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Sorpresa: tra gli “ignoranti” dell’autovelox c’è Milano

Sul Sole-24 Ore di oggi, assieme ad Alberto Gardina, do notizia di un parere del ministero delle Infrastrutture che "proibisce" di usare auto-civetta per i controlli di velocità. Nell’articolo notiamo che il divieto si ricavava senza troppe difficoltà da una semplice lettura del decreto Bianchi dell’agosto 2007 (Dl 117/07) e che probabilmente il ministero ha dovuto ribadirlo perché qualche Comune non aveva capito bene. Colpa di qualche vigile di provincia duro di comprendonio? Magari fosse solo quello: anche nella grande Milano si continuano ad usare auto-civetta. Che non sia solo un problema di comprensione della norma, ma anche di incassi?


Auto-civetta dei vigili milanesi sono state notate in viale De Gasperi ed all’ingresso in città sul cavalcavia di viale Certosa, direzione Pala Sharp (per chi proviene da A4 e A8).
E pare che lì continuino ad essere investiti pedoni, per cui forse occorrerebbe il restringimento della carreggiata in corrispondenza dei passaggi pedonali (che, data l’attuale larghezza della carreggiata, non finiscono mai, esponendo i pedoni al pericolo per troppo tempo.

  • Mirko |

    Salve, Dott. Caprino, ho ascoltato il suo intervento a Radio 24 e intanto complimenti per la chiarezza espositiva, avrei una domanda da sottoporle ma temo che non sia questo il posto adatto, ho cercato una Sua mail ma la mia ricerca non ha avuto esito positivo quindi Le giro il mio dubbio in questo spazio: dove approfondire se possibile utilizzare il bonus rottamazione autovetture in cumulo con le agevolazioni riservate ai disabili in base alla legge 104 del 1992 ed in particolare Iva Agevolata al 4% e detrazione Irpef del 19%? Grazie e Complimenti, Mirko Celani
    [risponde Maurizio Caprino] Non c’è problema: sono cumulabili. Infatti, non essendoci un espresso divieto, anche negli incentivi precedenti (la cui struttura è simile agli attuali) ci sono state “pratiche 104” che hanno fruito del bonus.

  • Giuliano Gavazzi |

    Maurizio, il principio che hai descritto è lo stesso che ispira la legislazione barocca e intricata italiana: una intrinseca sfiducia nell’essere umano. Per questo si preferisce reprimere piuttosto che educare. Quelli che tu giustamente chiami espedienti, altro non sono che, appunto, espedienti. È pure incontestabile che non possiamo modificare tutta la nostra infrastruttura stradale, o addirittura restringere i viali delle grandi città per compensare la mancanza di una cultura di educazione civile e stradale. Il risultato di questa mancanza si vede tutti i giorni, strade di campagna a una carreggiata troppo stretta persino per ammettere la striscia di mezzeria, dove sfrecciano auto a 100 orari e più, o vie di città appena appena larghe dove la gente sorpassa o accelera inutilmente, ignara di incroci, attraversamenti pedonali, presenza di bambini, anziani, ciclisti, insomma, ignara degli altri. Cui prodest? Mah, visto le frustrazioni, il nervosismo, l’impotenza, di questi automobilisti, proprio non so…
    [risponde Maurizio Caprino] Farei una distinzione tra i casi “normali” (in cui il comportamento è influenzato solo dalla pura percezione e quindi vale il discorso del “più è larga la strada, più piano mi sembra di andare e quindi più mi sembra di poter correre”) e quelli in cui entrano in ballo altri fattori (rabbia che si scarica, ansia da ritardo, effetti di alcol o droga, voglia di mettersi in mostra con le ragazze eccetera). Nei casi del primo tipo è solo una questione di percezione, riguarda anche i Paesi più virtuosi, tanto che le misure di traffic calming (tra cui il restringimento della carreggiata) si attuano dappertutto e richiede solo che il conducente si abitui a valutare meglio la velocità. Negli altri casi, c’è da fare un lavoro più complesso perché ci sono diversi fattori psicologici in ballo; di certo il grado di civiltà dell’ambiente circostante aiuta e in Italia…

