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Il maresciallo Rocca e la dura realtà delle scartoffie

"Lo chieda al maresciallo Rocca: com’è che lei è l’unico nell’Arma che non passa il tempo a scrivere verbali e quant’altro?". La domanda, ironica, la trovate in un bell’articolo uscito sul Corriere della Sera di oggi. L’ha posta un carabiniere a un mio collega che ha passato con lui il sabato notte a caccia di ubriachi e drogati al volante. Una bella domanda, perché dà il senso di due cose:

– di quanto un inasprimento delle sanzioni non sia affatto a costo zero per le forze dell’ordine, perché è dispendioso in termini di agenti dedicati ai connessi adempimenti burocratici connessi;

– di quanto anche un lavoro appassionante abbia tanti momenti di pura noia perché ha una grossa parte di burocrazia.

Quanto all’inasprimento delle sanzioni, lo scrivo da tempo: più si va a colpire, più scartoffie si devono fare. Il caso della patente a punti è illuminante: si è dovuta mettere in piedi una banca dati, cui devono sempre lavorare molti agenti per aggiornarla con le decurtazioni che via via maturano e che non dà mai piena affidabilità perché ci sono corpi di polizia che l’aggiornano in ritardo e non c’è alcun collegamento con prefetture e giudici di pace (per cui passano mesi e anni prima che venga annotato l’esito dei ricorsi). Stesse considerazioni valgono per la confisca del veicolo ora introdotta per gli ubriachi fradici: prima di farsi un’opinione su di essa, si deve anche considerare cosa significa litigare col trasgressore, chiamare il carro attrezzi, far portare via il veicolo, verbalizzare tutto e riempire tutti gli stampati connessi all’operazione. Senza contare i problemi di efficienza: dall’articolo del Corriere della Sera emerge che, se uno ha precedenti specifici con alcol e droga al volante, lo si vede subito chiamando la centrale e facendo fare un’interrogazione al computer. Ma questo accade solo se la volta precedente l’interessato ha avuto la sfortuna di essere fermato da una pattuglia dello stesso corpo di polizia (l’Italia è il Paese in cui ogni Amministrazione di tiene gelosamente le proprie banche dati, vedi Motorizzazione-Pra eccetera).

Quanto alla burocratizzazione del lavoro, è un male che prende tutti (compresi noi giornalisti, spesso più impegnati da scelta foto, soluzione dei problemi burocratici dei collaboratori, note spese eccetera che dalla ricerca e dall’analisi delle notizie). Che prendesse sin troppo anche le forze dell’ordine, me ne sono accorto anni fa andando a trovare un poliziotto che conoscevo come un tipo sempre impegnato in indagini: una mattina di un fine mese, lo trovai nel suo ufficio a fare i conti di quanti uomini in divisa col giubbone in pelle aveva mandato di pattuglia nei trenta giorni precedenti e a impazzire su come incastrare la settimana successiva i turni dei vari agenti tra malattie, ferie e impegni in tribunale come testimoni contro le persone che avevano a suo tempo arrestato. Pensate anche a questo, se invidiate il maresciallo Rocca, il commissario Montalbano e gli altri eroi delle fiction…

  • Renato |

    Concordo al 100 per 100: è impressionante constatare le assurde formalità legal-burocratiche in mezzo alle quali deve destreggiarsi chi, invece, avrebbe ben altro da fare, ovvero sorvegliare, indagare, controllare.
    È poi uno scandalo il gioco dell’oca delle banche dati: solo nei telefilm la risposta arriva in pochi istanti ed è univoca. Si parla tanto di semplificazione, efficienza ecc. Ma qualcuno mi spiega perché, per gestire delle scartoffie polverose riguardanti permessi di soggiorno o multe non pagate, devono essere sottratti alle loro VERE attività di polizia centinaia di persone che – ironia della sorte – noi contribuenti abbiamo fatto formare a nostre spese per fare il poliziotto e non l’impiegato del catasto?
    Il confronto con l’estero – ho avuto un paio di contatti per un piccolo furto o un’ infrazione – è impietoso: anche nel più sperduto paesino della Francia o della Germania i gendarmi hanno il computer, i materiali per farlo funzionare, e non si sognano neppure di sapere che cos’è la “triplice copia”.

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