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La selva oscura della segnaletica e i rinvii del ministro

“Bisogna dare un segnale”. Non è un proclama, ma una battuta. Tanto fulminante che è difficile spiegarla. Circola negli ambienti ministeriali da oltre 15 anni, cioè da quando cominciarono a gettare i sassi dai cavalcavia: in alcune zone d’Italia, la risposta delle autorità fu l’apposizione di surreali segnali di divieto di sosta, con sotto uno zelante pannello che recita “Anche per pedoni”. Insomma, si decise di dare un segnale sia in senso metaforico sia -purtroppo- in senso reale. La storia farebbe solo ridere se non fosse che si spesero soldi pubblici per i cartelli e che gli enti proprietari delle strade continuano a riempirle di segnali inutili, che finiscono con l’essere diseducativi. Per esempio, che bisogno c’è di mettere il cartello dei 50 all’ora in pieno centro abitato, dove quel limite è già imposto per regola generale? Finirà che i guidatori penseranno che la regola generale non esiste più…
Il paradosso è che questo eccesso di cartelli si verifica in un Paese dove poi non ci sono i soldi per la manutenzione e per questo o si lascia tutto in stato di abbandono oppure si procede per rattoppi con quello che resta in magazzino (per questo si vedono segnali di strettoia che invitano a convergere sulla stessa parte quando in cui invece la strada si stringe o indicazioni di località che riportano distanze che aumentano man mano che si procede verso quelle stesse località). A questo si aggiungono veri e propri errori, simboli inventati, pellicole riflettenti che di notte non riflettono più nulla eccetera. Così tutte le ricerche su questo argomento concordano sul fatto che la segnaletica italiana è tra le peggiori d’Europa e crea pericoli spesso occulti. Motivo in più per non fidarsi né della propria abilità di guida né della sicurezza del proprio veicolo e guidare con tanta prudenza.
Per risolvere questi problemi, basterebbe che il personale degli enti proprietari delle strade conoscesse bene il Codice della strade e fosse dotato di buonsenso e risorse finanziarie. L’esperienza ha dimostrato che non di rado tutto ciò manca. Così, per supplire almeno all’ignoranza del Codice e alla mancanza di buonsenso, l’allora ministero dei Lavori pubblici emanò una direttiva. Che sostanzialmente non ha avuto effetti particolari. Per questo motivo, gli stessi tecnici (nel frattempo confluito nel ministero delle Infrastrutture e trasporti) nel 2005 avevano preparato un’altra direttiva, di cui un anno fa si dava per imminente la pubblicazione: mancava solo l’ultima firma del ministro. Poi cambiò il Governo, la direttiva passò sul tavolo di Alessandro Bianchi (titolare dei Trasporti) e lì è rimasta finora. A un’interrogazione parlamentare di qualche mese fa, Bianchi ha risposto che la direttiva sarebbe confluita nei provvedimenti più complessivi che avrebbe varato in materia di sicurezza.
Ieri è arrivato il primo, ma di interventi strutturali sulla segnaletica non c’è nemmeno l’ombra: nel disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, riguardo alla segnaletica c’è solo un generico obbligo di fare la manutenzione dei cartelli esistenti o di rivedere gli schemi segnaletici che creano confusione o pericolo. Tutte cose che il Codice della strada imporrebbe di fare ovunque, ma che invece il disegno restringe alle sole strade più pericolose, il cui elenco sarà individuato con decreti ministeriali. Con l’aggravante che – secondo la relazione illustrativa al disegno di legge – questi interventi dovrebbero essere effettuati senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato. Restiamo in attesa di sapere come si pensa di rendere possibile tutto ciò.

P.S.: l’Asaps (Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale) ha costituito un Osservatorio su strade e segnaletica. Tutti possono denunciare le situazioni da sistemare scrivendo una mail a segnaletica@asaps.it.