  • Giuliano Gavazzi |

    Paolo: cosa ha a che vedere la larghezza della strada con la velocità? Se una strada ha più corsie o anche due carreggiate può essere semplicemente per permettere una portata elevata. Se tale strada si trova in prossimità di area urbana la velocità massima sensata è di 50, se non minore.
    Claudio: le strisce rumorose acuiscono solo un problema della circolazione motorizzata, il rumore! Lo stesso dicasi dei saliscendi. Strano, ma c’è chi modera la propria velocità senza bisogno di queste sciocchezze…
    [risponde Maurizio Caprino] E’ un fatto incontestabile che l’essere umano decide il proprio comportamento di guida soprattutto in base a ciò che percepisce. Certo, spesso sono percezioni sbagliate, perché noi non siamo fatti per guidare ma per andare a piedi. Ma tant’è ed è per questo che si usano espedienti come restringere la carreggiata, accorciare le strisce di mezzeria eccetera. E’ lo stesso principio in base al quale a 250 all’ora in pista e a 900 all’ora in aria sembra di stare fermi.

  • claudio |

    Le postazioni fisse e visibile fanno diminuire la velocita’: vedasi viale fulvio testi – cinisello. Perche’ inoltre non si installano sulla pavimentazione stradale quelle strisce rumorose e/o piccoli saliscendi, ovviamente ben segnalati?
    [risponde Maurizio Caprino] D’accordo, ma non arriveremo mai a poter mettere postazioni ovunque necessario (a quel punto, costa meno la scatola nera), per cui ci vuole una quota di “segreto” a disposizione per controlli saltuari.
    Le strisce rumorose sulla pavimentazione non sono previste dal decreto interministeriale che disciplina le modalità per rendere visibili i controlli. Una scelta che risponde all’esigenza di non far proliferare la segnaletica, perlomeno quella più “stressante”.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Io non sono un esperto di sicurezza stradale e quindi probabilmente mi sbaglio, ma credo che volendo evitare gli investimenti di pedoni in un tratto di strada dove i veicoli viaggiano a velocità troppo elevata la cosa migliore sarebbe installare controlli di velocità visibilissimi, in modo da essere sicuri che i conducenti rallentino. L’autovelox nascosto non serve a niente, perché se nessuno lo vede nessuno rallenta. Però fotografa molti trasgressori, ed è proprio questo il suo scopo. La situazione che il Dott. Caprino descrive è una dimostrazione lampante del fatto che i controlli di velocità sono usati dai comuni solo per sistemare i bilanci.
    In generale sarebbe meglio evitare di progettare le strade in modo che la sicurezza richieda velocità assurdamente basse. Ad esempio, è demenziale mettere un attraversamento pedonale su una strada a carreggiate separate e due o tre corsie per senso di marcia e poi imporre un limite di velocità di 50 km/h a causa della presenza del passaggio pedonale. Un limite del genere è assurdo per le caratteristiche della strada, e si può stare sicuri che nessuno lo rispetterà, a meno di spendere soldi per un controllo di velocità tipo il tutor. Ma a quel punto costa meno fare un cavalcavia pedonale.
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Certo, nei punti dove è assolutamente necessario che tutti rallentino, qualsiasi controllo di velocità dev’essere più che visibile. Sul resto della rete stradale, a mio avviso, dovrebbe restare la possibilità di nascondersi, per due motivi:
    – non far credere ai guidatori che quando non ci sono box o pattuglie si può fare tutto ciò che si vuole;
    – consentire controlli in punti dove non c’è spazio per appostarsi in modo visibile.
    Ma da agosto 2007, col decreto Bianchi, tutti i controlli devono essere visibili, tranne quelli (pochi) col Provida.

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