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L’airbag per pedoni non è dietro l’angolo

Meno male che ci sono gli olandesi! Se avete letto la notizia sugli airbag per pedoni che è circolata ieri sui mezzi d’informazione, probabilmente avete pensato questo: si parlava delle potenti associazioni locali dei ciclisti, tanto potenti da fare pressioni sul Governo affinché renda obbligatori questi ulteriori dispositivi di sicurezza. Qualcuno si è anche affrettato a sentire l’opinione dei rappresentanti delle case automobilistiche in Italia. Tutto inutile: la competenza su quali dispositivi debbano essere obbligatori sui veicoli è, da molti anni, della Ue e non dei Governi nazionali.

Questo è il motivo per cui, per esempio, cinque anni fa per introdurre il giubbino obbligatorio si dovette scrivere una norma arzigogolata e difficilmente applicabile: la cosa più semplice sarebbe stata multare chi non ha l’indumento a bordo, ma, visto che non ci si può inventare un nuovo equipaggiamento obbligatorio non previsto dalla Ue, si dovette ripiegare sulla sanzione a chi non lo indossa. Ciò crea situazioni a rischio-ricorso, perché assolutamente opinabili. Del tipo: "Signor agente, ha ragione. Ma, vede, dovevo scendere di corsa a verificare che non stesse scoppiando il motore: sentivo un rumoraccio e il termometro dell’acqua sembrava impazzito". Oppure: "Io il giubbino ce l’ho nel bagagliaio, ero giusto sceso per prenderlo". Di fronte a situazioni del genere, gli agenti di buonsenso lasciano perdere: si rischierebbe di innescare un ricorso, che fa perdere tempo anche a loro (scrivere controdeduzioni per il prefetto o il giudice di pace, presentarsi a testimoniare, star dietro alle notifiche legate al procedimento eccetera).

Dunque, ogni decisione spetta alla Ue. Che, come accennavo nel post precedente a questo, è ancora divisa sul da farsi. Da un lato, si stanno facendo ulteriori studi per capire quale sia la migliore forma da dare a cofani e parabrezza per minimizzare i danni sui pedoni. Dall’altro lato, si stanno facendo i conti per capire l’impatto di ciascuna opzione sui costi di produzione. Perché, è vero, i maggiori oneri sono a carico dei costruttori. Ma solo in prima battuta: alla fine anche i bilanci aziendali devono quadrare e i costi si scaricano sui clienti.