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Pubblicità abusiva/2 – Un modo “semplice” per recuperare l’Ici

In questi giorni stampa e politica sono tutte affaccendate nel dibattito su come riempire il buco causato alle casse dei Comuni dall’abolizione dell’Ici. Dibattito sacrosanto, ma come al solito troppo schematico: schematizzare fa comodo sia ai politici per portare avanti slogan e idee preconcette sia ai giornalisti per spiegare ciò che loro stessi non hanno capito. Una chiave un po’ diversa viene da un lettore, Angelo, che l’altro giorno ha scritto un commento a un post del 17 agosto dell’anno scorso sulla pubblicità abusiva lungo le strade (sezione "Strade e segnaletica" di questo blog). Che c’entra l’Ici con la pubblicità abusiva?

Angelo, nel ricordarci che a Milano la pubblicità abusiva prolifera, fa anche notare che il fenomeno ha un risvolto finanziario spesso dimenticato: i cartelli sono soggetti all’imposta comunale sulla pubblicità, di cui l’abusivismo finisce con assottigliare il gettito.

Non sono in grado di quantificare i mancati introiti: nessuno ha mai fatto stime precise su questo tipo di abusivismo. Ma confermo che il problema esiste e si pone anche altrove, per cui non fa perdere pochi soldi: da quasi dieci anni ho contatti con uomini delle forze dell’ordine che fanno il loro dovere anche contro la pubblicità abusiva e, tra le cose che mi sono rimaste impresse dei loro racconti, c’è proprio l’inerzia del Comuni di fronte alle loro segnalazioni. Come se la perdita di gettito non riguardasse gli amministratori locali.

Semplice trascuratezza o connivenza con i furbetti del cartellone? Difficile stabilirlo. Certo è che per raddrizzare un po’ i bilanci – prima di arrivare ai massimi sistemi come l’abolizione dell’Ici oppure alle tasse occulte come gli autovelox usati dove non servono – bisognerebbe prima fare il proprio dovere contro ogni tipo di evasione. Tanto più se evidente come solo un cartellone pubblicitario può essere.