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L’incidente del Lungotevere: la differenza tra le regole e la prassi

Stanotte due giovani irlandesi sono state falciate da un guidatore romano ubriaco (fradicio, stando alle cronache). Ma stavolta non voglio parlarvi di alcol, giovani che corrono nella notte eccetera: mi sembra che questa tragedia dimostri l’importanza di rispettare le regole, fino a farne diventare una procedura che la nostra mente deve mettere in atto sempre quando siamo per strada. Infatti, lo scontro di stanotte non sembra essere stato solo tra una vettura e due povere ragazze, ma tra due prassi nazionali: quella anglosassone di attraversare sulle strisce pedonali senza quasi guardare (in quei Paesi le strisce sono sacre per tutti i guidatori, tranne quando sono ubriachi) e quella italiana di guidare infischiandosene delle strisce.

Le regole esistono proprio per dare a tutti un criterio di comportamento uniforme. E infatti sono le stesse in tutto il mondo (perlomeno lo sono le regole fondamentali, come il comportamento da tenere sulle strisce). Certo, poi giorno dopo giorno ovunque s’instaurano prassi che bene o male tutta la gente del posto rispetta. Ma, quando arriva qualcuno da fuori, succede il guaio: dal piccolo tamponamento alla tragedia di stanotte.

Badate bene: non possiamo giocare al gioco delle probabilità. Con la globalizzazione, non siamo più in un mondo pieno di frontiere, dove sulle nostre strade c’è solo la nostra gente (senza contare che Roma è da decenni "invasa" da turisti stranieri). Quindi è ben probabile incontrare qualcuno abituato a seguire prassi diverse. Per questo, l’unico modo per minimizzare i danni (se non altro dal punto di vista della responsabilità assicurativa) è il rispetto delle regole. Anche quando a prima vista ci sembrano troppo prudenziali.

  • marco g. |

    Dott.Caprino, facciamo una cosa. Continui a seguire il caso e ci racconti come va a finire. Secondo me, l’autore di questo duplice omicidio prenderà una condanna leggerissima e tra qualche anno sarà di nuovo al volante. Questo per dire che in Italia non si rischia nulla ad uccidere qualcuno per strada. E intanto – a fronte di migliaia di vite perse ogni anno sulle strade – alle elezioni si presenta la lista degli antiabortisti….
    Siamo diventati un paese popolato di gente penosa, veramente meglio fare le valigie ed emigrare, e tornare in Italia solo per le vacanze (naturalmente facendo attenzione a quando si attraversano le strade).
    [risponde Maurizio Caprino] Ma è già evidente che il “pirata del Lungotevere” trascorrerà poco tempo in carcere e che tra qualche anno tornerà a guidare: non è necessario nemmeno sapere un minimo di diritto penale, basta ricordare com’è andata in passato in casi analoghi. La cagnara fatta da giornali e politici sul fatto che Vernarelli sia stato rilasciato subito dopo l’incidente è solo segno che non si sa distinguere (o fa comodo non farlo) tra custodia cautelare e pena, effettivamente scontata, mentre gli articoloni del giorno dopo sui suoi tormenti (“portatemi in carcere”) riguardano un travaglio personale che in questo momento è doveroso lasciare a chi lo sta attraversando (a freddo, se vorrà, potrà raccontarlo pubblicamente nell’ambito di una campagna per scuotere chi tutti i giorni continua a fare quelle stesse cose e non gli è ancora capitato di ammazzare nessuno). Alcuni giornali facevano velatamente capire che potesse anche essere un travaglio ostentato per non rovinare la campagna elettorale del padre, ma su cose così delicate e appena accadute è bene non pronunciarsi.
    Il punto, invece, è un altro: i controlli sono pochi, la legge non è affatto dura e, se anche lo fosse, non basta da sola come deterrente (ricordiamo che anche dove c’è la pena di morte i reati gravi continuano a essere commessi). Dunque, ognuno di noi deve tutelarsi da solo se ci tiene alla pelle. E questo, come cercavo di spiegare nel post andando oltre le polemiche che sempre si scatenano in questi casi, è possibile solo trasformando le regole astratte in procedure concrete.

