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La madre di Maddie sarà anche un’infanticida. Ma in auto è meglio di tutte le italiane

Non possiamo ancora sapere se davvero – come ipotizza la polizai portoghese – Kate McCann abbia ucciso sua figlia, la piccola Maddie, scomparsa nel nulla durante la vacanza in Algarve. Ma è certo che in auto la donna protegge gli altri suoi due bambini molto meglio di quasi tutte le mamme italiane (anche e soprattutto quelle non indagate per infanticidio): come si vede da una foto pubblicata su molti quotidiani venerdì scorso, non solo li tiene entrambi su seggiolini (cosa che in Italia molti fanno solo nei primi due anni di vita dei figli nonostante l’obbligo viga fino ai 12 anni), ma ha scelto anche modelli di poltroncine che ai crash-test sono risultati tra i migliori. In Italia sono introvabili: sia i risultati dei crash-test (quelli completi non ci sono nemmeno su internet, chi può vada a prenderli in Svizzera) sia i seggiolini (ho provato a cercarli in alcuni negozi e la maggior parte delle volte mi hanno guardato come un marziano).

Quanto alla signora Kate, si può obiettare che le foto non dimostrano che sia una buona madre: in Gran Bretagna i seggiolini li usano praticamente tutti, così come già 15 anni fa usavano le cinture posteriori (ancora quasi sconosciute in Italia). Proprio questo spiega i risultati della mia ricerca: quei seggiolini – di categoria adatta all’incirca per bimbi da uno a quattro anni di età – sono richiesti (e quindi facilmente reperibili) solo nel Nord Europa. Da noi prevalgono altre considerazioni, tanto che si usano solo quelli per i più piccoli, soprattutto perché a quell’età i bimbi dormono molto e quindi è comodo farli sedere su queste poltroncine, che spesso sono abbinabili anche ai passeggini.
Innanzitutto, c’è la quasi certezza di non essere multati, che fa il paio con l’ignoranza di cosa davvero succede a un bambino durante un urto stradale, perché in questi casi la vera sanzione è un incidente: tutti stanno attentissimi a non farsi scappare i figli quando li tengono in braccio e poi li espongono a impatti ben peggiori (farli viaggiare sul sedile posteriore anziché su quello anteriore è una precauzione che non serve a nulla se poi il bimbo non è assicurato a un seggiolino). Poi ci sono peso, ingombro e comodità d’uso: motivi per cui questi seggiolini, rispetto a quelli per i neonati, sono difficili da spostare da un’auto all’altra (quindi ce ne vuole almeno uno per l’auto di mamma e uno per quella di papà) e non sono abbinabili ai passeggini. Infine, i prezzi: un seggiolino di questa categoria che sia ben quotato nei crash-test del Tcs (Touring club svizzero) o dell’Adac (Automobile club tedesco) costa ben 350-400 euro.
Per la cronaca, alla fine sono riuscito a trovarlo quel seggiolino e anche a buon prezzo: 219 euro. E’ stato un miracolo: alla fine, mi sono imbattuto in un rivenditore che ne aveva uno e – non trovando clienti – lo svendeva. Ovvio che non ne terrà mai più un altro nel suo negozio: se volessi bissare l’acquisto per mettere una poltroncina uguale nell’auto di mia moglie, dovrei prenotarmi, versare un bell’acconto e attendere almeno un mese per la consegna. E’ la legge del mercato, accoppiata alla “spensieratezza” degli italiani.