma che spingesse gli automobilisti (e i camionisti) a montare gomme invernali quando è il caso. Se non sbaglio il CdS tedesco contiene da pochi anni una norma simile. Non solo si guadagnerebbe in sicurezza, ma si ridurrebbero i paurosi ingorghi che si verificano quando nevica in pianura padana, causati dal fatto che pochissimi automobilisti, in questa zona, montano le gomme invernali. In assenza di segnali di obbligo di circolazione con catene, che in pianura non ci sono, chi resta bloccato nella neve perché ha gomme inadatte non può essere sanzionato, mentre in Germania può esserlo (e in caso di incidente con danni a terzi rischia anche che l’assicuratore si rivalga su di lui).
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Ma col clima pazzo che c’è diventa sempre diù difficile azzeccarla: per esempio, questa settimana al Sud siamo andati indifferentemente da 0 a 20 gradi. E poi, attenzione: tra gli addetti ai lavori è noto che le sensazioni di guida possono essere fallaci e personalmente mi è anche successo di non condividere i giudizi di collaudatori professionisti (non perché loro sbagliassero, ma perché per i miei limiti ed errori di guida le sensazioni sono diverse a parità di auto). C’è di più. Tralasciando l’esempio più buffo (auto lasciata al tagliando su cui i meccanici si limitano a lubrificare i pedali e l’apertura porte, dando al cliente l’illusione di avergli messo a nuovo tutto), uno dei casi in cui ciò avviene è proprio quando si cambiano le gomme: passando da coperture anche di ottima marca ma comunque con un certo grado di usura ad altre anche inferiori ma nuove, la sensazione è sempre quella di migliorare.

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