  • silvestro |

    A tutti, penso, è capitato di guidare non un po’ brilli, e di commettere qualche infrazione più o meno grave: non mi sento di colpevolizzare interamente chi provoca una cosa simile; condanno l’intera società, me compreso, sul fatto che non guardiamo le cose dal punto di vista della collettività (cio che posso provocare agli altri), ma dal punto di vista del singolo (ciò che la cosa mi può provocare).
    [risponde Maurizio Caprino] Penso possa fare più impressione pensare non tanto all’intera società, quanto ancora ai singoli. Non intesi come noi stessi, ma agli altri singoli cui potremmo sconvolgere la vita uccidendo un loro caro. Detto questo, un conto è la disgrazia più o meno fortuita, ben altro è mettersi in condizione di nuocere.
    Sotto questo profilo, occorre andare addirittura oltre il pensiero al singolo o alla collettività: si deve studiare più “tecnica della sicurezza”, perché tutti tendiamo a mettere in atto comportamenti pericolosi anche senza volerlo, semplicemente perché ne ignoriamo la pericolosità. E’ per questo che cerco di scrivere quanti più post è possibile su cose che sembrano minutaglie da fissati e invece, al momento decisivo, hanno il loro peso nel determinare la differenza tra una tragedia e un semplice spavento.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Ai fini della sicurezza stradale sarebbe molto utile che i controlli automatici consentissero di destinare uomini e mezzi alla rilevazione di altre infrazioni. Purtroppo credo che in città questo non avverrà mai, perché i comuni sono interessati solo al flusso di cassa e se ne infischiano della sicurezza. Infatti ragionando sui flussi di cassa si spiega perfettamente la situazione che riscontro a Bologna all’interno del centro abitato, che ritengo tipica: non si vedono mai vigili urbani che rilevano infrazioni al CdS, mentre gli accertatori della sosta sono onnipresenti.
    La combinazione di sosta a pagamento e accertatori produce per il comune incassi rilevanti ma soprattutto certi: infatti l’automobilista o paga la sosta o paga la sanzione, non ha scampo. Si noti che gli accertatori sono indispensabili per garantire gli incassi, perché se non ci fossero nessuno pagherebbe la sosta e non ci sarebbero sanzioni, ma può anche capitare che non facciano nessuna multa senza che gli incassi del comune ne risentano: vuol dire che tutti hanno pagato la sosta.
    I vigili che rilevano infrazioni al CdS, d’altra parte, producono incassi aleatori e in ogni caso scarsi, in primis perché sono visibili e la loro presenza riduce sensibilmente il numero delle infrazioni (ammesso che guardino il traffico anziché chiacchierare), ma soprattutto perché, anche se venissero commesse molte infrazioni, il numero di quelle sanzionate sarebbe comunque basso. Ci vuole tempo per fermare il trasgressore, chiedere i documenti, contestare l’infrazione, discutere, redigere il verbale e farlo firmare. La produttività di una pattuglia di vigili, in termini di flusso di cassa, è trascurabile rispetto a quella di un autovelox ben nascosto.
    Questa situazione intollerabile si potrebbe risolvere in un modo solo, ovviamente utopistico: togliendo ai vigili urbani la facoltà di sanzionare le infrazioni al CdS, riducendo il loro organico e aumentando corrispondentemente quello della polizia stradale, che dovrebbe operare ovunque, anche in ambito urbano.
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Sì, è un mero problema economico: nessuno investe sulla sicurezza stradale, tanto che si fanno contratti “a cottimo” con le ditte che noleggiano autovelox, fotored & affini per evitare di andare in rosso il giorno in cui quasi tutti sapranno che queste apparecchiature esistono e quindi non commetteranno infrazioni (se i contratti fossero a compenso fisso, i Comuni dovrebbero corrispondere al noleggiatore una cifra indipendentemente dall’incasso garantito dall’apparecchio).
    Per l’alcol è ancora peggio: spesso i controlli vanno fatti nei giorni festivi e di notte. Chi paga gli straordinari?

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Porto la mia testimonianza sulla prassi italiana di guidare in città ignorando le strisce pedonali. A Bologna le strisce che non sono in corrispondenza di semafori si potrebbero tranquillamente eliminare: i conducenti di veicoli a motore guidano come se le strisce non ci fossero, e quando qualche pedone temerario si arrischia ad attraversare, oltre ad arrestarsi a pochi centimetri dal malcapitato a volte suonano il clacson e inveiscono contro di lui perché li ha costretti a fermarsi. Ai semafori è diverso, perché a non fermarsi col rosso si rischia l’urto con un altro veicolo, notoriamente più duro di un pedone.
    Come si vede, i pedoni indisciplinati dei quali parlavo in un altro commento sono in buona compagnia. Ma quello che vorrei far notare è il fatto che non esistono strumenti automatici per rilevare le infrazioni legate all’attraversamento della strada da parte dei pedoni e alla mancata precedenza ai pedoni da parte dei veicoli, e sulle strade urbane non si vede un vigile neanche a pagarlo (in compenso è pieno di accertatori della sosta o dell’uso illecito delle corsie preferenziali). Sarà un caso, o i due fatti sono legati?
    Un saluto.
    [risponde Maurizio Caprino] Ovviamente credo che le cose siano legate. E rilancio: più controlli automatici per liberare uomini da adibire alla vigilanza su queste cose. Ovviamente con la premessa che chi sta su strada non deve chiacchierare amabilmente come si vede fare a parecchi vigili nelle nostre città.

  • mario |

    qui vedo due problemi: il primo è che questo signore era sbronzo perso, ed in quelle condizioni non si deve guidare. possibile che questo ancora non entra in testa alla gente.
    il secondo è che il suddetto signore è adesso a casa sua, e nessuno ha avuto l’idea di andargli sotto casa a fare una manifestazione di protesta (come per i corridori di fiumicino, tanto per fare un esempio, e la giovine signora di tor san lorenzo)
    [risponde Maurizio Caprino] Posto che questi due problemi ci sono e nessuno di noi può né eliminarli né restituire la vita a chi è morto, l’unica soluzione per chiunque vada per strada è di stare attento e rispettare le regole.

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