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Gli sms degli americani e quelli nostri

Ieri sera il Tg1 è partito dal caso del macchinista californiano che ha provocato un disastro ferroviario perché distratto dagli sms per estendere il discorso a tanti guidatori americani: le autorità locali stimano che dietro molti incidenti ci sia proprio l’uso del cellulare non più solo per parlare, ma anche per scrivere. "Per forza, con quei limiti di velocità assurdi e tutti quegli sceriffi a controllarli, non resta che cercare un modo produttivo per passare il tempo di guida", possono dire i detrattori delle norme stradali Usa. Condivido, ma solo in parte.

Perché ho visto fare cose del genere anche in Italia, dove si va più forte e – soprattutto – gli altri guidatori si spostano continuamente e caoticamente, quasi in modo imprevedibile. Ma la cosa peggiore fu una sera di inizio primavera 2001, in un taxi di Milano: c’era una partita e il tassista mi portò a casa guardando più il televisorino che aveva poggiato sulla plancia (si, come se fosse la mensola di casa, perché all’epoca non c’erano ancora i sistemi attuali di "intrattenimento multimediale") che la strada. A quella sono stato costretto a badare io…