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Quando l’ira dei multati alimenta leggende metropolitane

Ormai è da un anno che ho in corso un ping pong con la redazione della trasmissione televisiva “Mi Manda Raitre”. Loro mi inviano le proteste che ricevono dai cittadini multati ai semafori da apparecchi automatici e i ritagli di giornale su queste multe. Io rispedisco tutto al mittente dicendo che, in ogni caso, le proteste vengono da persone che sono passate col rosso, anche se sostengono di essere passate al massimo col giallo. Finora sono sempre riuscito a dimostrare le mie ragioni, tanto che l’argomento non è stato mai affrontato in trasmissione. Ma ciò non ha impedito che il tono delle proteste si alzasse tanto da convincere altri mezzi d’informazione e persino qualche autorità: qualche settimana fa le tesi dei cittadini sono state riprese pressoché integralmente da un’altra trasmissione di prima serata (“Ballarò”) e alcuni giorni fa è giunta la notizia che l’assessore lombardo alla Polizia locale avrebbe raccomandato ai Comuni di non esagerare con le multe ai semafori.
Io continuo ad andare controcorrente, perché protestare al punto da attirare l’attenzione dei giornali non vuol dire automaticamente avere ragione. E perché da anni studio caratteristiche e funzionamento dei rilevatori automatici di passaggio col rosso e posso dire che le possibilità che fotografino anche chi è in regola sono davvero ridotte al minimo: come inizierò a spiegare sul Sole-24 Ore di lunedì 16 aprile, nel marzo 2004 il ministero delle Infrastrutture ha fissato i requisiti affinché questi apparecchi possano funzionare anche in assenza di agenti. Questi requisiti sono molto garantisti, per cui è molto più facile che accada la situazione contraria a quella che i cittadini lamentano: alcuni che passano col rosso non vengono multati.
Con tutto questo non voglio assolutamente dire che i Comuni non abbiano nulla da farsi perdonare. Anzi: nel prossimo post vi spiegherò alcune cose su cui la malafede di molti amministratori locali appare evidente. Voglio però che sia chiaro a tutti che chi protesta ha comunque commesso un’infrazione a una delle regole basilari della circolazione stradale e deve assumersene tutte le responsabilità.